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Venezia, il Bajazet di Vivaldi al Teatro Malibran, dirige Federico Maria Sardelli
La regia è affidata a Fabio Ceresa, specialista del repertorio

Fondazione Teatro La Fenice Presenta

“ Stagione Lirica e Balletto 2023 – 24 ”
A Venezia il Teatro La Fenice  prosegue il suo fascinoso cammino alla riscoperta del Vivaldi operista: alla fortunata serie di rappresentazioni proposte nelle passate stagioni – Dorilla in Tempe (2019), Farnace (2021), Griselda (2022) e Orlando furioso (2018, 2023) – si aggiunge ora un ulteriore tassello con il nuovo allestimento de Il Bajazet (Il  Tamerlano), dramma per musica in tre atti su libretto di Agostino Piovene, ispirata alla figura del potente sultano dell’impero ottomano Bajazet e del condottiero mongolo Tamerlano.

L’opera, in scena al Teatro Malibran dal 7 al 15 giugno 2024 per cinque recite, è affidata a due autorevoli specialisti di questo repertorio: il direttore Federico Maria Sardelli, alla testa dell’Orchestra del Teatro La Fenice, e il regista Fabio Ceresa, che si avvale delle scene di Massimo Checchetto, dei costumi di Giuseppe Palella, del disegno luci di Fabio Barettin e del video design di Sergio Metalli. Di rilievo il cast, con  Sonia Prina nel ruolo di Tamerlano, Renato Dolcini ini quello di Bajazet, Loriana Castellano come Asteria, Raffaele Pe come Andronico; Lucia Cirillo sarà Irene; Valeria La Grotta, Idaspe.

Il Bajazet (RV 703) di Antonio Vivaldi debuttò al Teatro Filarmonico di Verona nella Stagione di Carnevale del 1735;  ricevuta la commissione dall’Accademia Filarmonica, il compositore scelse un libretto di Agostino Piovene tratto dalla tragedia di Jacques Pradon, “Tamerlan ou La mort de Bajazet“ (1675). Il soggetto, basato su fatti storicamente accertati, gli era ben noto per essere già stato musicato da Francesco Gasparini e rappresentato al Teatro San Cassiano di Venezia nel 1711. L’azione del dramma si svolge a Bursa, capitale del sultano ottomano sconfitto. Il sovrano Bajazet è stato catturato da Tamerlano. Questi, pur avendo stabilito patti nuziali con Irene, principessa di Trebisonda, che d’altronde non ha mai visto, è innamorato della fiera figlia di Bajazet, Asteria. Un principe greco alle dipendenze di Tamerlano, Andronico, è anch’egli invaghito di Asteria, la quale ricambia il suo amore. Benché Bajazet respinga con sdegno l’ipotesi di un matrimonio tra sua figlia e l’odiato Tamerlano, Asteria finge di assecondare questo progetto, per poter assassinare il nemico. La sua vendetta è però sventata da Irene, giunta in città sotto falso nome. Riconoscente, Tamerlano acconsente a sposare Irene e, commosso dalla notizia della morte per suicidio di Bajazet, permette le nozze tra Asteria e Andronico.

Per realizzare musicalmente il libretto, Vivaldi ricorse alla forma del ‘pasticcio’. Con questo termine si intende sia la ripresa di uno spettacolo in cui sono stati sostituiti alcuni pezzi rispetto all’originale, sia un libretto già in origine concepito come assemblaggio di pezzi di varia provenienza. In questo caso, Vivaldi cercò di rendere il suo dramma ben accetto al gusto degli spettatori più aggiornati incorporando nel libretto arie scritte da altri musicisti. Così facendo, egli volle però anche illustrare simbolicamente la vicenda: ai personaggi ‘positivi’ e a loro modo fedeli e integri (Bajazet, Asteria, Idaspe), il musicista attribuì arie da lui stesso composte, mentre ai rappresentanti dell’oppressione egemone (Tamerlano, Andronico, Irene) egli affidò in prevalenza arie di autori ‘napoletani’ come Hasse, Giacomelli, Porpora, Riccardo Broschi.

«Affrontiamo dunque il pasticcio per quello che è – commenta il regista Fabio Ceresa –. Se ognuna di queste arie è tratta da un’opera diversa – e quindi da uno spettacolo diverso – proviamo a concepire a questo genere musicale come un vero e proprio collage di suggestioni e idee. Un ricco buffet in cui ogni vassoio presenta una sua propria, deliziosa specialità che per ingredienti ed elaborazione differisce da tutte le altre. Nel nostro allestimento il filo narrativo sarà mantenuto nell’esecuzione dei recitativi. Qui gli interpreti daranno vita al testo raccontando al pubblico la storia di Bajazet: ma lo faranno in costume neutro, ‘da cantante’, quasi come se assistessimo a una prova all’italiana o a un’opera in forma di concerto. All’interno di questa struttura si alterneranno venticinque siparietti, uno diverso dall’altro per stile, ritmo, disegno, concezione. Venticinque numeri che potrebbero essere tratti da venticinque diversi spettacoli per ambientazione, per interpretazione, per linguaggio scenotecnico. Chi conosce la trasmissione Carosello, in onda sulle reti televisive pubbliche negli anni Sessanta e Settanta, ricorderà come fosse articolata: una serie di cortometraggi – spesso diretti da registi di grido come Fellini, Pasolini, Magni, Olmi – slegati l’uno dall’altro e di brevissima durata, che veicolavano con maestria un messaggio pubblicitario utilizzando una piccola storia autoconclusiva. Lo stesso accadrà con Il Bajazet: venticinque numeri musicali, venticinque siparietti tutti diversi tra loro, venticinque opere liriche formato mignon».

Così il direttore Federico Maria Sardelli illustra questa partitura, che appartiene all’ultima fase creativa di Antonio Vivaldi: «Bisogna tener presente che Vivaldi è un autore in continua evoluzione. Noi abbiamo di lui un’immagine un po’ stereotipata e monocorde: attingiamo alle poche masue opere che oggi lo rendono famoso – come le Stagioni, o l’Estro Armonico – e lo schiacciamo su un’immagine stilistica che sembra sempre uguale a se stessa. In verità, invece, Vivaldi cambia continuamente pelle e imprime al suo linguaggio una forte evoluzione: dalle sue prime prove compositive, come le sonate Op. I, alle ultime sinfonie galanti, abbiamo l’impressione di trovarci davanti a compositori diversi. Diversamente da Händel, che riesce a citare se stesso a distanza di trenta, quarant’anni, o da altri compositori che sono più stabili nello stile, Vivaldi cambia e si aggiorna di continuo. Il Bajazet è proprio un esempio di quanto il suo gusto fosse mutato, rispetto ad esempio all’Ottone in villa o più in generale alle prime prove teatrali. Questo cambiamento continuo lo porta ad assomigliare ai compositori che andavano di moda in quegli anni, più giovani di lui di quindici, vent’anni, ossia agli esponenti di quella scuola napoletana che furoreggiava a Venezia e in Italia. Già sessantenne, Vivaldi è ancora in grado di modificare il suo gusto per restare sulla cresta dell’onda».

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(Photocredit, ©Michele Crosera)
Venezia, il Bajazet di Vivaldi al Teatro Malibran, dirige Federico Maria Sardelli

Altre informazioni di interesse

La ‘prima’ di venerdì 7’giugno 2024 (ore 19) sarà trasmessa in differita su Rai Radio3.

Interpreti

Personaggi e interpreti
Bajazet Renato Dolcini
Tamerlano Sonia Prina
Asteria Loriana Castellano
Andronico Raffaele Pe
Irene Lucia Cirillo
Idaspe Valeria La Grotta
Mimi Giovanni Imbroglia, Marco Mantovani

Orchestra del Teatro La Fenice direttore Federico Maria Sardelli

regia Fabio Ceresa
scene Massimo Checchetto
costumi Giuseppe Palella
light designer Fabio Barettin
video designer Sergio Metalli

Nuovo allestimento Teatro La Fenice

Programma

Il Bajazet (Il Tamerlano)
di Antonio Vivaldi

dramma per musica in tre atti
su libretto di Agostino Piovene

prima rappresentazione assoluta
Verona, Teatro Filarmonico, 1735

edizione critica a cura di Bernardo Ticci

 

Repliche

7 giugno 2024 ore 19 ‘prima’
repliche 9 e 15 giugno ore 17
11 e 13 giugno ore 19

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