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Al Teatro La Fenice di Venezia torna dopo una lunga assenza Mefistofele di Arrigo Boito, nel ruolo del titolo Alex Esposito
Il nuovo allestimento è firmato dai registi Moshe Leiser e Patrice Caurier, sul podio Nicola Luisotti
Organizzato da: Fondazione Teatro La Fenice

Fondazione Teatro La Fenice Presenta

“ Stagione Lirica e Balletto 2023 – 24 ”
Mefistofele di Arrigo Boito, caposaldo del melodramma italiano, torna in scena al Teatro La Fenice di Venezia dopo 55 anni di assenza: la nuova produzione, firmata a quattro mani dai registi Moshe Leiser e Patrice Caurier, con la direzione musicale di Nicola Luisotti, sarà in cartellone dal 12 al 23 aprile 2024 per cinque recite.

Le scene sono curate dallo stesso Moshe Leiser, i costumi da Agostino Cavalca, le luci da Christophe Forey; l video sono di Etienne Guiol, la coreografia di Beate Vollack. Protagonisti sul palco, Alex Esposito nel ruolo del titolo, Piero Pretti nei panni di Faust, Maria Agresta in quelli di Margherita (ruolo interpretato da Marta Torbidoni nella recita del 20 aprile); con loro, Kamelia Kader (Marta/Pantalis), Maria Teresa Leva (Elena) e Enrico Casari (Wagner/Nereo). Accanto all’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice – maestro del Coro Alfonso Caiani – , anche le voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani, preparati da Diana D’Alessio.

Arrigo Boito (Padova 1842 – Milano 1918), fine letterato e illustre librettista (per Verdi scrisse Otello e Falstaff, per Ponchielli la Gioconda, ma si cimentò pure in un meno noto Amleto per Franco Faccio), fu anche compositore, autore di due soli ma rilevanti titoli, il giovanile Mefistofele e l’incompiuto Nerone.

Opera in un prologo, quattro atti e un epilogo, su libretto dello stesso Boito tratto da Goethe, Mefistofele debuttò al Teatro alla Scala di Milano il 5 marzo 1868 quale ‘manifesto’ lirico dei nuovi ideali estetici di ispirazione wagneriana proclamati dal giovane letterato e musicista padovano, in polemica contrapposizione con il teatro di Verdi. Boito era considerato la punta di diamante dell’intellettualismo scapigliato della capitale lombarda, e nell’entusiasmo per le tematiche della cultura germanica vide nella fonte letteraria del dramma in versi Faust la possibilità di realizzare l’ambizioso progetto di rinnovamento dell’opera italiana. Dopo il clamoroso insuccesso della prima, Boito rimise mano alla partitura, rimaneggiandola completamente; in questa nuova versione l’opera fu presentata il  4 ottobre 1875 nella ‘wagneriana’ Bologna, ottenendo un buon successo.

«Mefistofele è più un affresco filosofico che una normale trama teatrale – ha dichiarato il regista Patrice Caurier –. Le questioni affrontate in quest’opera sono universali e non riferibili a un periodo storico, quindi non sarebbe rilevante relegarle al Medioevo. In questo spettacolo ci sono scene diverse, ma lo apriamo con un palcoscenico totalmente vuoto, a parte una poltrona dove è seduto Mefistofele. È un teatro abbandonato. L’opera ci conduce in un giardino, in un carnevale, in un sabba ecc. Ma questi non sono luoghi reali; sono tutti modi per Mefistofele di ingannare Faust».

«Non so se un palcoscenico vuoto sia contemporaneo o meno – prosegue il regista Moshe Leiser –. È solo un teatro, dove nulla viene più portato in scena. Ma alla fine, quando Faust si sta riconducendo all’idea di una città ideale dove la gente si ama reciprocamente, prende un violoncello e attende la morte suonando. Dunque questa è la risposta alla disperazione che circonda i nostri tempi: la musica può rappresentare un qualche tipo di consolazione».

«Sono da sempre profondamente affascinato dal mito di Faust – ha dichiarato il direttore d’orchestra Nicola Luisotti –. Il mito di Faust siamo noi. Nel momento in cui ci chiediamo il perché delle cose, desideriamo arrivare a comprendere la verità, tutti noi siamo Faust. È il mito della conoscenza, che è profondamente dentro di noi. Faust sono tutti coloro che non si accontentano di una spiegazione data, che pur credendo in Dio, e nella scienza, credono in Dio come a un’entità non trovata, ma reale. Come a un’energia creativa universale. Sono coloro che soffrono di più, diversamente da coloro che hanno una fede, che credono in un dogma. Per questo credo che il Faust di Goethe sia un capolavoro assoluto e credo anche che probabilmente non sia possibile metterlo in musica, trasporlo in un’opera lirica, meglio di come fece Boito nel 1868».

~

(Alex Esposito, photocredit Victor Santiago; Nicola Luisotti, credit Stefan Cohen)

In Evidenza

La prima rappresentazione, venerdì 12 aprile 2024 (ore 19) .sarà trasmessa in diretta da Rai Radio3.
Al Teatro La Fenice di Venezia torna dopo una lunga assenza Mefistofele di Arrigo Boito, nel ruolo del titolo Alex Esposito

Interpreti

Personaggi e interpreti
Mefistofele Alex Esposito
Faust Piero Pretti
Margherita Maria Agresta /
Marta Torbidoni (20/4)
Marta/Pantalis Kamelia Kader
Elena Maria Teresa Leva
Wagner/Nereo Enrico Casari

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Nicola Luisotti
Maestro del Coro Alfonso Caiani

Coro voci bianche Piccoli Cantori Veneziani
Maestro del Coro Diana D’Alessio

regia Moshe Leiser e Patrice Caurier
scene Moshe Leiser
costumi Agostino Cavalca
light designer Christophe Forey
video designer Etienne Guiol
coreografia Beate Vollack

Nuovo allestimento Teatro La Fenice

Programma

Mefistofele
opera in un prologo, quattro atti e un epilogo
libretto e musica di Arrigo Boito

dal dramma in versi Faust
di Johann Wolfgang von Goethe

(edizione critica  a cura di Antonio Moccia)

Prima rappresentazione assoluta
Milano, Teatro alla Scala, 5 marzo 1868
(seconda versione: Bologna, Teatro Comunale, 4 ottobre 1875)

Repliche

12 aprile 2024 ore 19 ‘prima’
repliche 14 e 20 aprile ore 15.30
17 e 23 aprile ore 19

Chi organizza

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