Finora mai rappresentata a Venezia, la prima opera di Kurt Weill “Der Protagonist”, andrà in scena al Teatro Malibran dal 2 al 15 maggio nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2024 – 25 del Teatro La Fenice. Il nuovo allestimento è firmato da Ezio Toffolutti per regia, scene, costumi e light design; sul podio, Markus Stenz. Composta a soli ventisei anni su libretto di Georg Kaiser, “Der Protagonist” debuttò nel 1926 alla Semperoper di Dresda, rivelando immediatamente l’originalità di un giovane Weill, fino ad allora noto soprattutto come autore di musica da camera e canzoni. L’opera, in un solo atto, colpì per la sua forza concettuale, decretando il successo del suo autore: i personaggi non sono ritratti realistici, ma incarnazioni di ideali. Il protagonista incarna l’assoluto dell’arte, mentre la sorella rappresenta l’amore terreno. Lo stile musicale – già intriso di accenti jazzistici, raffinate armonie e idee ritmiche audaci – annuncia la cifra inconfondibile del futuro autore dell’Opera da tre soldi. A dare voce e corpo al nuovo allestimento veneziano saranno Matthias Koziorowski (Protagonista), Martina Welschenbach (la sorella), Dean Murphy (il gentiluomo), Alexander Geller (il maggiordomo del duca) e Zachary Altman (l’oste). I tre attori saranno interpretati da Szymon Chojnacki, Matteo Ferrara e Franko Klisović. La realizzazione luci è affidata ad Andrea Benetello. «L’opera, rappresentata per la prima volta quando Weill aveva solo ventisei anni, fu un successo immediato – spiega il regista Ezio Toffolutti –: breve, ricchissima e innovativa. Il librettista Georg Kaiser tratteggia un uomo complesso, specchio di un’epoca in cui la società industriale stava trasformando i rapporti umani. Emergono nuove patologie psichiche, come l’isteria, e il personaggio incarna questo conflitto tra arte e vita. In Germania esiste una legge che protegge gli attori se commettono atti sconvenienti mezz’ora dopo lo spettacolo, perché ancora ‘ubriachi’ del loro ruolo. Il protagonista vive questa dissociazione: non si rende conto di ciò che ha fatto, perché è ancora immerso nella finzione. Kaiser, con genio, ci pone domande senza darci risposte. Kaiser e Weill ambientarono la storia nell’Inghilterra elisabettiana – continua Toffolutti – per enfatizzare il tema del metateatro. Oggi, però, trovo più significativo collocarla nel periodo in cui l’opera fu scritta, negli anni Venti, subito dopo la prima guerra mondiale. L’avanguardia storica e l’Espressionismo hanno sempre influenzato il mio lavoro». «Weill ha una versatilità molto spiccata – commenta il direttore d’orchestra Markus Stenz –. Esiste un primo Weill, esploratore, poi c’è un Weill idealista, poi ancora la sua musica da film e infine l’ultimo Weill, quello americano: è estremamente affascinante vedere tutto ciò in una sola persona. Quello che vorrei mettere in evidenza, prima di definire un particolare stile, è proprio questa versatilità. Nella mia esperienza con le sue composizioni, Weill è sempre una persona di teatro: anche quando si apre alla musica pura, come un concerto per violino o una sinfonia, il risultato è comunque profondamente teatrale, oppure c’è almeno un elemento che va oltre la pura musica: mettere in scena un’idea, lavorare per un futuro migliore. E dato che si interessava molto alle idee che circolavano al suo tempo, il teatro era il suo habitat naturale, così come lo era scrivere per le voci. Non voleva focalizzarsi su uno stile operistico definito, proseguire su una linea consolidata e riconosciuta, ma sollecitava qualcosa che fosse davvero più diretto. Così, piuttosto che continuare nella tradizione tedesca, dà all’opera un tocco di attualità, la inserisce nel suo tempo, la rende reale. Sembra dire: “Combattiamo per le idee di cui ha bisogno la nostra epoca”. E la collaborazione con Brecht segna l’incontro tra due geni. Detto ciò, la bellezza del testo di Georg Kaiser, la delicatezza, la complessità e l’assoluta poesia che vi si ritrovano all’interno sono la forza trainante di Der Protagonist».