Opera
Venezia

Venezia, Anna Bolena di Donizetti torna sul palco de La Fenice dopo quasi 170 anni, l’allestimento è firmato da Pier Luigi Pizzi

Protagonista Lidia Friedman, con lei Alex Esposito, Carmela Remigio, Enea Scala, dirige Renato Balsadonna
Fondazione Teatro La Fenice
Stagione Lirica e Balletto 2024 – 25
Anna Bolena di Gaetano Donizetti torna sulle scene de La Fenice di Venezia, dove era stata rappresentata l’ultima volta nell’ormai lontanissimo 1857. Dopo un assenza di 168 anni, sarà quasi una prima moderna per il teatro lagunare, che affida il nuovo allestimento alla prestigiosa firma del decano Pier Luigi Pizzi, che cura regia, scenografia e costumi, coadiuvato da Oscar Frosio per il disegno luci.

Sul podio sale Renato Balsadonna, alla guida dell’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice e di un cast di prim’ordine: Lidia Fridman affronta per la prima volta il ruolo della protagonista, affiancata da Alex Esposito nei panni di Enrico VIII, Enea Scala in quelli di Lord Riccardo Percy e Carmela Remigio nel ruolo di Giovanna Seymour. Completano il cast William Corrò (Lord Rochefort), Manuela Custer (Smeton) e Luigi Morassi (Sir Hervey).

Cinque le recite in programma dal 28 marzo al 6 aprile 2025; la replica del 1° aprile (ore 19) sarà trasmessa in diretta su Rai Radio3.

Anna Bolena si colloca tra i vertici dell’opera romantica, segnando una tappa fondamentale nel percorso artistico di Donizetti: con questa partitura il compositore bergamasco raggiunge il primo importante traguardo nella sua produzione seria, affinando un linguaggio musicale che gli consentiva di costruire con minuziosa profondità il ritratto psicologico della protagonista, tratto che troverà ulteriore sviluppo nella Lucia di Lammermoor.

Tragedia lirica in due atti, su libretto di Felice Romani ispirato principalmente al dramma Henri VIII di Marie-Joseph Blaise de Chénier, l’opera marca una svolta anche nella scena conclusiva, che rinuncia definitivamente alla convenzione del lieto fine, in piena sintonia con la sensibilità romantica.

Composta in soli trenta giorni per due leggendarie voci dell’epoca, il soprano Giuditta Pasta e il tenore Giovanni Battista Rubini, *Anna Bolena* debuttò con straordinario successo il 26 dicembre 1830 al Teatro Carcano di Milano. Nonostante l’iniziale popolarità, l’opera scomparve gradualmente dai cartelloni fino alla storica ripresa del 1957 al Teatro alla Scala, quando Maria Callas, sotto la direzione di Gianandrea Gavazzeni, ne sancì la definitiva riscoperta con un’interpretazione leggendaria.

«Anna Bolena dà inizio alla maturità artistica di Donizetti – spiega il direttore d’orchestra Renato Balsadonna – in quanto il compositore cerca di affrancarsi dallo stile dominante in voga, quello di Rossini, ossia da una consuetudine che privilegiava il rispetto di certe convenzioni formali a discapito dell’espressione dei sentimenti, cifra che invece diverrà costitutiva del periodo romantico. Ci sono molti aspetti – i dettagli melodici, la ricerca della continuità, le proporzioni della forma e dell’equilibrio, e quindi anche della rottura di questo equilibrio, questioni legate alle cabalette – che determinano una rottura con la tradizione appena precedente, quella che lo stesso Donizetti aveva seguito con deferenza fino a quel periodo con tutte le opere composte per Napoli. Siamo sostanzialmente di fronte a un nuovo linguaggio, in cui lo stile maturo di Donizetti si manifesta chiaramente».

«Questo capolavoro di Donizetti appartiene al gruppo di opere che definirei ‘di cantanti’ – commenta Pier Luigi Pizzi, che alla soglia dei 95 anni affronta per la prima volta il titolo, firmando regia, scene e costumi – in esse tutto quello che succede è pretestuoso, ed è principalmente un’occasione per far esplodere il belcanto, dove l’ambientazione serve a orientare il pubblico perché sappia dove ci troviamo e ai personaggi perché non siano lasciati nel vuoto. Una scenografia impattante, dopo la prima impressione, lo spettatore se la dimentica, e bada solo a quello che accade. Soprattutto in casi come questo è quindi importante trovare il giusto clima drammatico e poi lasciar agire gli interpreti. È un lavoro che si focalizza proprio sulla resa e sull’interpretazione dei cantanti e sulla creazione, da parte loro, di personaggi credibili. E anche affinché diventino in qualche modo universali e il pubblico possa riconoscersi in loro. Questa è una delle regole importanti del teatro: consegnare agli spettatori qualcosa che li tocchi direttamente e all’interno. Dico sempre che se si riesce a fare in modo che chi viene a teatro esca dalla sala con un’emozione, con un motivo di riflessione, allora è una partita vinta. Se no avrà assistito, nel migliore dei casi, a un bello spettacolo, si sarà magari divertito e dopo dieci minuti avrà dimenticato tutto. Lo spettacolo sarà spoglio, asciutto, ma non minimalista. Oggi è questo l’obiettivo che mi interessa maggiormente, facendo questo mestiere».

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(Photocredit ©Michele Crosera – Teatro La Fenice)

Anna Bolena – la trama dell’opera

Atto Primo

Il castello di Windsor. È tarda notte negli appartamenti della regina, e il re non è ancora apparso. I cortigiani, sospettosi che il sovrano stia rivolgendo le sue attenzioni altrove, esprimono le loro ansie per il futuro di Anna. Entra Giovanna Seymour, damigella di corte, convocata dalla regina. Si trova a disagio, in quanto è proprio a lei che sono rivolti gli affetti di Enrico. Giunge anche la regina la quale, preoccupata del silenzio generale con cui viene accolta, chiede al suo paggio Smeton di eseguire una canzone per sollevare gli animi. La sua canzone è intensa e piena di emozione, poiché egli ama segretamente la regina. La rassicura che la sua bellezza è pari sia nel dolore che nella gioia. Malauguratamente la canzone prosegue paragonandola a una «vergine che il primo amor sospira» e richiama alla mente di Anna il suo amore per Riccardo Percy: la regina allora lo interrompe poiché riconosce, tra sé e sé, che le ceneri del suo primo affetto sono tutt’altro che sepolte. Anna si ritira con le sue damigelle, mentre Giovanna ritorna nei suoi appartamenti. Da una parte si rassicura che il segreto della sua relazione con Enrico sia ancora inviolato, dall’altra si sente profondamente turbata dal fatto di non essere in grado di porre rimedio al danno che ha causato. Si sente bussare: da un uscio segreto entra il re. Giovanna lo supplica di smettere di incontrarla in modo clandestino; Enrico le dà ragione, e dichiara di desiderare che il loro amore venga finalmente reso pubblico. Giovanna insiste, sostenendo che l’unico modo per salvarsi è rendere noto il loro amore con un matrimonio. Enrico le promette nozze, trono e scettro. La damigella gli chiede come tutto questo possa avvenire; la risposta del re è enigmatica e reticente. Il parco del castello di Windsor. È l’alba. Lord Rochefort, fratello di Anna, si stupisce di incontrare il vecchio amico Percy, che gli spiega d’esser tornato dall’esilio per ordine dello stesso sovrano. Quando Rochefort gli confida che Anna non gode più delle attenzioni del re, Percy gli esprime quanto sia doloroso l’esilio, un dolore pari alla morte. Si radunano drappelli di cacciatori, paggi e nobili per la caccia del re. Quando compare Enrico, Anna si fa avanti e implora di poter rientrare nelle grazie del marito. Il monarca le rivolge parole rassicuranti ma al tempo stesso minacciose, dicendole che pur avendola trascurata, il suo sguardo rimane sempre vigile su di lei. Appena scorge Percy, intenzionalmente rinnega di aver ordinato il suo rientro in patria, sostenendo che è stata Anna, convinta dell’innocenza di Percy, a esortarne il perdono. L’esule cade ai piedi della regina e le bacia la mano, mettendola in imbarazzo e rischiando di comprometterla con le sue eccessive premure, proprio come aveva pre visto Enrico nel suo piano. Rochefort cerca di trattenere Percy, mentre il re ordina a Hervey, uno dei suoi ufficiali, di stare all’erta per qualsiasi evenienza che possa incriminare Anna. Partendo per una battuta di caccia, egli intima a Percy di rimanere a corte. Smeton si intromette nei locali della regina. Invaghito dalla sua bellezza, vuole rimettere al suo posto un ritratto in miniatura di lei, che aveva rubato per poterne ammirare la bellezza. Ma il giovane indugia troppo contemplando il ritratto, e l’avvicinarsi di passi lo costringe a nascondersi dietro una tenda. Giungono Anna e Rochefort: quest’ultimo riesce a convincere la sorella a concedere udienza a Percy. La regina, che pensava che questi le volesse rinfacciare l’offesa di avergli voltato le spalle a favore del re, trova invece un Percy privo di qualsiasi sentimento di rabbia, che le dichiara di amarla più che mai. Tentando invano di frenare la sua crescente passione, Anna gli ricorda che è la moglie del sovrano e lo esorta a lasciare l’Inghilterra immediatamente. Mai più, gli dice, dovranno incontrarsi. Disperato, Percy estrae la spada per trafiggersi. Seguendo la scena di nascosto, Smeton fraintende le intenzioni di Percy, e credendo che egli stia per uccidere la regina, si fa avanti con la spada sguainata per difenderla. Anna sviene e riappare Rochefort per avvertirli dell’arrivo del re. La situazione è naturalmente a pieno favore di Enrico il quale, in presenza dei cortigiani che accorrono, ne deduce che i due uomini con le spade sfoderate siano ambedue innamorati della regina e che stiano lottando per gelosia. Smeton nega l’accusa, ma sfortunatamente lascia cadere il ritratto di Anna – indizio evidente, questo, secondo Enrico, dei favori concessi dalla medesima al suo paggio. Riprendendosi, Anna protesta la propria innocenza, ma il monarca comanda che venga messa agli arresti, suggerendole di risparmiare le sue difese per il consiglio dei giudici. Con orrore la regina si rende conto che il suo destino è segnato, e insieme a Percy, Smeton e Rochefort viene condotta nelle carceri.

Atto Secondo

Un’anticamera delle celle di Anna nella torre di Londra. Le damigelle di Anna, mentre osservano che i cortigiani, e perfino la stessa Giovanna, si sono distaccati dalla regina, dichiarano la propria irremovibile fedeltà. Quando le raggiunge Anna, entra Hervey con l’incarico di accompagnare le ancelle dinnanzi al Consiglio dei Pari. Esse partono, in lacrime. Rimasta sola, Anna prega. Entra Giovanna, la quale cerca di convincere la padrona a dichiararsi colpevole, pensando che questo possa essere l’unico mezzo per salvarle la vita. Anna rifiuta l’infamante proposta e maledice Enrico con la sua nuova amante. Giovanna allora scoppia in un pianto che ha il sapore di una confessione, e disperata chiede il perdono della regina. Intuendo la sincerità del suo dolore e del suo rimpianto, Anna la solleva da terra e dichiara che l’unico colpevole è lui, il monarca. Giovanna rimane ancora più turbata dal perdono di Anna ed esce in stato d’estrema afflizione. Un vestibolo all’esterno della Camera del Consiglio, in cui è in corso il processo sulla colpevolezza di Anna. I cortigiani si interrogano a vicenda circa lo svolgimento del processo. Uscendo dalla Camera, Hervey annuncia che Smeton ha confessato tutto e che qualsiasi speranza di assoluzione per Anna è ormai svanita. Esce dalla sala del processo anche il re e si percepisce dal suo scambio di parole con Hervey che il ragazzo è stato ingannato: egli ha infatti ‘parlato’, convinto in questo modo di salvare la regina. Entrano Anna e Percy, sotto scorta. Enrico fa per partire ma sua moglie gli s’avvicina, bloccando- lo; lo supplica per l’ultima volta di risparmiarle l’onta d’un giudizio pubblico. Il monarca ribadisce le accuse di tradimento sul conto di Anna e Percy e dichiara che tutt’e due devono morire. A questo punto Percy compie un ultimo, disperato tentativo di salvare la sua amata: dichiara che prima ancora che diventasse moglie di Enrico, Anna era legalmente sposata a lui. Vedendo che Anna tace, senza confermare o ricusare, Enrico preannuncia che quest’ennesimo tradimento ricadrà sulle loro teste. Le guardie riconducono Anna e Percy alle celle mentre Enrico si domanda se siano vere le rivendicazioni di Percy. Compare Giovanna, sempre in preda al rimorso, e implora di non essere lei la causa della morte di Anna. Prima che il re possa darle una risposta, si conclude la seduta del Consiglio e i cortigiani si riuniscono per ascoltare l’annuncio di Hervey: Anna e tutti gli imputati sono stati condannati a morte. I cortigiani sollecitano la clemenza del re ma questi, nonostante le suppliche di Giovanna, prende tempo dicendo che esaminerà le loro richieste. Sempre sotto guardia, Percy e Rochefort s’incontrano in un vestibolo della torre di Londra. Percy si duole di essere la causa della morte di Rochefort; questi risponde però che merita tale fine, poiché è stato proprio lui a incoraggiare l’ascesa al trono di Anna. Hervey comunica loro che il re ha deciso di graziarli, ma visto che la condanna della regina rima- ne valida, Percy si dichiara disposto a morire con lei. Esorta l’amico ad accettare la revoca della condanna, ma invano: anche per Rochefort è preferibile la morte. Mentre i due amici ritornano alle celle, le damigelle esprimono la loro partecipazione alla sofferenza di Anna. Quando compare la prigioniera, la sua mente vaga di pensiero in pensiero. È convinta che sia la mattina del giorno delle sue nozze con Enrico e ha paura che Percy venga a rinfacciar- le il tradimento. Eppure quando immagina di vederselo davanti, lui rimane sorridente. La sua fantasia la riporta allora al «Dolce castel natio» dove è cresciuta e dove per la prima volta incontrò e s’innamorò di Percy. Un rullio di tamburi spegne la sua visione, riportandola alla realtà del presente. Saluta Percy e Rochefort che vengono condotti dalle loro celle, ma vedono Smeton che si dichiara certo d’essere lui l’unico ad averla tradita. Anna ricade nel delirio. Immagina che l’arpa del ragazzo sia scordata e che nel suo malinconico suono echeggi il gemito del proprio cuore ferito, che pronuncia un’ultima preghiera al cielo. I suoni festivi che celebrano le nozze di Enrico e di Giovanna la riportano nuovamente nel presente. Subito Anna maledice la coppia rea; ma poi si frena, affermando che se deve morire, morirà col perdono sulle labbra. Il crescente dolore le fa perdere i sensi, proprio nel momento in cui si presentano i soldati per scortare i condannati al patibolo.

In Evidenza

La replica del 1 aprile (ore 19) sarà trasmessa in diretta radiofonica da Rai Radio3.
Venezia, Anna Bolena di Donizetti torna sul palco de La Fenice dopo quasi 170 anni, l’allestimento è firmato da Pier Luigi Pizzi

Interpreti

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
direttore Renato Balsadonna 
maestro del coro Alfonso Caiani

regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
light designer Oscar Frosio

Personaggi e interpreti

Enrico VIII, re d’Inghilterra Alex Esposito
Anna Bolena, sua moglie Lidia Fridman
Giovanna di Seymour Carmela Remigio
Lord Rochefort, fratello di Anna William Corrò
Lord Riccardo Percy Enea Scala
Smeton, paggio e musico della regina Manuela Custer
Sir Hervey, ufficiale del re Luigi Morassi

NUOVO ALLESTIMENTO Fondazione Teatro La Fenice

Programma

Anna Bolena
tragedia lirica in due atti

libretto di Felice Romani
musica di Gaetano Donizetti

prima rappresentazione assoluta
Milano, Teatro Carcano, 26 dicembre 1830

Repliche

28 marzo 2025 ore 19 ‘prima’ repliche 30 marzo e 6 aprile 2025 ore 15.30 1 e 4 aprile 2025 ore 19

Chi organizza

Fondazione Teatro La Fenice di VeneziaFondato nel 1792, il Teatro La Fenice è uno dei teatri più …

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