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Venezia

Venezia, al Teatro Malibran un nuovo allestimento de “Il trionfo dell’onore” di Alessandro Scarlatti

Unica opera comica nel vasto catalogo del compositore siciliano, il titolo va in scena in occasione dei 300 anni dalla sua scomparsa
Fondazione Teatro La Fenice
Stagione Lirica e Balletto 2024 – 25
In occasione dei 300 anni dalla scomparsa di Alessandro Scarlatti, il Teatro La Fenice propone per la prima volta a Venezia Il trionfo dell’onore, unica incursione del compositore siciliano nel genere comico. L’opera sarà presentata al Teatro Malibran dal 7 al 15 marzo 2025, in un nuovo allestimento per la regia di Stefano Vizioli. Ugo Nespolo firma scene e costumi – questi ultimi realizzati da Carlos Tieppo – , mentre il light design è curato da Nevio Cavina. La partitura, oggetto di un’accurata revisione sul manoscritto originale a opera di Aaron Carpenè, sarà eseguita dall’Orchestra del Teatro La Fenice sotto la direzione di Enrico Onofri, grande esperto di questo repertorio.

Sul palco, un cast formato da interpreti di riferimento per il genere: il soprano Giulia Bolcato si cimenterà nel ruolo en travesti di Riccardo Albenori; Raffaele Pe sarà Erminio Dorini, Dave Monaco vestirà i panni di Flaminio Castravacca, Luca Cervoni quelli di Cornelia Buffacci; Rosa Bove sarà Leonora Dorini, Francesca Lombardi Mazzulli, Doralice Rossetti; Giuseppina Bridelli interpreterà Rosina Caruccia, Tommaso Barea, il capitano Rodimarte Bombarda.

Rappresentata per la prima volta al Teatro dei Fiorentini di Napoli il 26 novembre 1718, Il trionfo dell’onore, commedia in tre atti di Francesco Antonio Tullio, è un capolavoro di comicità: si ispira vagamente alla figura di Don Giovanni che rivive nel personaggio del giovane dissoluto Riccardo Albenori, interpretato da un soprano en travesti. Quest’opera di Alessandro Scarlatti riveste una grande importanza sotto l’aspetto storico-musicale, poiché inaugura un nuovo modello di opera buffa, con una struttura drammaturgico-musicale coerente e i personaggi che si esprimono in dialetto toscano, anziché, secondo tradizione, in quello napoletano. Il complicato gioco di ben quattro coppie permette, inoltre, a Scarlatti di destreggiarsi in una serie di pezzi di insieme, che culminano nel superbo concertato a chiusura del secondo atto. Con Il trionfo dell’onore Scarlatti apre strade, che saranno in seguito percorse da Giovan Battista Pergolesi e da altri grandi della scuola napoletana.

Nonostante il trionfale successo riscosso, l’opera fu poi a lungo dimenticata, per essere riscoperta solo nella prima metà del ‘900. «Rispetto ad altre opere di Scarlatti – spiega il direttore d’orchestra Enrico Onofri – pare proiettarsi verso un’altra dimensione, e non è improbabile che abbia fatto da modello nel successivo sviluppo dell’opera buffa. Tra gli elementi peculiari vi sono ad esempio i recitativi, che pur profumando ancora di Seicento, in certe formule sono già rivolti al recitativo propriamente settecentesco che ci è più familiare; o alcune delle arie, in cui le linee frammentarie affidate alle voci non impediscono però al canto di dispiegarsi, e con grande espressione: l’effetto di questa tensione fa sì che ogni singola aria di questo genere rimanga impressa quanto quelle dalle melodie più accattivanti».

«Il protagonista Riccardo Albenori è un seduttore impenitente – commenta il regista Stefano Vizioli –, un seduttore che per di più confessa nelle sue affermazioni di filosofia un po’ spicciola il suo desiderio bulimico di sedurre e abbandonare. Per lui l’amore è frode, inganno, tradimento, artificio. In un’aria, che ricorda quella celebre di Dandini nella Cenerentola («Come un’ape ne’ giorni di aprile»), Riccardo si paragona a un’ape che va da un fiore all’altro. I riferimenti a questa sua volubilità sono ben descritti sia nei recitativi che nelle arie del cristallino libretto di Francesco Antonio Tullio. Questa figura di seduttore richiama certamente don Giovanni, come quella che l’accompagna, il fanfarone capitano Rodimarte Bombarda, potrebbe essere accostata a Leporello. Ma i due sono più che altro ‘compagni di merende’ e hanno per moltissimi aspetti caratteristiche borderline: c’è sicuramente un aspetto caratteriale incontrollato, legato alla sensualità, all’appagamento immediato e direi al collezionismo, molto affine a don Giovanni. Ma Il trionfo dell’onore, con le avventure goderecce del nostro Riccardo, non ha i vapori sulfurei del capolavoro di Mozart; non c’è la metafisica presenza della giustizia divina e soprattutto non ci sono né un tentativo di stupro né un omicidio, i due sconvolgenti accadimenti che aprono il Don Giovanni. C’è invece un duello riparatore, nel quale Riccardo viene ferito dal rivale Erminio, e ciò induce il protagonista a pensare che in futuro sarà meglio comportarsi bene per evitare pericolose conseguenze. Questo finale piuttosto accomodante lascia aperti moltissimi punti di domanda, un po’ come nel caso di Così fan tutte: quando opere così, dopo inauditi sconvolgimenti emotivi, finiscono con un’invocazione a volersi tutti bene come se nulla fosse successo, il sipario si chiude con molti più dubbi di quanti se ne avessero all’inizio».
Venezia, al Teatro Malibran un nuovo allestimento de “Il trionfo dell’onore” di Alessandro Scarlatti

Repliche

7 marzo 2025 ore 19 ‘prima’
repliche 9 e 15 marzo 2025 ore 15.30
11 e 13 marzo 2025 ore 19

Chi organizza

Fondazione Teatro La Fenice di VeneziaFondato nel 1792, il Teatro La Fenice è uno dei teatri più …

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Enrico OnofriDirettore d’orchestra, Violinista
Raffaele PeControtenore

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