Un divo sul Bosforo: Franz Liszt a Costantinopoli
Negli anni ‘40 dell’Ottocento Liszt è all’apice della gloria. È il virtuoso più celebre d’Europa, il ‘re dei pianisti’: invitato da tutte le corti, conteso dai salotti, recensito dai critici che rivaleggiano nelle formule per descrivere i suoi successi, e (in)seguito dai cronisti di tutte le gazzette. Soprattutto è l’idolo del pubblico delle sale da concerto e dei teatri, pubblico che gli tributa delle acclamazioni che rasentano fenomeni di isteria collettiva. È la cosiddetta ‘Lisztomania’.

Sono gli anni della ‘Glanzperiode’ (periodo di splendore, 1839 – 1848) come lo hanno definito gli storici della musica: Liszt percorre più volte l’Europa da un capo all’altro e in tutte le direzioni con le sue tournée, viaggia da Vienna all’Ungheria, da Praga alla Germania, da Parigi alla Gran Bretagna, si reca a Gibilterra, in Russia, nell’odierna Romania, in Belgio, Spagna, Portogallo…

Nella sua carriera di virtuoso mancava però ancora un punto sulla carta geografica: Costantinopoli, la porta d’Oriente. Liszt avrebbe voluto raggiungere Istanbul fin dal 1838, come scrisse ad un amico: “… [Ho] il desiderio e la ferma intenzione di recarmi ad  Istanbul. . .”  anche se avrò bisogno di lettere di presentazione dal principe Metternich “. Il viaggio però non si concretizzò a causa della gravidanza della compagna, la contessa Marie d’Agoult, incinta del loro terzo figlio. Tuttavia Liszt continuò a mostrare un grande interesse per tutti gli aspetti della cultura turca, che nel contesto dell’Orientalismo del XIX secolo già aveva affascinato molti tra i letterati e gli artisti della sua cerchia, primo fra tutti lo scrittore e poeta Alphonse de Lamartine, autore del Voyage en Orient (1835) . Come riferì Marie d’Agoult,“Franz parla e sogna solo del Sultano e desidera portare la sua musica al popolo ottomano”.

Finalmente nel 1847, poco prima di porre termine alla sua carriera di virtuoso itinerante, Liszt riuscì nel suo intento di visitare l’Impero Ottomano. Il viaggio si concretizzò grazie all’interessamento di Lamartine, del Gran Visir riformista Mustafa Reşid Pascià (che era stato anche Ambasciatore a Parigi, e al quale Lamartine scrisse una lettera di raccomandazione), e di Giuseppe Donizetti Pascià, fratello maggiore di Gaetano, che fin dal 1846  aveva informato il suo ‘fratello turco’, responsabile della musica imperiale alla corte del Sultano, “il mio caro amico Franz Liszt desidera fortemente visitare Istanbul”.

Il sultano regnante era allora Abdul Mejid I (in carica dal 1839 al 1861), che proseguendo l’opera del padre Mahmud II attuò, a partire dal 1839, una grande opera di riorganizzazione dell’amministrazione, dell’esercito e dell’economia turca prendendo a modello la Francia, le cosiddette Tanzimat (riforme), contesto nel quale proseguirono ulteriormente l’occidentalizzazione in ambito culturale e la diffusione delle arti e degli stili di vita europei.

Abdul Mejid stesso aveva ricevuto un’educazione di stampo europeo, e fu il primo sultano a parlare fluentemente il francese. Si interessò anche di letteratura e musica classica, dilettandosi di pianoforte e promuovendo le rappresentazioni dell’opera Italiana (Donizetti, Rossini, Bellini), affidate alle cure di Giuseppe Donizetti, che si occupava anche di organizzare  anche i concerti dei grandi virtuosi del tempo)

Liszt giunse a Costantinopoli l’8 giugno 1847, a bordo di un piroscafo sul quale si era imbarcato due giorni prima a Galati, porto fluviale rumeno sul delta del Danubio, attraversando poi il Mar Nero.

La stampa locale aveva informato il pubblico dell’arrivo della più celebre star musicale d’Europa con sei mesi di anticipo, e la famosa fabbrica di pianoforti Érard aveva provveduto all’invio di un magnifico strumento, il modello di punta della casa, appositamente da Parigi per l’occasione. Il pianoforte in questione venne spedito a Donizetti, che ne ebbe non disinteressata comunicazione anche tramite un’inserzione comparsa l’11 maggio 1847 sul ‘Journal de Constantinople’. Nelle parole dello stesso fabbricante, Sébastien Pierre Érard, il pianoforte  è descritto come “a coda, gran modello La-Mi-La, 7 ottave e tre corde, meccanica a doppio scappamento Érard con ogni miglioria, in mogano, ecc”, e ne viene sottolineata la “potenza e perfezione”. Érard e Liszt avevano stretto da tempo quel che oggi chiameremmo un accordo di sponsorizzazione, e il fabbricante gli spediva ovunque suonasse i migliori strumenti. Nell’annuncio indirizzato a Donizetti Pascià, Érard dice infatti  “Dovendo il nostro amico Liszt portarsi presto da Odessa a Costantinopoli, abbiamo voluto che vi trovasse al suo arrivo in codesta città un pianoforte degno del suo talento”.

Liszt si trattenne a Costantinopoli per cinque settimane, ospite di Donizetti che gli aveva procurato un appartamento nella residenza del fabbricante di pianoforti Alexander Kommendinger (una targa commemorativa ne ricorda il soggiorno sul luogo dove sorgeva il palazzo, oggi non più esistente).

Appena sbarcato, Liszt era già atteso dal ventiquattrenne Sultano, che era perfettamente a conoscenza della fama e della carriera dell’artista, come ebbe a rilevare egli stesso scrivendo a Marie d’Agoult: “…confesso di essere rimasto molto sorpreso nel trovare Sua Altezza così ben informato riguardo a quel poco che ho di celebrità, e nell’apprendere che molto prima del mio arrivo avesse dato istruzioni sia all’Ambasciatore d’Austria che a Donizetti di condurmi al suo Palazzo appena fossi arrivato”.

Liszt si esibì per il Sultano nella fastosa reggia sul Bosforo. Questi ne rimase incantato, lo intrattenne amabilmente in buon francese, e lo volle riascoltare il giorno successivo. L’artista, secondo la sua collaudata consuetudine di ricollegarsi a qualche elemento locale per coinvolgere efficacemente il pubblico, chiese a Donizetti la partitura della marcia che aveva composto per il sovrano, la Mecidiye marşı, sulla quale eseguì una parafrasi pianistica di spettacolare virtuosismo, data alle stampe l’anno seguente a Berlino.

Abdul Mejid  lo ricompensò con una tabacchiera smaltata, tempestata di perle e diamanti e ricolma di monete d’oro, tuttora conservata presso il Liszt Haus a Weimar, e con il conferimento dell’Ordine della Gloria (Nişan-i İftihar) – titolo onorifico istituito sul modello degli ordini cavallereschi occidentali – in oro, argento e diamanti.

Nel corso del suo soggiorno, Liszt tenne una serie di seguitissimi concerti pubblici e privati in diverse sale e ritrovi eleganti della città, tra cui l’Ambasciata russa sulla Gran Via di Pera e la locanda Franchini di Galata. Come era sua abitudine, diede anche una matinée destinando il ricavato a favore dei poveri.

Nei programmi figuravano tra l’altro l’Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini, una Fantasia sui motivi della Sonnambula di Bellini, una Mazurka di Chopin, la Parafrasi sulla Marcia di Donizetti, il Galop chromatique. Essendo l’opera italiana molto in voga Costantinopoli come abbiamo visto, le trascrizioni operistiche  trovarono un pubblico ricettivo.

Liszt terminò la sua serie di concerti con grande successo, venendo ovunque acclamato e festeggiato. Il prezioso pianoforte sul quale aveva suonato, venne acquistato per la cospicua somma di 16mila piastre da un giovane greco di nome Baltaci, che ne fece dono alla sua fidanzata, un “romantico destino” come lo definì lo stesso Liszt informandone il fabbricante Érard.

Il 13 luglio Liszt riprese la nave per Galati, chiudendo la sua incredibile carriera di virtuoso avendo abbracciato nel panorama di Istanbul l’est e l’ovest in un unico sguardo.

Un magnifico suggello per un periodo straordinario e l’inizio di una nuova fase nella sua vita d’artista e di uomo.

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