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Torino, al Teatro Regio Nathalie Stutzmann dirige l’Olandese volante di Wagner
L’opera è presentata nell’onirico allestimento di Willy Decker; sul palco, un cast internazionale capeggiato dal baritono americano Brian Mulligan

Fondazione Teatro Regio di Torino Presenta

“ Stagione d’Opera e di Balletto 2023 – 24 ”
Al Teatro Regio di Torino torna in scena L’Olandese volante di Richard Wagner, “opera romantica”  che debuttò nel 1843 a Dresda. In questo lavoro appassionato, ispirato a un’antica leggenda nordica, il compositore tedesco – autore anche del libretto – mette a fuoco per la prima volta uno dei temi centrali della sua poetica: la redenzione attraverso l’amore. L’opera, quasi attraversata da un vento di tempesta che soffia dalla prima all’ultima battuta, racconta la storia avventurosa e struggente di un capitano olandese che per aver bestemmiato Dio  ùè condannato a navigare per l’eternità sul suo vascello fantasma, finché l’amore fedele di una donna non spezzerà la sua maledizione.

Der fliegende Holländer sarà presentato dal 17 al 26 maggio 2024 nell’allestimento onirico e affascinante di Willy Decker, creato per l’Opéra national de Paris nel 2000 e già applaudito al Teatro Regio all’ inaugurazione della Stagione 2012 -13.

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio salirà Nathalie Stutzmann, direttrice che si sta imponendo in ambito wagneriano, apprezzatissima al Festival di Bayreuth, dove tornerà quest’estate dopo  il sensazionale Tannhäuser della scorsa edizione, salutato con una standing ovation e grazie al quale ha vinto il prestigioso Oper! Award 2024 come Miglior Direttore d’orchestra.

Sul palco, un cast di livello internazionale: L’Olandese avrà la voce ricca, sicura e raffinata del baritono americano Brian Mulligan; nel ruolo di Senta si cimenterà il soprano sudafricano Johanni von Oostrum, in quello del cacciatore Erik, il tenore americano Robert Watson. Completano il cast Gidon Saks (Daland), Annely Peebo (Mary) e Krystian Adam (il timoniere di Daland). Il Coro del Regio è istruito, come di consueto, da Ulisse Trabacchin.

L’allestimento ideato dal regista tedesco Willy Decker – con le scenografie e i costumi di Wolfgang Gussmann e le luci di Hans Tölstede – si gioca sulle assenze e sulle suggestioni: in scena compaiono pochi elementi (corde, alcune sedie) e soprattutto una gigantesca porta bianca che rappresenta un confine tra dimensioni diverse. Tutto è essenziale e fortemente evocativo, come lo stesso Decker spiegò in un’intervista all’indomani del primo allestimento: «Così come nel teatro non si può rappresentare il mare vero, in tutta la sua infinità, allo stesso modo non si può far comparire un vero vascello; l’Olandese deve restare un’immagine, un racconto, una ballata (…) Infatti la tempesta che tuona nella musica di Wagner non può essere mostrata, sulla scena, se non negli individui».

Der fliegende Holländer, considerato il primo vero dramma musicale del compositore, segna una svolta nel percorso artistico di Wagner. Pur influenzato dal modello del grand-opéra francese (evidente negli aspetti più spettacolari e nelle scene di massa) come dalla tradizione italiana, nell’Olandese volante emergono per la prima volta stilemi significativi, elementi nuovi che anticipano la produzione wagneriana successiva: compaiono i primi leitmotive relativi a personaggi e sentimenti, ed emerge la tendenza a fondere i numeri chiusi, ancora riconoscibili, in scene più ampie e continue, soprattutto in corrispondenza con gli episodi di natura fantastica.

Era l’estate del 1839 quando Wagner, incalzato dai suoi numerosi creditori, si lasciò alle spalle Riga e salpò per Londra a bordo del mercantile Thetis; il viaggio fu ricco di difficoltà e di imprevisti, ma anche di interessanti impressioni sonore: nella sua autobiografia Mein Leben, del 1870, il compositore racconta che il richiamo dei marinai che ammainavano le vele durante una tempesta tra i fiordi norvegesi gli diede lo spunto iniziale per L’Olandese volante. Benché la presunta ispirazione autobiografica sia solo in parte vera, è indiscutibile che egli abbia trattato con libertà la sua fonte letteraria, la versione di un’ antica leggenda nordica narrata nel romanzo di Heinrich Heine ‘Dalle memorie del signor von Schnabelewopski’, identificandosi con il tormentato e perseguitato protagonista e introducendo due temi fondamentali della sua poetica: la maledizione e la redenzione attraverso la donna. In origine Wagner concepì il lavoro nella prospettiva di una messinscena all’Opéra di Parigi: molto realisticamente il musicista, giovane e semi sconosciuto, propose al teatro un libretto per un’opera in un solo atto; il soggetto fu accettato, ma fu assegnato a un altro musicista, Pierre-Louis Dietsch, che scrisse Le Vaisseau fantôme. Wagner, deluso, rimaneggiò l’opera suddividendola in tre atti e cambiando l’ambientazione e i nomi dei personaggi per proporla al teatro di Dresda, dove effettivamente fu messa in scena nel 1843.

Per sottolineare l’aspetto leggendario della vicenda, Wagner ambientò il suo dramma in un’epoca indeterminata. L’opera inizia con forti tinte marinaresche; lungo le coste del Mare del Nord, una tempesta ha trascinato a riva due personaggi molto diversi fra loro: il primo è uno schietto e ingenuo marinaio norvegese, Daland, l’altro è un olandese pallido, al comando di un vascello carico di tesori ma dall’aspetto funesto. L’Olandese, avendo maledetto Dio, è costretto da lunghissimi anni a vagare per i mari: solo l’amore fedele di una donna riuscirà a cambiare il suo destino. Quando i due uomini si incrociano, l’Olandese scopre che Daland ha una figlia e gli offre i suoi tesori in cambio della mano di lei; il marinaio accetta e lo conduce dalla giovane Senta. La figlia di Daland è però promessa in sposa a Erik; tuttavia intuisce di essere destinata a un altro uomo, il protagonista di una cupa leggenda che la ossessiona. Appena Senta e l’Olandese s’incontrano, capiscono di essere destinati l’una all’altro, ma Erik vuole impedire il legame e raggiunge la ragazza per ricordarle il suo precedente impegno. Vedendoli insieme, l’Olandese dubita della fedeltà di Senta e decide di rompere il fidanzamento, svelando la propria identità, fino ad allora sconosciuta. La fanciulla capisce che il suo presentimento si è avverato: l’uomo è il protagonista della leggenda e lei è la donna scelta per salvarlo perciò, mentre egli si accinge a salpare, Senta si getta in mare dichiarandogli la sua innocenza. Il sacrificio non è vano, perché la nave dell’Olandese s’inabissa, liberando l’uomo dalla dannazione eterna.

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(Foto in alto, credit Federica Coccito | Teatro Regio di Torino)
Torino, al Teatro Regio Nathalie Stutzmann dirige l’Olandese volante di Wagner

Altre informazioni di interesse

Det fliegende Holländer: la trama dell’opera

Atto I
Tra le scogliere e i fiordi della Norvegia una nave sta attraccando: la tempesta violentissima che ancora non è completamente sedata l’ha costretta a deviare dalla rotta prescelta, sicché i marinai, che già speravano di riabbracciare le spose e fidanzate, devono rassegnarsi ad aspettare che i marosi si plachino. Ormai comunque il pericolo è passato e il capitano Daland manda tutti a riposarsi: resta in vedetta un giovane marinaio, che canticchia una melodia per tenersi sveglio, ma cede poi inavvertitamente al sonno. Non lo scuote più nemmeno il boato sinistro con cui un’altra nave getta l’ancora proprio lì accanto: è la nave-fantasma dell’infelice Olandese che venne condannato a vagare eternamente per i mari in espiazione di un suo folle peccato d’orgoglio. Ed ecco l’Olandese, nerovestito, scendere dall’imbarcazione e immergersi nei suoi pensieri; ogni sette anni gli è concesso di ritornare a terra per cercare una sposa: sua unica speranza di salvezza, infatti, è incontrare una fanciulla fedele fino alla morte, che con la purezza del suo amore gli guadagni il perdono divino. I secoli si accumulano, però, e l’aurora dell’amore fedele non sorge mai: così all’Olandese non resta che confidare nella fine dei tempi, con l’annientamento del creato. Uscito in coperta, Daland scorge lo straniero e gli si rivolge con cordialità: quando poi l’Olandese apre uno dei suoi forzieri e gli mostra il tesoro inestimabile che vi è stipato, Daland gli fa presente di avere una figlia dolce come un angelo e l’Olandese gli chiede di poterla conoscere. Nel frattempo si è levato il vento favorevole e la nave di Daland salpa tra il giubilo dei marinai.

Atto II
In casa di Daland un gruppo di fanciulle, sorvegliato dalla nutrice Mary, è intento alla filatura e si distrae con una canzoncina allegra: il loro cicaleccio infastidisce la padroncina di casa, Senta, che se ne sta pensierosa in disparte. Mary la rimprovera: invece di lavorare ed essere serena, la giovane contempla continuamente un ritratto appeso alla parete e se ne lascia intristire. Le ragazze desiderano saperne di più e Senta accetta di raccontare la ballata da cui ha appreso l’infausta vicenda dell’Olandese. La commozione generale viene interrotta dalla notizia del ritorno di Daland; Senta vorrebbe corrergli incontro, ma è trattenuta da Erik, il suo fidanzato, che la mette in guardia dalla sua esaltazione e le racconta un sogno premonitore in cui l’ha vista fuggire con l’Olandese maledetto. Non trascorre un minuto, ed ecco comparire sulla soglia di casa Daland in compagnia di un personaggio identico al ritratto appeso alla parete; Senta resta come pietrificata e Daland reputa più garbato allontanarsi, dopo aver manifestato alla figlia i suoi progetti matrimoniali. Rimasti soli, Senta e l’Olandese intrecciano un duetto che è più un muto colloquio di sguardi che un dialogo vero e proprio; al suo ritorno Daland ha la soddisfazione di vederli ormai perfettamente affiatati.

Atto III
Al porto sono ancorate le due navi, quella dell’Olandese e quella di Daland; su quest’ultima i marinai si tengono allegri cantando. Arriva un gruppo di fanciulle con provviste e libagioni: per fare indispettire i compaesani le ragazze fanno mostra di avviarsi in primo luogo alla nave degli stranieri, invitandoli a banchettare in compagnia; inizialmente nessuno risponde ai loro richiami, poi, data l’insistenza delle ragazze e la baldoria rumorosa dei norvegesi, dal vascello fantasma incominciano a levarsi in risposta folate di vento e ghigni sinistri, che atterriscono i presenti inducendoli a battere in ritirata. Compare Senta, tallonata da Erik che tenta di persuaderla a non abbandonarlo; il colloquio viene sorpreso dall’Olandese, che cade nell’equivoco di credere che Senta coltivi un’altra storia d’amore e dà ordine al suo equipaggio di salpare: anch’egli si è innamorato di Senta e non vuole condannarla alla dannazione eterna in cui incorrerebbe tradendolo. Mentre la nave leva l’ancora Senta, sconvolta, si precipita verso gli scogli e si getta in mare, offrendo all’Olandese la sua vita: immediatamente il vascello affonda e sul rosso dell’alba si disegnano le figure di Senta e dell’Olandese abbracciati.

Interpreti

Nathalie Stutzmann direttrice d’orchestra
Willy Decker regia

Riccardo Fracchia ripresa della regia
Wolfgang Gussmann scene e costumi
Hans Tölstede luci
Vladi Spigarolo ripresa luci

Ulisse Trabacchin maestro del coro
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino

Personaggi e interpreti
L’Olandese Brian Mulligan
Senta Johanni von Oostrum
Erik Robert Watson
Daland Gidon Saks
Mary Annely Peebo
Il timoniere di Daland Krystian Adam

Allestimento Teatro Regio Torino
Opera originale Opéra national de Paris

Programma

Det fliegende Holländer
Opera romantica in tre atti
Musica e libretto di Richard Wagner

Prima rappresentazione assoluta
Dresda, Königliches Hoftheater, 02.01.1843

Chi organizza

Fondazione Teatro Regio di TorinoIl Teatro Regio di Torino… altro

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