Il Vicenza Opera Festival 2022 mette in scena un capolavoro di Benjamin Britten, l’opera da camera The Turn of the Screw (Il giro di vite). Due le recite in programma nella straordinaria cornice del Teatro Olimpico di Andrea Palladio, la serata inaugurale del Festival, venerdì 21 ottobre, e la replica domenica 23 ottobre, entrambi alle ore 19.30. Commissionata dalla Biennale di Venezia, The Turn of the Screw è ispirata all’omonimo racconto di Henry James (1898), e debuttò con successo al Teatro La Fenice il 14 settembre del 1954. Strutturato in un prologo, due atti e sedici scene, il lavoro si avvale del libretto di Myfanwy Piper, critica d’arte legata all’avanguardia che per Britten avrebbe scritto anche i successivi libretti di Owen Wingrave (1971) e Morte a Venezia (1973). La trama dell’opera è quella di una ghost-story, ambientata in una remota dimora della campagna inglese. Protagonisti sono una giovane istitutrice e due orfani a lei affidati, i bambini Miles e sua sorella Flora, soggetti all’influsso di una coppia di spiriti malvagi, fantasmi di due individui che avevano prestato servizio in quella casa: la precedente istitutrice Miss Jessel e il cameriere Quint. Lavoro di grande tensione psicologica, l’opera tocca uno dei temi particolarmente cari al compositore inglese: il mondo dell’infanzia, simbolo d’innocenza, contrapposto al mondo violento e corrotto degli adulti. Considerato una pietra miliare del Novecento musicale, Il giro di vite – sotteso dall’ambiguo fascino del soprannaturale – unisce l’intensità psicologica alla raffinatezza del linguaggio musicale, lo svolgimento libero e fluido della trama alla controllatissima struttura formale. “Con un minimo impiego di mezzi, Britten ha costruito uno dei più affascinanti e originali drammi che il teatro lirico abbia mai avuto.”, così il critico musicale Alberto Batisti. Sul palco del Teatro Olimpico saranno impegnati il tenore londinese Andrew Staples nel ruolo del cameriere Quint, il soprano Miah Persson nella parte dell’Istitutrice, il soprano di coloratura Laura Aikin nei panni di Mrs Grose e il mezzosoprano Allison Cook in quelli di Miss Jessel; nei ruoli dei due bambini Miles e Flora, i giovanissimi Ben Fletcher e Lucy Barlow. La regia dello spettacolo è curata dallo stesso Iván Fischer – anche sul podio alla guida della Budapest Festival Orchestra – in collaborazione con Marco Gandini, i costumi sono firmati da Anna Biagiotti, le scene da Andrea Tocchio, le luci da Nils Riefstahl. * (Nelle immagini, il soprano Miah Persson nel ruolo dell’Istitutrice e i bambini Ben Fletcher nella parte di Miles, Lucy Barlow in quella di Flora)