Teatro San Cassiano, una novità epocale per il mondo della musica. Venezia 1637
Nel febbraio di 384 anni fa, apriva a Venezia il Teatro di San Cassiano, il primo teatro d’opera pubblico a cui si accedeva pagando un biglietto

Una novità assoluta, dato che fino ad allora, nell’ancora breve storia del melodramma, gli spettacoli venivano organizzati nel contesto di celebrazioni ed eventi delle corti e del patriziato, ed erano riservati ad una ristretta cerchia di invitati. 

Nel 1637 con l’apertura del San Cassiano – ricostruito dalla famiglia patrizia dei Tron sul luogo di un teatro più antico distrutto da un incendio, ed espressamente destinato al teatro musicale – si assistette ad un evento straordinario,  destinato a modificare la storia dell’opera e della sua fruizione.

Nasceva infatti il teatro d’opera impresariale, che portava con sé molte novità: se da una parte instaurava un meccanismo commerciale che avrebbe profondamente influito sugli aspetti artistici e sulla struttura produttiva del melodramma, dall’altra metteva a contatto con la nuova forma di spettacolo una fascia di pubblico molto più ampia delle ristrette cerchie cortigiane, contribuendo alla diffusione di una koiné culturale di lunga gittata.

Lo spettacolo operistico godette di immediato successo, tanto che dopo l’inaugurazione con l’Andromeda di Francesco Mannelli (su libretto di Benedetto Ferrari), il San Cassiano nei primi tredici anni di attività ospiterà 50 opere inedite; e non solo: ben presto a Venezia verranno edificati altri 16 teatri che nelle stagioni di Carnevale attiravano spettatori da tutta Europa.

Sorgeva sul Rio de la Madoneta, dove ora c'è un parco

Tra i maggiori compositori rappresentati sul palcoscenico del primo teatro d’opera pubblico al mondo, Claudio Monteverdi  (1567 – 1643) e soprattutto Francesco Cavalli (1602 – 1676), uno dei maggiori operisti del Seicento; la sua opera Le nozze di Teti e di Peleo (1639) è la prima per il San Cassiano di cui ci sono giunti sia il libretto, sia la musica. Seguirono poi Gli amori d’Apollo e di Dafne (1640), La Didone (1641), La virtù de’ strali d’Amore (1642), L’Egisto (1643), L’Ormindo (1644), La Doriclea e Il Titone (1645), Giasone (1649), L’Orimonte (1650), Antioco (1658), Elena (1659). 

Tra gli altri compositori significativi attivi al Teatro San Cassiano fino alla metà del Settecento sono da citare almeno Marc’Antonio Ziani, Tomaso Albinoni, Baldassare Galuppi.

Il Teatro, che prende il nome dalla parrocchia in cui era situato, nel Sestriere di Santa Croce non lontano da Rialto, venne poi ricostruito in forma ampliata nel 1763, e inaugurato con l’opera La morte di Dimone, musica di Antonio Tozzi, libretto di Giuseppe de Kurtz e Giovanni Bertati. L’ultima stagione che ci è nota è quella del 1798, nel corso della quale vennero allestite due opere, La sposa di stravagante temperamento, su musica di Pietro Guglielmi, e Gli umori contrari, musica di Sebastiano Nasolini.

Teatro San Cassiano (1637): visualizzazione storicamente consapevole (la prima al mondo) Immagine di Secchi Smith, © Teatro San Cassiano

Nel 1805 i Francesi decideranno la chiusura del teatro che diventerà definitiva. L’intero fabbricato del San Cassian verrà demolito nel 1812 per far posto ad abitazioni civili, e l’area in cui sorgeva sarà successivamente coperta dal giardino degli Albrizzi.

Il Teatro San Cassiano, pur non più esistente nella sua struttura materiale, ha tuttavia lasciato una profonda impronta rilevabile nella struttura architettonica di innumerevoli teatri in tutto il mondo: costituisce infatti il prototipo del cosiddetto ‘teatro all’italiana’ (caratterizzato dagli ordini di palchi sovrapposti, dalla sala generalmente a ferro di cavallo e dalla profondità della scena), destinato ad enorme fortuna nei secoli successivi 

Pur nell’assenza di immagini relative all’aspetto interno dell’edificio originario secentesco, dalle evidenze documentarie superstiti risulta ragionevole concludere che il teatro presentasse una struttura  a 153 palchi distribuiti su 5 ordini (secondo la denominazione in uso a Venezia, un ‘Pepiano’ e Primo, Secondo, Terzo e Quarto ordine di palchi). Le dimensioni del teatro erano piuttosto ridotte: il boccascena misurava  poco più di 8 metri, mentre il palcoscenico aveva una profondità media di 6 metri e mezzo.

Anche i palchetti avevano dimensioni estremamente limitate rispetto a quelle che ci sono familiari negli edifici ottocenteschi: la loro larghezza andava da circa 95 centimetri ai circa 120 centimetri del palco centrale. L’altezza attestata dei palchetti del primo ordine (la seconda fila dal basso) era poco meno di 2 metri e 10, quella del terzo ordine (la quarta fila) poco più di 1 metro e 80. 

L’intento era comprensibilmente quello di disporre del maggior numero possibile di palchetti (sia verticalmente, rispetto al numero di ordini, sia orizzontalmente), massimizzando i profitti e garantendo la sostenibilità economica dell’impresa, alla quale arrideva infatti un trionfale futuro.

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