Non poteva mancare il Teatro alla Scala nel novero degli omaggi tributati a Franco Zeffirelli per i 100 anni dalla nascita: al Piermarini dal 4 al 26 marzo 2023 andrà in scena l’ormai leggendaria Bohème che su quel palcoscenico debuttò 60 anni fa, nel 1963, sotto la bacchetta di Herbert von Karajan. Otto le recite previste per la nuova ripresa dello storico allestimento, la ventiquattresima (l’ultima risale al 2017), con la ‘prima’ del 4 marzo a segnare il traguardo della 200. rappresentazione. Un successo annunciato, come non potrebbe essere diversamente per uno dei più popolari capolavori di Giacomo Puccini in questa celebre messinscena: a due settimane dal debutto lo spettacolo segna il tutto esaurito per tutte le recite. La bohème ‘del centenario’ vedrà sul podio la giovane direttrice coreana Eun Sum Kim, alla guida della San Francisco Opera dal 2021, già apprezzata al Metropolitan di New York e ora al suo esordio operistico alla Scala; sul palco, Mimì sarà impersonata da Marina Rebeka nelle prime quattro rappresentazioni; Irina Lungu, che nelle prime è Musetta, assume il ruolo della protagonista nelle quattro successive, quando le subentra il giovane soprano italiano Mariam Battistelli al debutto scaligero. Nei panni di Rodolfo, l’acclamato tenore italo-britannico Freddie De Tommaso, già alla Scala un anno fa per Adriana Lecouvreur. Luca Micheletti, applauditissimo Guido di Monfort nei Vespri siciliani di questi giorni, è Marcello, Alessio Arduini Schaunard, e Andrea Concetti canta Alcindoro e Benoît. Completano il cast due allievi dell’Accademia: Hyun-Seo Davide Park è Parpignol e Giuseppe De Luca il sergente dei doganieri. La regia del maestro fiorentino è ripresa da Marco Gandini, i costumi sono di Piero Tosi, le luci di Marco Filibeck. In un’intervista rilasciata a Sergio Talmon, Franco Zeffirelli ha dichiarato: [Quello di Bohème] “è stato l’allestimento più fortunato di tutta la mia carriera. La qualità è completamente protetta dalle strutture della Scala che tengono molto a questo spettacolo, l’hanno gelosamente conservato, dal Coro e da tutti quelli che ci sono nati dentro e se lo sentono addosso come un abito di casa. Lo centrammo allora. Fu una di quelle cose benedette! Lo azzeccammo, con Karajan! Eravamo evidentemente vent’anni avanti del nostro tempo, perché sedici anni dopo è ancora salutato come l’ultima parola sull’allestimento di Bohème, è ancora fresca, come se fosse concepito oggi, vuol dire che quando lo abbiamo concepito eravamo proiettati nel futuro. Me lo considero la cosa più riuscita di tutta la mia carriera operistica, anche perché ho avuto il piacere di vedere rinascere […] delle memorabili esecuzioni musicali […] che sono fiorite dentro questo allestimento e hanno trovato la loro casa e la loro destinazione armonica perfetta”. * (Photocredit Brescia&Amisano; Eun Sum Kim, credit Nikolaj Lund)