Il Festival del Maggio Musicale Fiorentino apre la sua 87ª edizione con uno dei titoli più emblematici del ‘900: Salome di Richard Strauss. Il capolavoro del compositore tedesco, che mancava dalle scene del Maggio da quindici anni, è proposto in un nuovo allestimento, in scena nella Sala Grande del Teatro dal 13 al 27 aprile 2025. Tre gli attesi debutti al Maggio che segnano la nuova produzione, quelli del direttore Alexander Soddy, della regista Emma Dante, e del soprano Lidia Fridman nel ruolo di Salome, subentrata all’annunciata Allison Oakes, impossibilitata a partecipare per motivi di salute. Il cast vocale riunisce Nikolai Schukoff nel ruolo di Herodes, Anna Maria Chiuri come Herodias e Brian Mulligan nei panni di Jochanaan. Accanto a loro, Eric Fennell (Narraboth), Marvic Monreal (Ein Page der Herodias), Arnold Bezuyen, Mathias Frey, Patrick Vogel, Martin Piskorski e Karl Huml nei ruoli dei Cinque Ebrei. Completano la distribuzione William Hernandez e Yaozhou Hou (Due Nazareni, con Hou anche come Uno Schiavo), Frederic Jost e ancora Karl Huml (Due Soldati), e Davide Sodini (Un uomo della Cappadocia). Il nuovo allestimento si avvale delle scene di Carmine Maringola, dei costumi firmati da Vanessa Sannino, delle luci di Luigi Biondi e della scenografia curata da Silvia Giuffrè; il manifesto dello spettacolo è di Gianluigi Toccafondo. Fra le più celebri composizioni di Richard Strauss, la Salome debuttò nel dicembre 1905 alla Semperoper di Dresda e fu accolta da un successo clamoroso che garantì al suo autore fama e onori. La fonte letteraria era l’omonimo dramma Salomè di Oscar Wilde che il compositore scelse di mettere in musica nella traduzione tedesca di Hedwig Bachmann. Nel corso delle stagioni del Maggio l’opera di Strauss è andata in scena per un totale di sei volte a partire dalla prima rappresentazione fiorentina avvenuta nel 1948 nella versione italiana. La seconda occasione data il 1964 al Teatro Comunale, per la terza volta la cronologia fissa lo storico al 1977 con la direzione di Zubin Mehta; la quarta occasione è del 1991 eseguita in forma di concerto, la quinta volta Salome va in scena nel 1994 con Mehta sul podio e la regia di Luc Bondy, e l’ultima occasione prima di questa inaugurazione è del 2010 con la direzione di Ralf Weikert (subentrato sul podio a Paolo Carignani) e la regia di Robert Carsen. Parlando di questa produzione Emma Dante ne ha evidenziato i tratti onirici e di come la sua interpretazione dell’opera l’abbia portata ad immaginare la vicenda come un vero e proprio viaggio attraverso un sogno – anzi, un incubo – capace di portare il pubblico su un’altra dimensione: “Quando sono arrivata al Maggio mi è quasi sembrato di metter piede sopra una vera e propria ‘nave spaziale’ e già questo è stato molto significativo, sia nel lavoro svolto con gli artisti sia per lo spettacolo visivo che è nato in queste settimane. Salome è senz’altro un’opera particolare, con tratti e aspetti che quasi potremmo definire “assurdi”, un’opera complessa che io ho interpretato come l’attraversamento di un vero e proprio incubo: è come se tutti, nel breve tempo della durata dell’opera, entrassimo nella testa e nella visione del profeta Jochanaan e di Salome stessa. L’idea portante di questa produzione è dunque il viaggio attraverso il sogno e l’incubo dentro la mente di quest’uomo, Jochanaan appunto. La musica stessa è altrettanto particolare, oltre che splendida, e sembra anch’essa scritta per portare il pubblico in un’altra dimensione, una dimensione dove si riescono a delineare i caratteri sentimentali ma al contempo crudeli di questo capolavoro straussiano”. “È il mio debutto a Firenze – dice il direttore Alexander Soddy – e poterlo fare dirigendo un’opera che sento particolarmente vicina a me lo rende ancora più speciale: ci sono legato infatti da quasi vent’anni, cominciando a interpretarla come pianista accompagnatore all’inizio della mia carriera, e successivamente diretta moltissime volte. Conosco le sfide che essa contiene e dico sfide perché è uno dei primi lavori di Strauss, il quale scrive in un modo davvero impegnativo. Compone in modo giovanile, eccitato da tutte le opportunità che ha. Questo ovviamente può essere rischioso perché ci sono i cantanti in scena che devono riuscire a sovrastare il suono di un’orchestra enorme. Un’altra sfida presente in quest’opera è relativa al fatto che, in qualità di direttore, debbo al contempo essere musicalmente flessibile, passionale e possente ma al contempo capace di mantenere un insieme orchestrale il più possibile compatto e leggero per fare in modo che i cantanti possano sovrastarlo: il mio obiettivo in parte è anche quello di ‘domare la bestia’, ossia quest’enorme ensemble prevista dal lavoro di Strauss.”