Festival Classica

Ravenna Festival 2025 | XXXVI edizione

«Donde hay música no puede haber cosa mala» (dove c’è musica non ci può essere alcun male): è la citazione dal Don Chisciotte di Cervantes scelta come titolo per l’edizione 2025
Fondazione Ravenna Manifestazioni

«Donde hay música no puede haber cosa mala» – “dove c’è musica non ci può essere alcun male”: le parole tratte dal Don Chisciotte di Cervantes sintetizzano lo spirito che anima il Ravenna Festival, da sempre spazio aperto al confronto attraverso la musica e le arti sceniche. Il titolo scelto per la XXXVI edizione, in cartellone dal 31 maggio al 13 luglio 2025, invita anche a una riflessione sul tema del coraggio, declinato nei suoi molteplici aspetti: dall’epica classica alla figura del cavaliere errante, fino alle forme di eroismo che appartengono al nostro presente – il coraggio morale, quello civile, la capacità di ricominciare, creare, immaginare un futuro.

Sarà Riccardo Muti ad aprire il Festival il 31 maggio alla guida della sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, mentre tra gli ospiti spiccano nomi di rilievo del panorama musicale internazionale come Zubin Mehta, Daniel Harding, Accademia Bizantina, The Tallis Scholars, Uri Caine, Cat Power, Heiner Goebbels, Max Richter, Enrico Rava, Stefano Bollani, Malika Ayane, Lakecia Benjamin e artisti della scena teatrale quali Marco Baliani e Alessio Boni.

L’edizione 2025 vedrà oltre cento alzate di sipario e coinvolgerà più di mille artisti, grazie al sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Ravenna, con il contributo del partner principale Eni e degli sponsor che affiancano stabilmente la manifestazione.

EROI PER IL NUOVO MILLENNIO

“Il modello di coraggio mutuato dall’epica antica e medievale – spiega la nota di presentazione del Ravenna Festivalsi caratterizza principalmente come valore sul campo di battaglia. L’eroe è dunque il guerriero, virile e intrepido; il suo destino si compie o nella morte in guerra o nella supremazia sull’avversario. Le prime incrinature già affiorano in Ariosto – i suoi paladini sono in lotta con loro stessi, le proprie passioni e fragilità – ma è con Cervantes che l’eroismo si fa resistenza, fedeltà a un sogno e al mondo come dovrebbe e potrebbe essere piuttosto che ciò che è. La follia diventa così un atto di estremo coraggio, ovvero la capacità di immaginare e perseguire un ideale di giustizia e bellezza.”

Oggi più che mai va ridefinito il paradigma del coraggio – non il privilegio degli oppressori, ma la risorsa degli oppressi. È il coraggio civile di chi lotta per la giustizia, di chi sceglie di creare in una società che sembra preferire la (auto)distruzione, di chi continua a sperare anche davanti alla sofferenza. Se la musica è una garanzia contro il male, come suggerisce Sancho, è perché la cultura e le arti sono strumenti per creare connessioni in un’epoca che separa, nega, dimentica. A questo coraggio contemporaneo guarda Ravenna Festival: un coraggio che non impugna spade ma idee, empatia e speranza.”

Se il Bhagavadgītā, punto di partenza per il Grande Teatro di Lido Adriano, ruota attorno al guerriero Arjuna, nellOrlando furioso, da cui sono tratti i protagonisti delle opere di Händel in scena per la Trilogia d’Autunno (12 -16 novembre), i paladini sono uomini in preda alle passioni. Il Don Chisciotte ad ardere di Albe/Ravenna Teatro chiama a partecipare al sogno del cavaliere errante, mentre Marco Baliani invita a contemplare il “coraggio silenzioso”.

Riscrivendo il concetto di coraggio, impossibile non guardare alle tragedie contemporanee:: sono quattro i concerti Voci e musiche dalla Palestina, e nove gli appuntamenti pomeridiani della rassegna ecosostenibile e diffusa Romagna in fiore (10 maggio-2 giugno), una celebrazione dello spirito di comunità e resilienza dei territori funestati dagli eventi alluvionali.

Sono eroine delle idee le donne della Lisistrata di Aristofane in sciopero contro la guerra; Marco Martinelli “rimette in vita” la commedia di Aristofane con gli adolescenti del territorio partenopeo. Il fil rouge del coraggio civile attraversa l’opera Anita sulla compagna di Garibaldi,

The Passion of Octavius Catto di Uri Caine dedicato all’attivista afroamericano assassinato nel 1871 e lo spettacolo di danza Fragolesangue. Il coraggio di osare è spesso determinante anche nelle arti – si pensi alla “scelta elettrica” di Bob Dylan con il concerto “della Royal Albert Hall” nel 1966 riproposto da Cat Power oppure al rapporto di Ennio Morricone con il cinema (è di CCN/Aterballetto la dedica Notte Morricone)

E nell’Anno Giubilare, come non ricordare alcuni esempi della tradizione biblica ed evangelica? Il sacrificio per gli altri è esemplificato dalla Crocifissione – sulle sette parti di quel corpo perseguitato si concentra l’oratorio di Dietrich Buxtehude Membra Jesu Nostri affidato agli allievi del Conservatorio G. Verdi di Ravenna diretti da Antonio Greco. Il coraggio di chi “grida nel deserto” è quello di San Giovanni Battista di Alessandro Stradella, altro oratorio seicentesco (questo composto per il Giubileo del 1675) proposto dall’Ensemble Mare Nostrum diretto da Andrea De Carlo, mentre la moabita Rut, protagonista della nuova sacra rappresentazione composta da Marianna Acito su libretto di Francesca Masi, è una straniera che si fa carico delle sofferenze altrui e ci insegna qualcosa su coraggio dell’inclusività.

Il Programma

Ravenna Festival 2025

«Donde hay música no puede haber cosa mala»
(Dove c’è musica non ci può essere alcun male)

  • MUSICHE

«L’uomo che non ha musica in sé è incline a tradimenti e perfidie», ammonisce Shakespeare ne Il mercante di Venezia, invitando alla diffidenza verso chi non si lascia toccare dalla dolcezza dell’armonia. E sarà ancora una volta Riccardo Muti a inaugurare, sabato 31 maggio, il Ravenna Festival 2025, salendo sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini per un programma che accosta l’ouverture Coriolano e la Settima Sinfonia di Beethoven al Concerto n. 4 in re maggiore K 218 di Mozart, con solista Giuseppe Gibboni, vincitore nel 2021 del Premio Paganini. Il Maestro Muti tornerà a dirigere la Cherubini anche il 5 luglio, con un secondo appuntamento incentrato sulla Quinta Sinfonia di Beethoven, la Quarta “Italiana” di Mendelssohn e la Sinfonia da I vespri siciliani di Verdi.

La sezione sinfonica del Festival vedrà poi il ritorno di due bacchette prestigiose: Zubin Mehta guiderà l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, di cui è direttore onorario a vita, in un appuntamento che abbina il Concerto per violino op. 61 di Beethoven, con solista Amira Abouzahra, alla monumentale Symphonia domestica di Richard Strauss (26 giugno)

Daniel Harding, invece, salirà sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia – di cui è direttore musicale dal 2023 – per un trittico raffinato: Blumine dalla Prima Sinfonia di Mahler, il Preludio e Liebestod dal Tristan und Isolde di Wagner e la Seconda Sinfonia di Brahms. (10 luglio)

Alla musica barocca è dedicata la serata intitolata Vivaldi d’amore, in cui Accademia Bizantina propone una selezione di concerti per archi, violino e viola d’amore del Prete Rosso. Protagonista assoluto Alessandro Tampieri, primo violino solista dell’ensemble, che passa con disinvoltura dal violino alla viola e la viola d’amore, dal timbro morbido e magnetico.

Sul fronte della musica contemporanea, spiccano due progetti di forte impatto. Max Richter presenta In A Landscape, il suo nuovo album edito da Deutsche Grammophon: una sorta di meditazione sonora, pacata e intensa, come risposta al caos e alla brutalità della contemporaneità. Di segno differente ma altrettanto potente è Surrogate Cities di Heiner Goebbels, autore che fonde classica, jazz, elettronica, voci e rumori urbani in una partitura evocativa. In questa produzione del Festival, lo stesso Goebbels firma la regia, le scene e le luci, affidando l’esecuzione all’Orchestra Cherubini diretta da Andrea Molino, con i solisti Aurore Ugolin, John De Leo e Alípio Carvalho Neto ai sassofoni.

Nel centenario della nascita di Luciano Berio, il Duo Aria – composto da Carlo Sampaolesi (fisarmonica) e Pietro Elia Barcellona (contrabbasso) – rende omaggio al compositore con l’esecuzione delle Sequenze XIVb e XIII (chanson), accostate a In bianco e nero di Francesca Verunelli, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia, a testimonianza dell’eredità lasciata da Berio alle nuove generazioni.

Il Festival dedica spazio anche alla giovane scena pianistica. Alexander Gadjiev, premiato con l’Abbiati come miglior solista nel 2022, affronta un programma che attraversa Debussy, Bartók e Musorgskij, mentre il venticinquenne Pietro Fresa propone un itinerario che unisce Mozart, Brahms, le mazurche di Chopin e la visionaria Messa nera di Skrjabin.

Sul versante cameristico, torna il vision string quartet, tra le formazioni più originali del panorama berlinese, capace di accostare un Quartetto di Brahms a brani propri eseguiti con strumenti amplificati. Arriva da Colonia il Trio Orelon – il cui nome, che significa “orecchio” in esperanto, è già dichiarazione d’intenti – con un programma che accosta Haydn, Arensky e Beethoven. Ampio lo spettro sonoro del Signum Saxophone Quartet, che rilegge trascrizioni da Grieg, Barber, Gershwin e Piazzolla, fino al giovane compositore Viet Cuong, tra le voci emergenti più interessanti del panorama statunitense.

Chiude il quadro Anita, opera di Gilberto Cappelli su libretto di Raffaella Sintoni e Andrea Cappelli, che lo scorso anno ha debuttato al Festival di Spoleto. Ispirata alla figura di Anita Garibaldi, l’opera sarà rappresentata nella suggestiva cornice della Fattoria Guiccioli, dove Anita morì nel 1849. Dirige Marco Angius, alla guida dell’Orchestra Calamani e del Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, con Chiara Guerra e Alberto Petricca nei ruoli di Anita e Giuseppe Garibaldi. Un omaggio a una figura ancora oggi sorprendentemente attuale, in una partitura che rivela l’amore del compositore per Mahler, Schönberg e l’espressionismo del primo Novecento.

Come sempre, anche in quest’edizione sono numerosi gli eventi che guardano ad altri territori geografici e musicali: la Zawinul Legacy Band 3.0 ripercorre l’odissea musicale del pioniere del jazz fusionm e The Wall & Pink Floyd Greatest Hits unisce la MM Dance Company, i Pink Sonic, l’Orchestra Città di Ferrara e il Coro del Teatro Comunale di Ferrara, mentre con Rapsodia fantastica la musica di Giacomo Cuticchio incontra il Teatro dei Pupi del padre Mimmo e Vincenzo Capezzuto e il Motus Mandolin Trio celebrano la canzone napoletana nell’Ottocento.

A Cervia-Milano Marittima, Il Trebbo in musica include l’omaggio di Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello a Pino Daniele, Aldo Cazzullo e Moni Ovadia con Il romanzo della Bibbia, Mario Tozzi e il jazzista Enzo Favata per una disamina geologico-musicale del Mediterraneo, Dardust con il suo Urban Impressionism, una nuova produzione con Carlo Lucarelli, La Traviata sono io con Alessio Boni su testo di Filippo Arriva e la cantante Arooj Aftab con il suo più recente album Night Reign.

Il tris di concerti al Pavaglione di Lugo si apre con la prima italiana di The Passion of Octavius Catto di Uri Caine, seguita dall’appuntamento con Enrico Rava e Stefano Bollani e quello con Malika Ayane, per la prima volta in “versione sinfonica” con l’Orchestra La Corelli.

Palazzo San Giacomo a Russi è la scenografia di La notte dello Spiritual Jazz con Lakecia Benjamin, Hamid Drake e James Brandon Lewis e La lunga notte irlandese con i Dervish, Derek Hickey, Mick O’Brien e Ciara Ní Bhriain e i Birkin Tree.

  • CANTARE AMANTIS EST

Nel discorso 336, In dedicatione ecclesiae, Agostino d’Ippona sostiene che cantare amantis est, ovvero il canto è proprio di coloro che amano; in altre parole, il canto è una naturale manifestazione dell’amore, in particolare quello spirituale. Se per Sant’Agostino l’argomento era destinato a sottolineare la funzione del canto non come semplice ornamento della liturgia ma sua parte integrante – forma elevata di preghiera e veicolo privilegiato della gioia spirituale – ispirando secoli di riflessione e pratica musicale sacra, Cantare amantis est è quest’anno il titolo della speciale rassegna curata da Anna Leonardi e Michele Marco Rossi, nel 2024 autori della “Chiamata alle arti”.

Al centro della rassegna c’è il canto nella sua dimensione corale. Domenica 1 e lunedì 2 giugno cori di tutt’Italia prendono parte prove e lezioni su pagine verdiane con la guida di Riccardo Muti, mentre con Another Bach in the Wall saranno presentati i murales alla Mensa di Fraternità della Parrocchia di San Rocco realizzati da artisti della Chiamata alle arti e la Basilica Metropolitana accoglierà un concerto per il Giubileo.

  • NELLE BASILICHE

Da sempre sensibile al millenario patrimonio di arte e fede di cui sono custodi le basiliche della città, Ravenna Festival 2025  propone a Sant’Apollinare in Classe l’oratorio San Giovanni Battista che Alessandro Stradella compose per l’Anno Giubilare 1675, dando voce a un uomo che ha riposto la sua fede incrollabile in Dio. A eseguirlo l’Ensemble Mare Nostrum diretto da Andrea De Carlo, con Silvia Frigato e Danilo Pastore nei panni di Salomè e il Battista, mentre Masashi Tomosugi è Erode, Dorota Szczepanska Erodiade e Roberto Manuel Zangari il Consigliere. Detto “Caravaggio della musica” per la vita avventurosa e la morte violenta che lo accomunano al Merisi, Stradella sembra scolpire i suoi personaggi nella pietra, come le sculture che andavano componendo il volto barocco della Città Eterna.

Il Festival ha inoltre commissionato una nuova sacra rappresentazione sulla figura di Rut per la Basilica di San Giovanni Evangelista: Rut. Raccolti di speranza è stata composta da Marianna Acito su libretto di Francesca Masi, che ha reso la speranza il cuore e il fine del testo. In scena, Laura Zecchini nei panni della protagonista e Daniela Pini e Angelo Testori rispettivamente in quelli di Noemi e Boaz; a dirigere gli Strumentisti della Cherubini e il Gruppo Vocale Heinrich Schütz sarà Mattia Dattolo.

Le messe in scena a tema sacro contano anche un altro intenso oratorio seicentesco, quello di Dietrich Buxtehude incentrato sul corpo di Cristo crocifisso: nella Basilica di Sant’Agata Maggiore, Membra Jesu Nostri è affidato al Coro & Ensemble 1685 del Conservatorio Giuseppe Verdi di Ravenna e alla direzione da Antonio Greco, mentre docenti e allievi dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna ne cureranno il visual project.

La ricorrenza dei 500 anni dalla nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina e il perdurare della sua influenza sulla storia della musica sacra saranno celebrati nella Basilica di San Vitale dal ritorno dei Tallis Scholars, diretti da Peter Phillips in un programma che mette il compositore cinquecentesco a stretto confronto con Arvo Pärt (che compie invece novant’anni), e dall’ensemble vocale Odhecaton, che riunisce sotto la direzione di Paolo Da Col alcune delle migliori voci maschili italiane specializzate in musica rinascimentale e preclassica – in questo caso mottetti di Palestrina sono accostati alla Messaa Palestrina” di Scarlatti.

Tallis e Odhecaton prenderanno parte anche a In templo Domini, la tradizionale rassegna di liturgie domenicali che accompagna il calendario del Festival e che quest’anno è ospitata nella più antica basilica giubilare della città, ovvero Sant’Apollinare in Classe. Mentre Tallis e Odhecaton accompagnano rispettivamente le celebrazioni dell’Ascensione e della Pentecoste, quella della Santissima Trinità vedrà partecipe il Gruppo Vocale Heinrich Schütz guidato da Roberto Bonato.

  • UN FESTIVAL CHE DANZA

Quest’anno spetta alla danza concludere il programma estivo di Ravenna Festival il 13 luglio, con il ritorno di Les étoiles, il gala curato da Daniele Cipriani  quest’ anno pour homme, quindi interamente declinato al maschile con primi ballerini e solisti dalle migliori compagnie internazionali.

La danza si fa anche strumento per esplorare due eredità musicali del Novecento. La MM Dance Company è coinvolta nella nuova coproduzione The Wall & Pink Floyd Greatest Hits, mentre per celebrare Ennio Morricone il Centro Coreografico Nazionale/Aterballetto ha affidato a Marcos Morau, il più giovane coreografo ad aver ottenuto il Premio Nazionale di Danza (massimo riconoscimento in Spagna), il compito di confrontarsi con le sue iconiche composizioni per il cinema. In un intreccio di danza, cinema e arti visive, Notte Morricone rende omaggio all’uomo e all’artista, mostrandocelo proprio nel momento della creazione. CCN/Aterballetto propone inoltre al Museo Classis le MicroDanze, brevi performance immaginate per spazi non teatrali.

La sezione danza include un doppio omaggio a Micha van Hoecke: a quattro anni dalla scomparsa del coreografo, la compagna d’arte e vita Miki Matsuse riallestisce in prima italiana con il Balletto di Roma “La dernière danse?”, mai proposto prima a Ravenna e lavoro centrale nel percorso dell’ artista; nell’occasione il Teatro Alighieri ospiterà anche la mostra fotografica: La vie d’artiste, ritratto per immagini di van Hoecke.

È una prima anche Fragolesangue di Monica Francia, Ida Malfatti e Zoe Francia Lamattina, una coproduzione di Ravenna Festival e Nanou Associazione Culturale ETS. Il titolo riprende quello della pellicola del 1970 Fragole e sangue diretta da Stuart Hagmann e premiata a Cannes – un racconto della presa di coscienza politica di uno studente, maturata nel contesto della controcultura americana. Con una forte componente laboratoriale per giovanissime performer, lo spettacolo diventa un’esperienza collettiva che fa i conti con le narrazioni di un’altra epoca poetico-politica, a contatto con corpi, desideri e urgenze del presente.

  • IL TEATRO SPECCHIO DEL MONDO

Con “Lisistrata” Marco Martinelli “rimette in vita” Aristofane nell’ambito del dialogo tra Ravenna e Parco Archeologico di Pompei. Se Lisistrata rappresenta l’impegno civile e pacifista, il ritratto dell’eroe moderno include Don Chisciotte ad ardere di Albe/Ravenna Teatro con i cittadini della Chiamata Pubblica; le tre ante del progetto (compresa l’inedita terza parte) saranno in scena fra Palazzo Malagola, Palazzo di Teodorico e Teatro Rasi.

Il Grande Teatro di Lido Adriano si confronta invece con il Bhagavadgītā, riletto con il coinvolgimento di decine di giovani e adulti della cosmopolita località della riviera. Le variazioni sul tema si completano con Del coraggio silenzioso, uno spettacolo di e con Marco Baliani. La sezione teatro include anche la prima di Ghosts di Fanny & Alexander, basato su racconti di fantasmi di Edith Wharton, e Finale di partita di Beckett secondo Nerval Teatro.

  • TRILOGIA D’AUTUNNO

Intitolata L’invisibil fa vedere Amore, quest’anno la Trilogia d’Autunno (12 – 16 novembre) rinnova il dialogo fra Pier Luigi Pizzi e Accademia Bizantina e Ottavio Dantone ed è interamente dedicata a Händel, con due nuovi allestimenti di Orlando e Alcina, a cui si aggiunge l’esecuzione del Messiah, in questo caso con Dantone alla guida dell’Orchestra Cherubini e il Coro della Cattedrale di SienaGuido Chigi Saracini”.

Edizioni trascorse

Ravenna Festival 2023
“Le città invisibili” è il titolo della XXXIV edizione, in omaggio al
Ravenna Festival 2022, “Tra la carne e il cielo”
Rende omaggio a Pier Paolo Pasolini a 100 anni dalla nascita la XXXIII
Ravenna Festival 2021
Dedicato a Dante – XXII Edizione
Oltre 70 eventi e 1200 artisti

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