Il ProgrammaRavenna Festival 2025 «
Donde hay música no puede haber cosa mala» (Dove c’è musica non ci può essere alcun male)
«L’uomo che non ha musica in sé è incline a tradimenti e perfidie», ammonisce Shakespeare ne Il mercante di Venezia, invitando alla diffidenza verso chi non si lascia toccare dalla dolcezza dell’armonia.
E sarà ancora una volta
Riccardo Muti a inaugurare, sabato
31 maggio, il
Ravenna Festival 2025, salendo sul podio dell’
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini per un programma che accosta l’ouverture Coriolano e la Settima Sinfonia di Beethoven al Concerto n. 4 in re maggiore K 218 di Mozart, con solista
Giuseppe Gibboni, vincitore nel 2021 del Premio Paganini. Il Maestro
Muti tornerà a dirigere la
Cherubini anche il
5 luglio, con un secondo appuntamento incentrato sulla Quinta Sinfonia di Beethoven, la Quarta “Italiana” di Mendelssohn e la Sinfonia da I vespri siciliani di Verdi. La
sezione sinfonica del Festival vedrà poi il ritorno di due bacchette prestigiose:
Zubin Mehta guiderà l’
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, di cui è direttore onorario a vita, in un appuntamento che abbina il Concerto per violino op. 61 di Beethoven, con solista
Amira Abouzahra, alla monumentale Symphonia domestica di Richard Strauss (
26 giugno)
Daniel Harding, invece, salirà sul podio dell’
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia – di cui è direttore musicale dal 2023 – per un trittico raffinato: Blumine dalla Prima Sinfonia di Mahler, il Preludio e Liebestod dal Tristan und Isolde di Wagner e la Seconda Sinfonia di Brahms. (
10 luglio) Alla
musica barocca è dedicata la serata intitolata
Vivaldi d’amore, in cui
Accademia Bizantina propone una selezione di concerti per archi, violino e viola d’amore del Prete Rosso. Protagonista assoluto
Alessandro Tampieri, primo violino solista dell’ensemble, che passa con disinvoltura dal violino alla viola e la viola d’amore, dal timbro morbido e magnetico. Sul fronte della
musica contemporanea, spiccano due progetti di forte impatto.
Max Richter presenta
In A Landscape, il suo nuovo album edito da Deutsche Grammophon: una sorta di meditazione sonora, pacata e intensa, come risposta al caos e alla brutalità della contemporaneità. Di segno differente ma altrettanto potente è
Surrogate Cities di
Heiner Goebbels, autore che fonde classica, jazz, elettronica, voci e rumori urbani in una partitura evocativa. In questa produzione del Festival, lo stesso Goebbels firma la regia, le scene e le luci, affidando l’esecuzione all’
Orchestra Cherubini diretta da
Andrea Molino, con i solisti
Aurore Ugolin, John De Leo e
Alípio Carvalho Neto ai sassofoni. Nel
centenario della nascita di Luciano Berio, il
Duo Aria – composto da
Carlo Sampaolesi (fisarmonica) e
Pietro Elia Barcellona (contrabbasso) – rende omaggio al compositore con l’esecuzione delle Sequenze XIVb e XIII (chanson), accostate a In bianco e nero di
Francesca Verunelli, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia, a testimonianza dell’eredità lasciata da Berio alle nuove generazioni. Il Festival dedica spazio anche alla
giovane scena pianistica.
Alexander Gadjiev, premiato con l’Abbiati come miglior solista nel 2022, affronta un programma che attraversa Debussy, Bartók e Musorgskij, mentre il venticinquenne
Pietro Fresa propone un itinerario che unisce Mozart, Brahms, le mazurche di Chopin e la visionaria Messa nera di Skrjabin. Sul
versante cameristico, torna il
vision string quartet, tra le formazioni più originali del panorama berlinese, capace di accostare un Quartetto di Brahms a brani propri eseguiti con strumenti amplificati. Arriva da Colonia il
Trio Orelon – il cui nome, che significa “orecchio” in esperanto, è già dichiarazione d’intenti – con un programma che accosta Haydn, Arensky e Beethoven. Ampio lo spettro sonoro del
Signum Saxophone Quartet, che rilegge trascrizioni da Grieg, Barber, Gershwin e Piazzolla, fino al giovane compositore
Viet Cuong, tra le voci emergenti più interessanti del panorama statunitense. Chiude il quadro
Anita, opera di
Gilberto Cappelli su libretto di
Raffaella Sintoni e
Andrea Cappelli, che lo scorso anno ha debuttato al Festival di Spoleto. Ispirata alla figura di Anita Garibaldi, l’opera sarà rappresentata nella suggestiva cornice della Fattoria Guiccioli, dove Anita morì nel 1849. Dirige
Marco Angius, alla guida dell’
Orchestra Calamani e del
Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, con
Chiara Guerra e
Alberto Petricca nei ruoli di Anita e Giuseppe Garibaldi. Un omaggio a una figura ancora oggi sorprendentemente attuale, in una partitura che rivela l’amore del compositore per Mahler, Schönberg e l’espressionismo del primo Novecento. Come sempre, anche in quest’edizione sono numerosi gli eventi che guardano ad altri territori geografici e musicali: la
Zawinul Legacy Band 3.0 ripercorre l’odissea musicale del pioniere del jazz fusionm e The Wall & Pink Floyd Greatest Hits unisce la MM Dance Company, i Pink Sonic,
l’Orchestra Città di Ferrara e il Coro del Teatro Comunale di Ferrara, mentre con
Rapsodia fantastica la musica di Giacomo Cuticchio incontra il Teatro dei Pupi del padre Mimmo e
Vincenzo Capezzuto e il
Motus Mandolin Trio celebrano la canzone napoletana nell’Ottocento. A
Cervia-Milano Marittima, Il Trebbo in musica include l’omaggio di
Fabrizio Bosso e
Julian Oliver Mazzariello a Pino Daniele,
Aldo Cazzullo e
Moni Ovadia con Il romanzo della Bibbia,
Mario Tozzi e il jazzista
Enzo Favata per una disamina geologico-musicale del Mediterraneo,
Dardust con il suo Urban Impressionism, una nuova produzione con
Carlo Lucarelli, La Traviata sono io con
Alessio Boni su testo di Filippo Arriva e la cantante
Arooj Aftab con il suo più recente album Night Reign. Il tris di concerti al
Pavaglione di Lugo si apre con la prima italiana di The Passion of Octavius Catto di
Uri Caine, seguita dall’appuntamento con
Enrico Rava e
Stefano Bollani e quello con
Malika Ayane, per la prima volta in “versione sinfonica” con l’
Orchestra La Corelli. Palazzo San Giacomo a Russi è la scenografia di La notte dello Spiritual Jazz con Lakecia Benjamin, Hamid Drake e James Brandon Lewis e La lunga notte irlandese con i Dervish, Derek Hickey, Mick O’Brien e Ciara Ní Bhriain e i Birkin Tree.
Nel discorso 336, In dedicatione ecclesiae,
Agostino d’Ippona sostiene che cantare amantis est, ovvero il canto è proprio di coloro che amano; in altre parole, il canto è una naturale manifestazione dell’amore, in particolare quello spirituale. Se per Sant’Agostino l’argomento era destinato a sottolineare la funzione del canto non come semplice ornamento della liturgia ma sua parte integrante – forma elevata di preghiera e veicolo privilegiato della gioia spirituale – ispirando secoli di riflessione e pratica musicale sacra,
Cantare amantis est è quest’anno il titolo della speciale rassegna curata da
Anna Leonardi e
Michele Marco Rossi, nel 2024 autori della “Chiamata alle arti”. Al centro della rassegna c’è il canto nella sua dimensione corale. Domenica
1 e lunedì
2 giugno cori di tutt’Italia prendono parte prove e lezioni su pagine verdiane con la guida di Riccardo Muti, mentre con Another Bach in the Wall saranno presentati i murales alla Mensa di Fraternità della Parrocchia di San Rocco realizzati da artisti della Chiamata alle arti e la Basilica Metropolitana accoglierà un concerto per il Giubileo.
Da sempre sensibile al millenario patrimonio di arte e fede di cui sono custodi le basiliche della città, Ravenna Festival 2025 propone a
Sant’Apollinare in Classe l’oratorio
San Giovanni Battista che
Alessandro Stradella compose per l’Anno Giubilare 1675, dando voce a un uomo che ha riposto la sua fede incrollabile in Dio. A eseguirlo l’
Ensemble Mare Nostrum diretto da
Andrea De Carlo, con
Silvia Frigato e
Danilo Pastore nei panni di Salomè e il Battista, mentre
Masashi Tomosugi è Erode,
Dorota Szczepanska Erodiade e
Roberto Manuel Zangari il Consigliere. Detto “Caravaggio della musica” per la vita avventurosa e la morte violenta che lo accomunano al Merisi, Stradella sembra scolpire i suoi personaggi nella pietra, come le sculture che andavano componendo il volto barocco della Città Eterna. Il Festival ha inoltre commissionato una
nuova sacra rappresentazione sulla figura di Rut per la
Basilica di San Giovanni Evangelista:
Rut. Raccolti di speranza è stata composta da
Marianna Acito su libretto di
Francesca Masi, che ha reso la speranza il cuore e il fine del testo. In scena,
Laura Zecchini nei panni della protagonista e
Daniela Pini e
Angelo Testori rispettivamente in quelli di Noemi e Boaz; a dirigere gli
Strumentisti della Cherubini e il
Gruppo Vocale Heinrich Schütz sarà
Mattia Dattolo. Le messe in scena a tema sacro contano anche un altro intenso
oratorio seicentesco, quello di
Dietrich Buxtehude incentrato sul corpo di Cristo crocifisso: nella
Basilica di Sant’Agata Maggiore,
Membra Jesu Nostri è affidato al
Coro & Ensemble 1685 del Conservatorio Giuseppe Verdi di Ravenna e alla direzione da
Antonio Greco, mentre docenti e allievi dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna ne cureranno il visual project. La ricorrenza dei 500 anni dalla nascita di
Giovanni Pierluigi da Palestrina e il perdurare della sua influenza sulla storia della musica sacra saranno celebrati nella
Basilica di San Vitale dal ritorno dei
Tallis Scholars, diretti da
Peter Phillips in un programma che mette il compositore cinquecentesco a stretto confronto con
Arvo Pärt (che compie invece novant’anni), e dall’ensemble vocale
Odhecaton, che riunisce sotto la direzione di
Paolo Da Col alcune delle migliori voci maschili italiane specializzate in musica rinascimentale e preclassica – in questo caso mottetti di
Palestrina sono accostati alla
Messa “
a Palestrina” di
Scarlatti. Tallis e
Odhecaton prenderanno parte anche a
In templo Domini, la tradizionale rassegna di liturgie domenicali che accompagna il calendario del Festival e che quest’anno è ospitata nella più antica basilica giubilare della città, ovvero Sant’Apollinare in Classe. Mentre Tallis e Odhecaton accompagnano rispettivamente le celebrazioni dell’Ascensione e della Pentecoste, quella della Santissima Trinità vedrà partecipe il
Gruppo Vocale Heinrich Schütz guidato da
Roberto Bonato.
Quest’anno spetta alla danza concludere il programma estivo di Ravenna Festival il
13 luglio, con il ritorno di
Les étoiles, il gala curato da Daniele Cipriani quest’ anno
pour homme, quindi interamente declinato al maschile con primi ballerini e solisti dalle migliori compagnie internazionali. La danza si fa anche strumento per esplorare due eredità musicali del Novecento. La
MM Dance Company è coinvolta nella nuova coproduzione
The Wall & Pink Floyd Greatest Hits, mentre per celebrare Ennio Morricone il
Centro Coreografico Nazionale/Aterballetto ha affidato a
Marcos Morau, il più giovane coreografo ad aver ottenuto il Premio Nazionale di Danza (massimo riconoscimento in Spagna), il compito di confrontarsi con le sue iconiche composizioni per il cinema. In un intreccio di danza, cinema e arti visive,
Notte Morricone rende omaggio all’uomo e all’artista, mostrandocelo proprio nel momento della creazione. CCN/Aterballetto propone inoltre al Museo Classis le MicroDanze, brevi performance immaginate per spazi non teatrali. La sezione danza include un doppio
omaggio a Micha van Hoecke: a quattro anni dalla scomparsa del coreografo, la compagna d’arte e vita
Miki Matsuse riallestisce in prima italiana con il
Balletto di Roma “La dernière danse?”, mai proposto prima a Ravenna e lavoro centrale nel percorso dell’ artista; nell’occasione il Teatro Alighieri ospiterà anche la mostra fotografica: La vie d’artiste, ritratto per immagini di van Hoecke. È una prima anche
Fragolesangue di
Monica Francia,
Ida Malfatti e
Zoe Francia Lamattina, una coproduzione di Ravenna Festival e Nanou Associazione Culturale ETS. Il titolo riprende quello della pellicola del 1970 Fragole e sangue diretta da Stuart Hagmann e premiata a Cannes – un racconto della presa di coscienza politica di uno studente, maturata nel contesto della controcultura americana. Con una forte componente laboratoriale per giovanissime performer, lo spettacolo diventa un’esperienza collettiva che fa i conti con le narrazioni di un’altra epoca poetico-politica, a contatto con corpi, desideri e urgenze del presente.
- IL TEATRO SPECCHIO DEL MONDO
Con “
Lisistrata” Marco Martinelli “rimette in vita” Aristofane nell’ambito del dialogo tra Ravenna e Parco Archeologico di Pompei. Se Lisistrata rappresenta l’impegno civile e pacifista, il ritratto dell’eroe moderno include
Don Chisciotte ad ardere di
Albe/Ravenna Teatro con i cittadini della Chiamata Pubblica; le tre ante del progetto (compresa l’inedita terza parte) saranno in scena fra Palazzo Malagola, Palazzo di Teodorico e Teatro Rasi. Il Grande Teatro di Lido Adriano si confronta invece con il
Bhagavadgītā, riletto con il coinvolgimento di decine di giovani e adulti della cosmopolita località della riviera. Le variazioni sul tema si completano con
Del coraggio silenzioso, uno spettacolo di e con
Marco Baliani. La sezione teatro include anche la prima di
Ghosts di
Fanny & Alexander, basato su racconti di fantasmi di Edith Wharton, e Finale di partita di Beckett secondo Nerval Teatro.
Intitolata
L’invisibil fa vedere Amore, quest’anno la Trilogia d’Autunno (
12 – 16 novembre) rinnova il dialogo fra
Pier Luigi Pizzi e
Accademia Bizantina e
Ottavio Dantone ed è interamente dedicata a Händel, con
due nuovi allestimenti di
Orlando e
Alcina, a cui si aggiunge l’esecuzione del
Messiah, in questo caso con
Dantone alla guida dell’
Orchestra Cherubini e il
Coro della Cattedrale di Siena “
Guido Chigi Saracini”.