
Festival Classica
Lucignano Music Festival 2026 – VI edizione “L’Età dell’Oro”

C’è un momento, per chi decide di alzarsi alle quattro o alle cinque del mattino per un concerto, in cui la scelta è già compiuta prima ancora che il primo suono venga eseguito. Nessuno si sveglia per caso a quell’ora: la si sceglie la sera prima, si imposta una sveglia sapendo che il corpo protesterà, si rinuncia a qualcosa — poche ore di sonno, la comodità di un risveglio naturale — per un beneficio che non si può misurare in anticipo. Questo atto di rinuncia precede l’ascolto e in un certo senso lo definisce: chi arriva a un concerto all’alba non vi arriva per consumare uno spettacolo, ma per aver superato una piccola resistenza personale. È una forma di impegno che nessun biglietto, per quanto caro, riesce a comprare da solo.
Anche per chi suona, l’alba è un banco di prova diverso da quello di un teatro serale. Non c’è il pubblico che arriva già scaldato dalla giornata, non c’è l’adrenalina di una sala piena che accoglie con l’applauso consueto: c’è un piccolo gruppo di persone, spesso ancora silenziose, che osserva un musicista intonare lo strumento nell’aria fresca del primo mattino, prima che il proprio corpo e la propria voce interiore siano del tutto pronti. Chi suona in queste condizioni accetta una vulnerabilità che il concerto delle nove di sera non richiede: non ha il tempo di scaldarsi lentamente, non ha la protezione di un pubblico distratto dalle proprie giornate. Deve essere presente, e basta.
Forse è proprio in questa doppia esposizione — di chi suona e di chi ascolta, entrambi fuori dai propri orari abituali, entrambi ancora un poco storditi dal sonno interrotto — che si trova il motivo per cui questo formato continua a essere scelto in luoghi così diversi tra loro. Non promette un’esperienza più bella, ma un’esperienza più vera: senza la mediazione delle abitudini quotidiane, senza il rumore mentale che la giornata accumula progressivamente. Ascoltare musica prima che il mondo ricominci a chiedere qualcosa è un piccolo atto di sottrazione, non di aggiunta — e forse è questa sottrazione, più che il paesaggio o la luce, ciò che il pubblico cerca davvero quando decide di rinunciare al sonno per un’ora di musica.
Quattro appuntamenti già raccontati
Di quattro concerti all’alba dell’estate 2026 ci siamo già occupati singolarmente. A Ravello, l’11 agosto sul Belvedere di Villa Rufolo, l’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno ha eseguito Bizet, Dvořák e Liszt sotto la direzione di Alessandro Palumbo, nell’appuntamento che il Festival propone ogni anno alla stessa ora fin dal 1953. A Marinella di San Terenzo, nel Golfo dei Poeti, il 1° agosto la violoncellista Miriam Prandi ha eseguito una selezione dalle Suites per violoncello solo di Bach, affidando il rito a un solo strumento. In Alta Valtellina, il 13 agosto, un concerto itinerante ha unito quartetto d’archi, fisarmonica e clarinetto tra la Cresta Sobretta e il Sunny Valley, a 2.800 metri di quota, dove il rito musicale si somma a quello fisico della salita in cabinovia. Nel Fermano, il 27 agosto, Monterubbiano ha ospitato il violinista Valentino Alessandrini al Belvedere di Porta Marina, terza tappa di un formato nato a Ponzano di Fermo per offrire ai residenti un modo diverso di frequentare un luogo già noto.
Assisi: quando l’orario serve la memoria
Ad Assisi, la Fondazione Internazionale Assisi ha celebrato a giugno la decima edizione dei Concerti dell’Anima, con un concerto all’alba alle 6:00 sul Sagrato della Basilica di San Francesco e uno al tramonto, il 23 giugno, presso il Santuario di San Damiano, a chiusura della Festa del Voto. Qui l’alba non è soltanto cornice sonora: il 21 giugno, al termine del concerto, è stata installata nel giardino del Sacro Convento l’opera Albero dei Tutti, dello scultore Gregor Prugger, dedicata alle vittime della mafia in Italia. L’orario mattutino diventa parte di una liturgia civile più ampia, in cui la musica introduce un gesto di memoria condivisa piuttosto che accompagnarlo soltanto.
San Marino: quando l’orario diventa consuetudine
Sul Monte Titano, gli Orti dell’Arciprete, accanto alla Basilica del Santo, ospitano dal 26 luglio al 23 agosto la 18ª edizione di Alba sul Monte…in concerto, promossa dall’Associazione Musicale Camerata del Titano sotto la direzione artistica del maestro Augusto Ciavatta. Il concerto d’apertura, il 26 luglio, è affidato al duo di chitarre Locura Flamenca — Riccardo Ascani e Roberto Ippoliti. La ripetizione per diciotto anni consecutivi indica che, in questo caso, l’alba ha smesso di essere un’eccezione nel calendario per diventare parte strutturale dell’identità della rassegna.
Grottammare: quando l’orario apre una stagione
Subito dopo Ferragosto, il 24° FestivaLiszt di Grottammare, organizzato dalla Fondazione GMI presieduta da Rita Virgili, apre il proprio cartellone il 18 agosto con il concerto all’alba Armonie della Natura, sulla spiaggia libera davanti a Piazza Kursaal, protagonista la Dolomiti Horn. Qui l’alba svolge una funzione strutturale precisa: segna l’inizio di un festival di sei concerti che proseguirà nella chiesa di Santa Lucia fino al 27 agosto, e la sua collocazione all’apertura ne fa una soglia di ingresso più che un episodio isolato.
Milano: quando l’orario incornicia un racconto tematico
Al Sun Strac, all’interno del Parco Nord, la rassegna Concerti all’alba, curata da Lucia Martinelli per Musica nell’Aria, propone appuntamenti mensili a ingresso libero, ciascuno costruito attorno a un tema. Il 21 giugno il duo formato da Virginia Sutera al violino ed Eugenia Canale al pianoforte ha presentato un programma dedicato a figure femminili della musica e della letteratura. La rassegna prosegue il 6 settembre con Tango nell’aria e si chiude il 13 settembre con l’Orchestra di Flauti Aulos, ensemble composto prevalentemente da musicisti professionisti e nato dal desiderio di far conoscere il repertorio originale per formazioni di soli flauti, oltre a trascrizioni operistiche, sinfoniche e cinematografiche. L’organico, costruito attorno al flauto traverso in do, comprende anche ottavino, flauto contralto, flauto basso e — da tempi recenti — flauto contrabbasso, con l’accompagnamento di organo o tastiera a completare la gamma timbrica.
Losanna: quando l’orario attraversa i generi (e i confini)
Il fenomeno non si esaurisce entro i confini italiani. A Losanna, a poche ore di distanza dalle Alpi valtellinesi, la rassegna Musiques à l’aube raggiunge nel 2026 la sua decima edizione con otto concerti alle 6:00 del mattino, sulla Jetée de la Compagnie che si allunga sul lago Lemano, dal 27 giugno al 15 agosto. Il primo appuntamento, il 27 giugno, è affidato al Quatuor Sine Nomine in un programma dedicato a Schubert e Dvořák; le settimane successive intrecciano folk, chanson e improvvisazione contemporanea, con interpreti come Piers Faccini e Madeleine Cazenave. L’ingresso a offerta libera segna, in questo caso, la scelta di un formato che privilegia l’accessibilità sopra ogni altra considerazione.
Trieste: l’alba come spazio di improvvisazione
Sul Molo Audace a Trieste, il concerto all’alba del 9 agosto, alle 4:50, è affidato quest’anno al pianista e compositore Riccardo Morpurgo, nato in città nel 1970 e diplomato in pianoforte classico al Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine, prima di orientarsi verso l’improvvisazione e la composizione istantanea attraverso i corsi di Siena Jazz. Come a Losanna, l’orario dell’alba accoglie qui un linguaggio che si allontana dal repertorio classico in senso stretto: segno che a unire questi appuntamenti, più del genere eseguito, è la disponibilità di chi suona e di chi ascolta a incontrarsi in un momento della giornata che nessuno dei due frequenta abitualmente.
Chi cerca questi appuntamenti online ne trova solo una parte: molti altri, in borghi e paesi che non hanno un ufficio stampa, si ripetono ogni estate senza lasciare traccia digitale, affidati al passaparola di chi già li conosce. Ma la sostanza non cambia da un luogo all’altro: resta un piccolo gruppo di persone che ha scelto di interrompere il proprio sonno, e un musicista che ha scelto di suonare senza le difese consuete, entrambi presenti in un momento della giornata che normalmente appartiene a nessuno.
