
Verona Danza
Zorba il greco – 103° Arena di Verona Opera Festival 2026
Dal 25 Ago fino al 26 Ago '26

Nel mese in cui cade la Giornata contro la violenza sulle donne, il Teatro Massimo inaugura la Stagione lirica2025–2026 con un dittico inedito che mette in relazione il verismo russo e quello italiano, affrontando il tema – purtroppo attualissimo – del femminicidio. L’appuntamento è per venerdì 21 novembre 2025 alle 19:00.
In prima esecuzione scenica in Italia, Aleko è l’opera in un atto di Sergej Rachmaninov su libretto di Vladimir Nemirovic-Dancenko, tratto dal poema Gli zingari di Puškin. Per la prima volta viene accostata a Pagliacci, il celebre dramma in un prologo e due atti su musica e libretto di Ruggero Leoncavallo.
La nuova produzione della Fondazione Teatro Massimo segna il debutto a Palermo della regista Silvia Paoli, che mette in dialogo i due titoli, entrambi attraversati dal tema della violenza sulle donne. Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo torna Francesco Lanzillotta alla guida di un cast internazionale: il baritono Elchin Azizov interpreta Aleko e Tonio; il soprano Carólina Lopez Moreno veste i panni di Zemfira e Nedda; il tenore Brian Jagde è Canio. Attorno a loro si costruiscono ritratti emblematici: Aleko, esule in cerca di libertà, nega a Zemfira la stessa libertà che invoca per sé; Canio, tradito da Nedda, rivive nella realtà l’inganno subito sulla scena e decide di lavare l’onta col sangue. Zemfira e Nedda, al contrario, rivendicano il diritto all’autodeterminazione e alla libertà di amare.
Nel cast alternativo, i ruoli principali sono affidati a Federico Longhi, Tetiana Miyus e Ivan Magrì. Completano la distribuzione Pavel Kolgatin (giovane zingaro), Petar Naydenov (vecchio zingaro), Gustavo Castillo (Silvio), Matteo Mezzaro (Beppe), Antonio Barbagallo e Federico Cucinotta (un contadino), Gianmarco Randazzo e Francesco Polizzi (un altro contadino).
Il team creativo, a prevalenza femminile, riunisce Eleonora De Leo (scene), Ilaria Ariemme (costumi), Fiammetta Baldiserri (lighting designer), Marcello Lumaca (lighting designer collaboratore) e Daisy Ransom-Phillips (coreografia).
L’apertura di stagione coinvolge tutte le compagini della Fondazione: Coro, Coro di voci bianche, Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro Massimo. Maestro del Coro è Salvatore Punturo, il Direttore del Corpo di Ballo è Jean-Sébastien Colau.
Composte entrambe nel 1892, Aleko e Pagliacci appartengono a universi musicali e poetici molto diversi, ma presentano sorprendenti affinità nella struttura e nei personaggi, così come nei temi che li ispirano: l’incapacità maschile di accettare la libertà della donna, l’ossessione del possesso, la violenza che sfocia nell’omicidio. Il dittico si trasforma così in un unico grande racconto, dove le due storie si rispecchiano come varianti di una stessa tragedia: un uomo tradito, una donna che tenta di rifarsi una vita, un epilogo sanguinoso in cui l’uomo, scoperta l’infedeltà, preferisce uccidere anziché lasciar andare. Una dinamica che risuona dolorosamente nella contemporaneità.
«La brutalità di Canio e di Aleko sopravvive ancora nella nostra quotidianità – dice la regista Silvia Paoli – “l’uom riprende i suoi dritti, e ’l cor che sanguina vuol sangue a lavar l’onta” canta Canio nei Pagliacci. Ed è l’eco della vecchia teoria del delitto d’onore, l’idea che la donna sia proprietà dell’uomo, che la sua indipendenza sia un’onta. Il delitto d’onore in Italia è stato abolito solo nel 1981, e poco sembra essere cambiato. I dati e le cronache ce lo ricordano continuamente: le donne uccise, in Italia, nel 2025, sono più di 70 ad oggi. Per questo ho voluto che finzione e realtà si intrecciassero fin dall’inizio. Lo spettacolo si apre con 75 coltellate, un numero che potrà sembrare eccessivo o provocatorio, ma che corrisponde alle coltellate inferte a Giulia Cecchettin dal suo ex-fidanzato. Quest’azione mette lo spettatore davanti ad un fatto, una mostruosità, un eccesso che è però tristemente reale, vero. Non è possibile, oggi, parlare di femminicidio senza far riferimento alla quotidianità. Per questo avrei voluto avere in scena il numero esatto di donne uccise fino al giorno della prima, ma questo non sarà possibile vista la quantità di vittime; ci sarà una rappresentanza: ho chiesto alle lavoratrici del teatro, sarte, truccatrici, attrezziste, di arrivare in scena con un fiore da deporre sul corpo di Zemfira, donne che hanno voglia di ricordare che non possiamo guardare dall’altra parte, che ci dicono quanto questo dramma riguarda tutte e tutti noi».
«È interessante vedere come, in Aleko e Pagliacci, lo stesso tema sia stato affrontato con linguaggi musicali diversi da due compositori molto diversi e lontani fra loro – aggiunge il direttore d’orchestra Francesco Lanzillotta –. Le partiture, pur raccontando mondi ed estetiche diverse, trattano una storia praticamente identica: nel caso di Aleko è una compagnia di zingari, in quella di Pagliacci una compagnia circense; lei si innamora di un altro ma sta con un uomo che, in entrambe le opere, si trasformerà nel suo assassino. Credo che una delle funzioni principali del Teatro d’Opera sia quella di riacquisire il suo ruolo centrale all’interno della società e per riacquisirlo è necessario che tratti anche temi contemporanei di rilevanza sociale. È importante commissionare ai compositori più opere nuove che trattino temi contemporanei».
Lo spettacolo prende le mosse dal finale di Aleko e dalla morte della protagonista che, nel limbo del trapasso, ripercorre a ritroso gli episodi della sua vita. La scena diventa un luogo sospeso, dove gli oggetti affiorano come frammenti della memoria: un divano, una vasca da bagno, un armadio. In Pagliacci lo spazio è invece concreto, colorato, reale: il delitto d’onore – ispirato a un fatto di cronaca – ricalca quello di Aleko. La storia di Zemfira trova così un doloroso contrappunto in quella di Nedda, stavolta davanti a un pubblico pagante, fino all’inevitabile epilogo scandito dal celebre «La commedia è finita!».

Interpreti
Direttore Francesco Lanzillotta Regia Silvia Paoli Scene Eleonora De Leo Costumi Ilaria Ariemme Luci Fiammetta Baldiserri Coreografia Daisy Ransom Phillips Personaggi e interpreti Aleko / Tonio Elchin Azizov (21, 23, 25, 27) / Federico Longhi (22, 26) Zemfira / Nedda Carolina López Moreno (21, 23, 25, 27) / Tetiana Miyus (22, 26) Giovane zingaro Pavel Kolgatin Vecchio zingaro Petar Naydenov Vecchia zingara Teresa Nicoletti Canio Brian Jagde (21, 23, 25, 27) / Ivan Magrì (22, 26) Silvio Gustavo Castillo Peppe Matteo Mezzaro Un contadino Antonio Barbagallo (21, 23, 26) / Federico Cucinotta (22, 25, 27) Un altro contadino Gianmarco Randazzo (21, 23, 26) / Francesco Polizzi (22, 25, 27) Coro, Coro di voci bianche, Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro Massimo Maestro del Coro Salvatore Punturo Direttore del Corpo di ballo Jean-Sébastien Colau NUOVO ALLESTIMENTO del Teatro MassimoProgramma
Aleko Opera in un atto Libretto di Vladimir Nemirovic-Dancenko, tratto dal poema Gli zingari di Aleksandr Puškin Musica di Sergej Rachmaninov (prima esecuzione in forma scenica in Italia) Pagliacci Dramma in un prologo e due atti Musica e libretto di Ruggero LeoncavalloRepliche
21 novembre 2025 ore 19 ‘prima’ repliche 22 novembre 2025 ore 20 23 novembre 2025 ore 17.30 25, 26 e 27 novembre 2025 ore 18.30Chi organizza
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