Festival Classica

Palazzetto Bru Zane di Venezia, Festival d’autunno 2026 “Clémence de Grandval, una nobile all’avanguardia”

7 concerti e un conferenza portano alla ribalta una compositrice che sfidò le convenzioni del suo tempo
Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française

lNella Francia dell’Ottocento, per una donna dedicarsi alla composizione significava misurarsi con convenzioni e limiti difficili da superare. Per Clémence de Grandval (1828-1907), aristocratica di nascita e musicista per vocazione, talento e determinazione furono gli strumenti con cui oltrepassare quel “soffitto di cristallo” ante litteram che il suo tempo le imponeva. A lei il Palazzetto Bru Zane di Venezia – Centre de musique romantique française dedica il festival d’autunno 2026, riportando al centro dell’ascolto una figura che riuscì a costruire una significativa carriera di compositrice e musicista sfidando il duplice pregiudizio legato alla condizione femminile e al rango nobiliare, entrambi ostacolo all’affermazione professionale.

Dal 3 al 29 ottobre 2026, il ciclo Clémence de Grandval, una nobile all’avanguardia ne ripercorre la produzione attraverso sette concerti e una conferenza, accostando alle sue pagine quelle di alcuni compositori e compositrici a lei contemporanei. Il percorso attraversa gli ultimi decenni dell’età romantica e i fermenti che ne accompagnano il rinnovamento, dall’opera alla mélodie, dalla musica da camera alla scrittura per strumenti a fiato. Proprio oboe, corno inglese, fagotto e flauto occupano una posizione centrale, accanto a formazioni come il trio con pianoforte e il duo violino-pianoforte.

Il Programma

Il festival è stato anticipato dalla consueta presentazione, il 17 settembre, conclusa da un concerto di mélodies di Grandval affidato al mezzosoprano Coline Dutilleul e alla pianista Aurélia Vişovan. 

Dal 3 ottobre, alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista, il programma entra nel vivo con “Destini incrociati”, dedicato al teatro musicale. Arie ed ensemble dalle opere di Grandval dialogheranno con pagine di Massenet, Bizet, Hüe, Gounod e Joncières, interpretate dal soprano Hélène Carpentier, dal mezzosoprano Marie-Andrée Bouchard-Lesieur, dal tenore Julien Dran e dal baritono Jérôme Boutillier, con Emmanuel Christien al pianoforte.

Il 4 ottobre, al Palazzetto Bru Zane, saranno invece oboe e fagotto a guidare “Un solo respiro”: l’oboista Ilyes Boufadden, la fagottista Lola Descours e il pianista Théo Fouchenneret proporranno musiche di Grandval, Pierné e Lalliet. All’8 ottobre è affidato il confronto più diretto con Saint-Saëns, legato a Grandval anche dal rapporto di formazione: in “Affinità”, il Trio Pantoum – Hugo Meder al violino, Bo-Geun Park al violoncello e Martin Jollet al pianoforte – ne metterà in luce i rapporti musicali attraverso un programma dedicato alle due personalità.

La voce torna protagonista il 15 ottobre con “Avanguardia”, affidato al soprano Clémence Tilquin e al pianista Emmanuel Olivier. Alle mélodies di Grandval saranno accostate quelle di Saint-Saëns, Gounod e Lefebvre. Il 20 ottobre, invece, “Incroci sonori” porterà l’ascolto verso la musica strumentale, con l’oboista Alexandre Gattet, la violoncellista Héloïse Luzzati e il pianista Tanguy de Williencourt, impegnati in composizioni di Grandval, Diémer e Boisdeffre.

Tra i concerti si inserisce, il 22 ottobre, la conferenza “Tra salotto e sala da concerto” di Giovanni Bietti, che riporterà l’attenzione sugli ambienti, sulle consuetudini e sulle reti della vita musicale ottocentesca in cui Grandval si trovò a operare.

Il 27 ottobre, “Pioniere” amplia il discorso alla produzione delle compositrici del secondo Ottocento. La flautista Iris Daverio e il pianista Jean-Paul Gasparian proporranno musiche di Grandval, Holmès, Chrétien e Bonis, quattro autrici accomunate, pur nella diversità dei percorsi, dalla ricerca di uno spazio autonomo nella composizione.

Il festival si chiude il 29 ottobre con “Il salotto di Grandval”, affidato alla violinista Raphaëlle Moreau e al pianista David Kadouch. Le pagine di Grandval e Reynaldo Hahn riporteranno così il percorso nella dimensione raccolta della musica da camera, quella stessa dimensione privata dei salotti che nell’Ottocento rappresentò per molte compositrici uno dei pochi luoghi in cui la loro musica potesse trovare ascolto.


C’è dell’altro

Clémence de Grandval, nata de Reiset nel 1828, figlia ultimogenita di una colta famiglia aristocratica della Sarthe, respira l’arte fin dall’infanzia, grazie alle attività organizzate dai genitori – pianista e scrittrice dilettanti – nel loro castello.

La sua formazione vanta profili d’eccezione: studia pianoforte e composizione con Friedrich von Flotow, canto con Laure Cinti-Damoreau, riceve lezioni pianistiche da Frédéric Chopin e si perfeziona con il giovane Camille Saint-Saëns, con il quale stringerà un profondo sodalizio artistico e una collaborazione duratura.

Nel 1851, il matrimonio con Charles-Grégoire de Grandval le conferisce il titolo di viscontessa, condizione di grande prestigio, che tuttavia, lungi dall’agevolarla, rende più difficoltosa l’affermazione nel mondo musicale: nell’Ottocento, il rango nobiliare consente a una donna di coltivare la musica come diletto privato, ma ne ostacola il riconoscimento come professionista. Il talento di Grandval è però autentico e precoce. Pochi giorni prima delle nozze, Hector Berlioz dirige l’Andante della sua Sinfonia in do; eppure, lo scontro con le istituzioni è immediato: già nel 1849 la Société des concerts du Conservatoire aveva respinto una sua Sinfonia, qualificandola, con sufficienza, come l’opera di una dilettante.

Consapevole che il nome femminile e il rango siano d’ostacolo alla carriera, la compositrice ricorre a vari pseudonimi per tentare la fortuna nel teatro musicale: firma così Le Sou de Lise come Caroline Blangy e Les Fiancés de Rosa come Clémence Valgrand. Ciononostante, la sua produzione si rivela monumentale e poliedrica, spaziando dalla musica da camera alle liriche per voce e pianoforte (mélodies), fino alle pagine orchestrali e alla musica sacra — comparto in cui spiccano una Messa e uno Stabat Mater accolti stabilmente nelle liturgie. I suoi lavori teatrali approdano su palcoscenici di rilievo come i Bouffes-Parisiens, il Théâtre-Lyrique, l’Opéra-Comique (che accoglie La Pénitente nel 1868 e Piccolino nel 1869) e Baden-Baden.

La svolta artistica matura a partire dal 1871 con l’adesione alla Société nationale de musique. In questo consesso, guidato dal motto Ars gallica, Grandval trova finalmente un ambiente ideale e intellettualmente aperto, alternativo ai rigidi circuiti ufficiali, dove le sue partiture strumentali possono circolare con meritata libertà. L’eco delle sue composizioni diventa vastissima: nel 1874 Jules Pasdeloup dirige le sue Esquisses symphoniques, e la Société des concerts du Conservatoire esegue il suo celebre Concerto per oboe op. 7.

La consacrazione ufficiale arriva dai massimi istituti francesi: nel 1880 l’Institut de France le conferisce il prestigioso premio Rossini per l’oratorio La Fille de Jaïre, seguito nel 1890 dal premio Chartier, tributato al valore della sua intera produzione cameristica. Il grande rammarico della sua carriera rimane la mancata rappresentazione all’Opéra di Parigi di Mazeppa, un maestoso dramma lirico in cinque atti che la compositrice vedrà andare in scena con grande successo solo nel 1892 al Grand Théâtre de Bordeaux. Questa straordinaria partitura, dimenticata per oltre un secolo, ha ricevuto una storica riscoperta moderna grazie alla recente incisione discografica curata dall’etichetta del Palazzetto Bru Zane.

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