Padova, all’Oratorio di San Giorgio, scrigno pittorico trecentesco, “Historia di Jephte” di Giacomo Carissimi
Il capolavoro sacro di Carissimi sarà eseguito nell’ambito del Festival di Musica Antica PadovAntiqua 2021

Veneranda Arca di S. Antonio e Pontificia Basilica S. Antonio Presenta

“ Musica a San Giorgio ”
L’Oratorio di San Giorgio, affacciato sulla piazza antistante la celebre Basilica di S. Antonio di Padova, domenica 5 dicembre (ore 18.45) ospiterà un prezioso appuntamento musicale.

Il tenore Haruyuki Hirai, il soprano Sara Ricci e l’alto Sara Tommasini, insieme al Coro da Camera del Concentus Musicus Patavinus e allEnsemble strumentale El Melopeo (Martina Baratella, viola da gamba, Matteo Zabadneh, violone, Roberto Loreggian, organo) diretto dal Maestro Ignacio Vazzoler, eseguiranno l’oratorio seicentesco “Historia di Jephte” di Giacomo Carissimi.

L’Oratorio di San Giorgio, interamente ricoperto dai magnifici affreschi tardo trecenteschi di Altichiero da Zevio e recentemente iscritto – nell’ambito del sito seriale Urbs Picta, I cicli affrescati del XIV secolo di Padova – nella lista del Patrimonio Unesco, farà da cornice al capolavoro barocco di Carissimi.

Giacomo Carissimi (Marino 1605 – Roma 1674), maestro di cappella presso la basilica romana di Sant’Apollinare dal 1630 alla sua morte, è tra i massimi compositori europei del Seicento, particolarmente attivo nell’ambito della musica sacra. La sua produzione è determinante nella definizione e nell’evoluzione dell’oratorio musicale in lingua latina.

L’Historia di Jephte fu composta probabilmente attorno al metà del secolo (1649, o poco prima). Secondo la prassi dell’epoca, l’autore ricavò il testo tagliando e interpolando liberamente la Vulgata e, come in tutti i suoi oratori latini, la struttura appare progettata a campata unica delineata in tre tableaux (la battaglia – le celebrazioni per la vittoria – i lamenti) in cui si alternano l’asciuttezza melodica dei recitativi e numerose sezioni in stile arioso.

Considerato uno dei grandi capolavori del genere oratoriale, il lavoro di Carissimi rievoca la storia biblica di Jephte, condottiero degli Israeliti, narrata in tre capitoli del libro dei Giudici. Jephte, per propiziarsi la vittoria sugli Ammoniti, fa voto di immolare in sacrificio a Dio la prima persona che gli verrà incontro dopo la vittoria. Gli si presenta la sua unica figlia e la gioia del successo si trasforma repentinamente in tragedia e in un accorato lamento che accosta, in stridente contrasto, la vittoria di Israele con la morte della vergine.

«Il coro conclusivo è senza dubbio il brano più ammirato dell’intero oratorio- racconta il Maestro Vazzoler – Haendel ne rimase tanto impressionato da prenderne a prestito parecchi elementi per il coro del proprio Samson. Si tratta in realtà di musica di eccezionale impatto espressivo, la conclusione senza dubbio più sublime dell’episodio del lamento. È anch’esso un brano a sezioni. L’esordio omoritmico, nella sua dolente compunzione, suona come una solenne apertura verso orizzonti interminati. Tanto le dissonanze di cui è irto l’accenno di fugato sulle parole “in carmine doloris” quanto il lavorìo polifonico che anima le sezioni successive appaiono ‘emblema di un’angoscia per la quale, in termini solamente umani, non è possibile né razionale spiegazione né durevole conforto.».

Completano il programma musicale due composizioni di Girolamo Frescobaldi (1583 – 1643) per basso e basso continuo: la Canzona VII per basso solo detta La Superba o Tuccina e la Canzona VIII per basso solo detta L’Ambitiosa. Frescobaldi può essere considerato il primo “indipendentista” della musica strumentale, fin ad allora sempre subordinata alla vocalità, alle parole di un testo. Elevandola ad arte egli evoca gli affetti degli ascoltatori suggerendo nuove emozioni.

Il concerto è inserito nell’edizione 2021 del Festival di Musica Antica PadovAntiqua, intitolato “Canticum Calamitatis”, il cui tema portante sono le epidemie e il loro ruolo nella storia dell’umanità sul piano sanitario, demografico, sociale, economico e culturale, influenzando anche le tecniche compositive, i musicisti e, ovviamente, il pubblico.

L’esecuzione musicale sarà introdotta dal breve excursus “A peste… libera nos Domine! Epidemie e pittura nel tardo Medioevo”, tenuto dalla Professoressa Giovanna Baldissin Molli dell’Università degli Studi di Padova.

L’iniziativa, promossa dalla Veneranda Arca di S. Antonio con la Pontificia Basilica di S. Antonio, è finanziata con il contributo dell’Università degli Studi di Padova sui fondi della Lg. 3.8.1986. Rientra nelle azioni promosse nell’ambito del comitato di pilotaggio di Padova Urbs Picta, che presiede, sotto l’egida del Comune e la partecipazione degli enti proprietari, la gestione dei siti affrescati del Trecento, ora inseriti nella World Heritage List.

Nella foto in alto, affreschi di Altichiero da Zevio nell’oratorio di San Giorgio; il ciclo pittorico venne eseguito tra il 1379 e il 1384. In basso, La figlia di Jephte, dipinto di Giuseppe Bazzani, 1750 circa
Padova, all’Oratorio di San Giorgio, scrigno pittorico trecentesco, “Historia di Jephte” di Giacomo Carissimi

Interpreti

Haruyuki Hirai, tenore

Sara Ricci, soprano

Sara Tommasini, alto

Coro da Camera del Concentus Musicus Patavinus

Ensemble strumentale El Melopeo:
Martina Baratella, viola da gamba
Matteo Zabadneh, violone
Roberto Loreggian, organo

direzione Ignacio Vazzoler

Programma

Giacomo Carissimi
Historia di Jephte

Girolamo Frescobaldi
Canzona VII per basso solo ”La Superba
Canzona VIII per basso solo “L’Ambitiosa

In Evidenza

L’evento è gratuito per un massimo di 50 persone con Green Pass.
Accesso solo  su prenotazione all’indirizzo  arcadisantantonio@gmail.com

Autore: Sabine Frantellizzi

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