Ottorino Respighi

Il compositore italiano, che a soli 19 anni, impressionò Korsakov

Ottorino Respighi (Bologna 1879 – Roma 1936), tra i maggiori compositori del Novecento non solo italiani, appena 19enne fu ingaggiato come violinista al Teatro Imperiale di Pietroburgo per la Stagione d’Opera italiana, (dal settembre 1898 al giugno del 1900), inserendosi nella lunga tradizione che vede musicisti italiani attivi in Russia dalla fine del Seicento.

Durante questa trasferta, ebbe modo di conoscere Rimskij-Korsakov da cui ricevette numerosi consigli sull’arte dell’orchestrare e da cui acquisì quella facilità nell’uso di stilemi armonici che andavano oltre la tonalità.
Famosa la battuta di Rimskij-Korsakov, secondo la quale il compositore russo, sempre circondato da ammiratori e studenti desiderosi di fargli leggere le proprie opere, una volta che ebbe dato un’occhiata alla partitura di Respighi, si alzò, andò alla porta dell’anticamera e disse ad alta voce: «Per oggi non ricevo più nessuno!».

La frequentazione di Rimskij-Korsakov durò solo cinque mesi, sufficienti a Respighi per apprendere tecniche compositive che si svilupparono lungo tutta la sua carriera, influenzando la composizione di Preludio, Corale e Fuga che nel 1901 lo portò al conseguimento del diploma di composizione.

Da Amelia Respighi, sorella del compositore

"Nino (così l’han sempre chiamato in famiglia) da piccolo era bambino normalissimo, di ingegno pronto, di carattere vivacissimo e capriccioso.
[…]Sugli otto anni aveva cominciato a studiare il violino e lo faceva con grande amore: ma un bel giorno non volle più saperne di andare alla lezione, né valsero preghiere o minacce. Da un compagno i genitori seppero che il Maestro, per correggerlo d’una cattiva posizione, gli aveva dato un colpo di riga: ma Ottorino non volle raccontar nulla e preferì tacere e sopportare i rimproveri. […] I primi elementi di pianoforte li apprese dal padre, eccellente pianista: poi continuò lo studio da solo, come fece in seguito con le lingue. Il violino, invece, dopo l’episodio accennato, lo studiò al Liceo di Bologna col prof. Sarti.

Compose le opere teatrali: 

  • Belfagor (1923), 
  • La campana sommersa (1927), 
  • La fiamma (1934),
  • il balletto La boutique fantasque (1920, su temi di G. Rossini),
  • i poemi sinfonici Le fontane di Roma (1917), 
  • Pini di Roma (1924), 
  • Vetrate di chiesa (192627), 
  • Feste romane (1928),
  • le suites Antiche danze e arie per liuto (2 serie, 1918 e 1923), e Gli Uccelli (1928), e il Trittico botticelliano per piccola orchestra (1927);
  • i concerti per pianoforte e per violino, la Toccata per pianoforte e piccola orchestra (1928), alcuni lavori da camera (soprattutto la Sonata in si minore per violino e pianoforte, 191617), e molte liriche per canto e pianoforte.

Lasciò inoltre revisioni e trascrizioni di musiche antiche.

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