Al Teatro San Carlo dal 15 al 26 febbraio 2022 va in scena per 7 recite l’attesissima Aida con la coppia di stelle Anna Netrebko e Yusif Eyvazov nei ruoli protagonisti. La celeberrima opera di Giuseppe Verdi, rappresentata la prima volta il 21 dicembre 1871 al Cairo, sarà riproposta nello storico allestimento del Teatro La Fenice con la regia di Mauro Bolognini – ripresa da Bepi Morassi – le scene di Mario Ceroli e i costumi di Aldo Buti messi a disposizione dall’Archivio storico della Fondazione Cerratelli di Pisa. La fortunata produzione de La Fenice, ricordata anche per aver segnato il debutto alla direzione operistica di Giuseppe Sinopoli, andò in scena per la prima volta nel 1978 e conobbe diverse riprese in numerosi teatri in Italia e all’estero. Riproposta nel 2019 sul palcoscenico veneziano rimessa a nuovo, con l’attualizzato disegno luci di Fabio Barettin e la coreografia di Giovanni Di Cicco, approda ora a Napoli con la direzione di Michelangelo Mazza, all’esordio sul podio del Lirico partenopeo. Di prim’ordine il cast vocale, con la star Anna Netrebko nel ruolo di Aida e Yusif Eyvazov in quello di Radames (in alternanza con Liudmyla Monastyrska e Stefano La Colla nelle recite del 17, 20, 23, 26 febbraio), Ekaterina Gubanova nella parte di Amneris (in alternanza con Agnieszka Rehlis il 17, 20, 23) e Franco Vassallo come Amonasro. Completano il cast Nicolas Testé, Ramfis, Mattia Denti, Il Re d’Egitto, Desirée Migliaccio, Una sacerdotessa, e Riccardo Rados, Un messaggero. Orchestra, Coro e Balletto del Teatro di San Carlo, il Coro istruito da José Luis Basso, il Balletto diretto da Clotilde Vayer. * Si tratta di un’occasione di grande interesse non solo per gli interpreti in locandina, ma anche per conoscere dal vivo questo particolare allestimento, che si colloca agli antipodi della tradizione kolossal areniana, focalizzandosi sul dramma dei personaggi con un taglio quasi ‘intimistico’, più che sulla grandiosità esuberante della descrizione ambientale. Mario Ceroli (Castel Frentano 1938), il grande scultore e scenografo notissimo per le sue straordinarie sagome lignee, realizzò una scena di forte impatto, antinaturalistica e stilizzata, di grande potenza evocativa: una struttura divisa in due piani sovrapposti, quello superiore luogo del potere e dei suoi riti, con gli elementi iconografici dell’egittologica classica – piramidi, sfingi – rarefatti da una pulizia del segno quasi astratto, e il livello inferiore che accoglie nella penombra il mondo degli sconfitti.