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Claudio Brizi

Fondatore dell’Associazione Italiana di Musicosophia e Presidente onorario
Il percorso dell’ascolto: silenzio, analisi e meloritmia
Come ci si può avvicinare all’ascolto della musica secondo la prospettiva di Musicosophia e con quale significato? La proposta è quella di entrare gradualmente in un processo che ha inizio nella ricerca del silenzio, sia esteriore sia interiore, condizione che favorisce un ascolto globale del brano musicale e delle sue risonanze in un animo aperto e disponibile.
L’ascolto guidato conduce successivamente a una conoscenza il più possibile fedele del “testo” musicale, attraverso un’analisi attenta della forma e dei suoi elementi costitutivi. Questa fase trova il suo completamento nella “ri-creazione” della musica mediante il gesto delle mani e delle braccia. Si tratta di un momento particolarmente significativo, che costituisce il cuore e l’originalità specifica del metodo di Musicosophia. È infatti attraverso un gesto sapiente e consapevole che la musica può essere realmente vissuta con un’intensità capace di imprimersi in modo duraturo nell’anima dell’ascoltatore.
Questo complesso di movimenti è stato definito dal professor George Balan “meloritmia”, poiché segue il percorso melodico del brano e, al tempo stesso, intende esprimerne l’essenza. L’ultima tappa del processo, forse la più importante, è quella della meditazione musicale, individuale o di gruppo. Mettendo a frutto quanto è stato reso consapevole e vissuto attraverso l’ascolto ripetuto e la pratica meloritmica, diventa possibile la progressiva emersione di quello che viene definito il “messaggio nascosto nei suoni”. È a questa dimensione che rimanda il termine Musicosophia, inteso come scoperta di una saggezza che ogni autentica opera d’arte musicale tende a trasmettere.
Conduttrice italiana
Il contatto autentico con la musica
Questo modo particolare di ascoltare i grandi capolavori musicali rende possibile un contatto lucido, autentico e vero con la musica. Lucido, perché fondato su un’analisi della forma e dei componenti del brano; autentico, perché liberato da percezioni superficiali e “sentimentali”, spesso effimere e ingannevoli, non pertinenti alla musica ma legate a proiezioni soggettive.
L’analisi formale del brano si trasforma in conoscenza attraverso il gesto, che attiva la sapienza del corpo. Questo ascolto integrato di mente e corpo permette di distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è, configurandosi come un vero atto di conoscenza. In questo processo non solo “tocchiamo” la musica, ma abbiamo anche la possibilità di entrare in contatto con la parte più profonda di noi stessi, diventando consapevoli dei nostri condizionamenti, dei nostri pensieri e dei nostri meccanismi interiori.
Andando oltre l’apparenza e la superficie delle note, si può cogliere la realtà che si cela dietro la musica e, allo stesso tempo, intravedere una realtà interiore: emerge una corrispondenza tra ciò che ascoltiamo e il nostro mondo più profondo. Si scopre così il rapporto esistente tra l’architettura nascosta di un brano musicale e i livelli più intimi dell’essere. Come affermava George Balan, la musica può essere intesa come una grande e misteriosa domanda rivolta alla nostra interiorità, capace di orientarla verso uno stato superiore di coscienza.
Conduttrice italiana
Ascolto condiviso, fiducia e relazione
Musicosophia sviluppa un processo che porta ad andare oltre l’ascolto abituale e che può contribuire, nel tempo, a recuperare e ricostruire fiducia nella vita e nel significato della propria esistenza. L’arte dell’ascolto consapevole parla all’anima e mette in contatto con il valore profondo della propria e altrui esistenza. La musica, ascoltata in questo modo, conduce a una chiarezza del suo linguaggio più profondo, aprendo a una dimensione di senso che favorisce nuove prospettive interiori.
Nel percorso dell’ascolto consapevole, l’attenzione viene rivolta primariamente al mondo del sentire. Il canticchiare rende coscienti le idee musicali, muove i pensieri, individua connessioni e relazioni tra le melodie, rendendo visibile l’intreccio e l’evoluzione dei temi. Il gesto mette in azione la volontà, disegnando nello spazio una forma che rispecchia un contatto autentico con sé stessi. L’espressione del gesto porta alla luce il processo del cammino interiore e lascia un’impronta nella memoria fisica, psichica e spirituale, collegando il suono a una dimensione più profonda dell’esperienza.
La pratica di Musicosophia trova nel lavoro di gruppo una dimensione naturale e significativa. La condivisione dell’ascolto e del confronto favorisce la partecipazione e rende evidente come la musica sia un linguaggio universale. Vivere insieme questo processo permette di sperimentare una trasformazione condivisa e un senso di unità che può costituire un riferimento importante nelle diverse fasi della vita, anche in momenti complessi o difficili.
Per queste ragioni, l’attività di Musicosophia trova applicazione in ambiti differenti, dalla pedagogia ai contesti sociali più delicati. Attraverso l’immersione nel gioco musicale, bambini e ragazzi vengono stimolati a un ascolto attento che favorisce la concentrazione e migliora le relazioni. Allo stesso modo, questa pratica può offrire un sostegno significativo in situazioni di fragilità, come nelle carceri, nelle case di riposo o nel percorso di persone con malattie a decorso difficile, creando spazi di attenzione, relazione e consapevolezza.

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