Il testo dell’inno nazionale italiano, noto come l’Inno di Mameli, fu scritto nell’autunno del 1847 da Goffredo Mameli. A quell’epoca, Mameli era un giovane studente e patriota genovese, una figura di spicco del movimento del Risorgimento italiano. Morì a soli 21 anni, a causa di una ferita subita in battaglia. Mameli decise di rivolgersi al compositore Michele Novaro per la parte musicale, rifiutando l’idea di adattare il suo testo a musiche già esistenti. Novaro accettò l’incarico e, poco tempo dopo a Torino, la composizione fu completata, incluso il celebre “sì” urlato alla fine. Il 10 dicembre 1847, l’inno fu eseguito per la prima volta a Genova, durante una commemorazione della rivolta del quartiere Portoria contro gli occupanti asburgici. All’epoca, l’Italia era divisa e lottava per l’indipendenza e l’unità, e l’inno di Mameli divenne un simbolo di queste aspirazioni. Per anni, tuttavia, l’Inno di Mameli fu oggetto di controversia. Fu proibito prima dalla polizia sabauda e poi da quella austriaca. Nonostante le proibizioni, l’inno fu frequentemente eseguito come atto di ribellione, in particolare durante le tre guerre d’indipendenza. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la caduta del fascismo, il Canto degli Italiani torna a farsi sentire, in particolare negli ambienti antifascisti. Negli anni ’80, fu il Presidente Sandro Pertini a dare nuovo slancio all’inno, “quasi” obbligando la Nazionale di calcio a cantarlo durante il Mondiale del 1982, che l’Italia vinse. Da provvisorio a definitivo dopo 71 anni Il dibattito su quale dovesse essere l’inno nazionale della Repubblica Italiana è andato avanti per decenni. Solo nel 2017, dopo settant’anni di storia repubblicana, “Il Canto degli Italiani” è stato finalmente riconosciuto come inno nazionale italiano anche a livello legislativo.