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L’Ave Maria di Schubert: da poema scozzese a preghiera universale

Non fu mai un testo pagano diventato sacro. Fu una preghiera alla Vergine, scritta da Walter Scott dentro un poema scozzese, che un secolo di equivoci ha trasformato nell’Ave Maria più cantata del mondo.

L’Ave Maria di Franz Schubert non nacque come intonazione della preghiera latina. Questo è vero. Ma la storia che si racconta di solito — un testo pagano trasformato in preghiera — è sbagliata fin dalla premessa. Il testo che Schubert musicò era già, dichiaratamente, una preghiera cristiana alla Vergine. Quello che cambiò, con gli anni, non fu la natura del testo. Fu il testo stesso: la preghiera originale venne sostituita da un’altra preghiera, quella latina canonica.

Il poema di Walter Scott

Nel 1810 Walter Scott pubblicò The Lady of the Lake, poema narrativo ambientato nelle Highlands scozzesi, sullo sfondo dello scontro fra il re Giacomo V e i clan ribelli. Nel Canto Terzo, stanza XXIX, l’eroina Ellen Douglas si nasconde con il padre esiliato in una grotta. Lì intona un canto che Scott stesso intitola, senza ambiguità, Hymn to the Virgin. Chiede protezione per sé e per il padre. Il testo comincia con le parole “Ave Maria! maiden mild!” — non è un’invenzione posteriore, è già lì, nel 1810, per mano di uno scrittore protestante che scrive un personaggio cattolico in un contesto storico preciso.

La traduzione e i Lieder di Schubert

Philipp Adam Storck — conosciuto nei cataloghi musicali semplicemente come Adam Storck — tradusse il poema in tedesco. Lo pubblicò a Essen nel 1819. Su quella traduzione, nel 1825, Schubert compose sette Lieder tratti dal poema di Scott. L’inno alla Vergine di Ellen diventò “Ellens dritter Gesang”, la terza canzone di Ellen.

I sette Lieder non erano pensati per un’unica voce. Le tre canzoni di Ellen, compresa questa, furono scritte per voce femminile e pianoforte. Altri due brani del ciclo erano destinati al baritono Johann Michael Vogl, amico intimo di Schubert — ma non questo. È un dettaglio che vale la pena fissare, perché la leggenda che vuole Vogl protagonista del successo immediato dell’Ave Maria non trova riscontro nelle fonti: Vogl cantava altre pagine dello stesso ciclo, non questa.

La pubblicazione del 1826

I sette Lieder furono pubblicati per la prima volta nel 1826, a Vienna, dall’editore Artaria, con il titolo Sieben Gesänge aus Walter Scotts Fräulein vom See, op. 52. Sei dei sette brani uscirono con il testo tedesco di Storck e l’originale inglese di Scott affiancati. Solo il Normans Gesang, per ragioni metriche, restò in tedesco soltanto. Schubert vendette il ciclo ad Artaria per duecento fiorini d’argento — una somma che in quel momento gli fece comodo, e che rese l’operazione, di fatto, economicamente vantaggiosa per lui.

Si racconta che il brano sia stato eseguito per la prima volta nel castello della contessa Sophie Weissenwolff, a Steyregg, cui l’intero ciclo fu dedicato — tanto che la contessa ne prese il soprannome, “la signora del lago”.

Come diventò l’Ave Maria latina

Solo in seguito, con il passare dei decenni, la melodia cominciò a essere eseguita con le parole della preghiera latina Ave Maria, gratia plena. L’adattamento non fu semplice: il testo latino, più corto del Lied originale, costrinse a ripetere frasi e parole per riempire la musica. Non esiste una versione latina “ufficiale” di Schubert — è un adattamento successivo, tramandato in soluzioni diverse a seconda dell’edizione e dell’interprete. È questa sostituzione, e non l’origine del testo, ad aver creato l’equivoco più diffuso: che Schubert avesse musicato la preghiera latina fin dall’inizio.

Popolarità e uso liturgico

Oggi l’Ave Maria di Schubert è una delle composizioni classiche più eseguite al mondo, cantata in latino e in decine di lingue moderne. Nella liturgia cattolica, però, il suo impiego resta limitato in molte diocesi — non per un divieto generale della Chiesa, ma perché nasce come Lied da concerto, non come musica propriamente liturgica, e la sua collocazione nei momenti del rito è lasciata alle indicazioni locali.

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La tradizione musicale mariana

L’Ave Maria di Schubert si inserisce in una tradizione lunga secoli. I cristiani hanno invocato Maria attraverso forme diverse — la preghiera dell’Ave Maria, l’antifona del Salve Regina, l’inno dell’Ave Maris Stella — e su questi testi si sono misurati compositori di ogni epoca. Machaut, Josquin, Monteverdi, Vivaldi, Mozart, Mendelssohn, Liszt, Brahms, fino a Poulenc, Duruflé e Arvo Pärt nel Novecento, hanno lasciato pagine di ispirazione mariana che vanno dal canto gregoriano medievale alla musica contemporanea.

Musica mariana attraverso i secoli

  • Guillaume de Machaut (XIV secolo) — Messe de Notre-Dame (~1365), prima messa polifonica interamente concepita da un solo autore, dedicata al culto mariano della cattedrale di Reims; il mottetto Felix virgo, mater Christi; il Lai de Nostre-Dame.
  • Josquin des Prez (Rinascimento) — Ave Maria… virgo serena, uno dei mottetti più studiati del repertorio rinascimentale.
  • Claudio Monteverdi (1610) — Vespro della Beata Vergine.
  • Antonio Vivaldi (Barocco) — diverse composizioni sacre su testi mariani, tra cui il Salve Regina.
  • Wolfgang Amadeus Mozart (1788) — il canone Ave Maria, K. 554.
  • Felix Mendelssohn (1830) — Ave Maria, op. 23 n. 2, per coro a otto voci.
  • Franz Liszt (Romanticismo) — diverse intonazioni dell’Ave Maria per voce e per pianoforte.
  • Johannes Brahms (Romanticismo) — Ave Maria, op. 12.
  • Francis Poulenc (1936) — Litanies à la Vierge Noire, composta dopo un pellegrinaggio al santuario di Rocamadour; anche un Salve Regina.
  • Maurice Duruflé (Novecento) — corpus liturgico costruito sul canto gregoriano (Requiem, Quatre Motets sur des thèmes grégoriens), di profonda impronta mariana.
  • Arvo Pärt (Novecento-oggi) — Bogoroditse Djevo, l’Ave Maria in slavo ecclesiastico; Magnificat.

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