Si chiude il 15 maggio 2025 al Teatro Argentina con un concerto tra barocco e contemporanea, la Stagione da camera dell’Accademia Filarmonica Romana: protagonisti della serata l’ensemble L’Astrée, da oltre trent’anni punto di riferimento nell’interpretazione filologica della musica antica, e il violinista Francesco D’Orazio, tra i più versatili e apprezzati interpreti del panorama attuale. Il programma accosta capolavori del Settecento, di Händel, Corelli e Vivaldi, a pagine contemporanee, con un omaggio a Luciano Berio nel centenario della nascita e una prima esecuzione assoluta di Toshio Hosokawa, commissione dell’Accademia Filarmonica. Fondato dal clavicembalista Giorgio Tabacco, l’ensemble L’Astrée è specializzato nel repertorio sei-settecentesco, eseguito su strumenti originali e secondo criteri storicamente informati. Nel concerto romano proporrà alcune Sonate per due violini e continuo dall’op. 2 di Georg Friedrich Händel, la Sonata op. 5 n. 12 per violino e basso continuo di Arcangelo Corelli e la Sonata a tre RV 63 di Antonio Vivaldi. Nel percorso musicale barocco si innestano le sonorità dei nostri giorni, grazie al poliedrico violinista Francesco D’Orazio, interprete d’elezione di Luciano Berio, del quale eseguirà la Sequenza VIII (1976), un brano che, come scrisse lo stesso compositore, “diventa, inevitabilmente, un omaggio a quel culmine musicale che è la Ciaccona della Partita in re minore di Johann Sebastian Bach, in cui, storicamente, coesistono tecniche violinistiche passate, presenti e future”. La serata offrirà anche l’occasione di ascoltare la prima esecuzione assoluta di Uta (2025) per violino solo, di Toshio Hosokawa (1955), uno dei più rappresentativi compositori giapponesi contemporanei. La sua scrittura, sospesa tra Oriente e Occidente, si distingue per una poetica del suono che affonda le radici nella cultura musicale tradizionale nipponica, rielaborata in una prospettiva di raffinata modernità. Il brano, dedicato allo stesso a D’Orazio, immagina il violino ”come un’estensione della voce umana, con una melodia che è come una calligrafia lineare umana sulla terra, che si sposta gradualmente verso registri più acuti e si inarca per connettere la terra al cielo”.