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Angela Hewitt


La Pastorale di Corelli non nacque nel vuoto, ma aveva radici ben piantate nella Roma del suo tempo. Ogni anno, durante la novena di Natale (dal 16 al 24 dicembre), i pifferai scendevano dalle montagne dell’Abruzzo e del Lazio vestiti con pelli di pecora, portando zampogne e pifferi di canna. Si piazzavano davanti alle edicole sacre e ai palazzi nobiliari, suonando melodie tradizionali in cambio di qualche moneta.
Il loro repertorio era composto da semplici melodie in ritmo di siciliana (6/8 o 12/8), con bordoni continui che imitavano il suono delle zampogne. Corelli prese queste caratteristiche – il ritmo dondolante, i bordoni, le melodie cantabili – e le trasfuse nel linguaggio raffinato del concerto grosso.
Il risultato fu straordinario: la Pastorale del Concerto Grosso Op. 6 No. 8 “Fatto per la notte di Natale” riuscì a far convivere la rusticità pastorale con la perfezione formale, creando un modello che sarebbe stato imitato per oltre un secolo. Quando ascoltiamo i concerti natalizi di Manfredini, Locatelli o Vivaldi, sentiamo ancora l’eco di quei pifferai che camminavano per le strade di Roma nelle fredde notti di dicembre.
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