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La Natività in musica: una playlist barocca tra devozione e drammaturgia sonora

Un itinerario musicale nel repertorio natalizio italiano tra Seicento e Settecento: concerti grossi, cantate e pastorali da Corelli a Vivaldi, da Scarlatti a Zipoli
La musica barocca italiana dedicata al Natale costituisce un repertorio di singolare suggestione e compattezza espressiva. La Playlist “Natale” di Concertisti Classica raccoglie una selezione di brani vocali e strumentali che, tra festosa serenità e commossa partecipazione spirituale, propone un itinerario attraverso stili, scuole e geografie differenti.Composizioni di Corelli, Vivaldi, Scarlatti e altri autori noti e meno noti testimoniano una prassi compositiva espressamente dedicata alla Natività, nella quale la musica sacra si fonde con elementi della tradizione popolare, soprattutto nel ricorso alla forma della Pastorale.

I concerti “per il Santissimo Natale” e il modello corelliano

La consuetudine di scrivere concerti o cantate per il Natale si sviluppò in Italia tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento. Fu Arcangelo Corelli a fissare i parametri del genere, codificando la struttura del concerto grosso e introducendo, nell’ottava delle sue dodici composizioni op. 6, un lento movimento finale, la celeberrima Pastorale, che diventerà modello per molti autori successivi. Evocativo delle sonorità dei pifferi e delle zampogne richiamanti i pastori al presepio, fu ispirazione per una tipologia musicale che attraversò le principali scuole italiane, da Bologna a Napoli, da Roma a Venezia.

Playlist “Natale”

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La Pastorale di Corelli non nacque nel vuoto, ma aveva radici ben piantate nella Roma del suo tempo. Ogni anno, durante la novena di Natale (dal 16 al 24 dicembre), i pifferai scendevano dalle montagne dell’Abruzzo e del Lazio vestiti con pelli di pecora, portando zampogne e pifferi di canna. Si piazzavano davanti alle edicole sacre e ai palazzi nobiliari, suonando melodie tradizionali in cambio di qualche moneta.

Il loro repertorio era composto da semplici melodie in ritmo di siciliana (6/8 o 12/8), con bordoni continui che imitavano il suono delle zampogne. Corelli prese queste caratteristiche – il ritmo dondolante, i bordoni, le melodie cantabili – e le trasfuse nel linguaggio raffinato del concerto grosso.

Il risultato fu straordinario: la Pastorale del Concerto Grosso Op. 6 No. 8 “Fatto per la notte di Natale” riuscì a far convivere la rusticità pastorale con la perfezione formale, creando un modello che sarebbe stato imitato per oltre un secolo. Quando ascoltiamo i concerti natalizi di Manfredini, Locatelli o Vivaldi, sentiamo ancora l’eco di quei pifferai che camminavano per le strade di Roma nelle fredde notti di dicembre.

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