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La Foresta dei Violini: cinque anni dopo Vaia

Dalle valanghe di Vaia all’assalto del bostrico dell’abete rosso: la foresta di risonanza della Val di Fiemme lotta per restare viva.

Cinque anni dopo la tempesta Vaia, la Val di Fiemme mostra ancora i segni di un equilibrio compromesso. L’abbattimento di migliaia di abeti ha aperto la strada a un secondo fronte critico: la diffusione del bostrico tipografo (Ips typographus), insetto xilofago particolarmente aggressivo verso l’abete rosso. I tronchi schiantati nel 2018 hanno creato le condizioni ideali per la sua proliferazione; nel 2023 i rilevatori a feromoni hanno registrato densità triplicate rispetto alla soglia di allerta.

Sui versanti colpiti compaiono oggi estese porzioni di alberi arrossati e disseccati, segnali precoci di ulteriori rischi idrogeologici e di un potenziale aumento degli incendi. Il riscaldamento estivo – con valori superiori di oltre due gradi rispetto alla media storica – consente al bostrico di completare fino a quattro cicli riproduttivi all’anno, accelerando un processo di degrado difficile da contenere.

Una risorsa lenta, minacciata da cambiamenti rapidi

L’abete di risonanza richiede tempi lunghi, fino a due secoli, per sviluppare le caratteristiche strutturali necessarie alla liuteria. Tuttavia, il clima che per secoli ha reso favorevoli le quote della Val di Fiemme – temperature moderate, escursioni termiche ridotte, crescita regolare degli anelli – si sta modificando rapidamente. A parità di altitudine, oggi gli abeti crescono in un ambiente più caldo e instabile, con effetti diretti sulla qualità del legno.

La tempesta Vaia, l’aumento delle temperature estive e la pressione del bostrico pongono interrogativi sulla disponibilità futura di legname di qualità. Il rischio, per il settore della liuteria, è di trovarsi di fronte a una risorsa più scarsa e instabile.

La memoria del trauma nel legno

Anche in un contesto fragile non mancano elementi di resilienza. Alcuni dei tronchi abbattuti presentano una struttura interna ancora integra e, dopo una stagionatura controllata, mostrano proprietà acustiche particolarmente interessanti. I liutai osservano come le fibre sollecitate dalla tempesta possano generare una risposta timbrica ampia e stabile: un fenomeno descritto come “memoria del trauma”, cioè la capacità del legno di conservare una tensione armonica originaria.

La denominazione “abete di risonanza” non si riferisce solo alla qualità sonora finale degli strumenti, ma a un fenomeno osservabile già in fase di selezione. I tronchi più omogenei, se percossi con un martelletto vicino al midollo, producono una vibrazione limpida e prolungata, con una persistenza superiore ai tre secondi.

Questa “risposta percussiva differenziata” guida i forestali nell’individuazione degli esemplari più adatti alla liuteria. Secondo la tradizione, Antonio Stradivari avrebbe perfezionato la tecnica introducendo un secondo colpo in controtempo, utile a rivelare eventuali discontinuità interne.

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