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I brani classici più usati (e abusati) nei film

Quando la musica diventa protagonista (anche troppo)

Dall’“Ode alla Gioia” nei momenti epici di L’attimo fuggente, Trappola di cristallo o Sister Act 2, ai colpi di scena ritmati dal Dies irae di Verdi o dalla Carmen di Bizet, la musica classica nel cinema è ovunque. E spesso la riconosciamo ancora prima dei titoli di testa.

Nonostante la convinzione diffusa che la classica sia un genere “di nicchia” o in via di estinzione, il cinema continua a pescare a piene mani dal suo repertorio. E lo fa da sempre. Basta scorrere una manciata di film, anche recenti, per accorgersi che almeno una scena è stata costruita attorno a una pagina di Beethoven, Mozart, Vivaldi o Čajkovskij.

Il risultato? Alcuni brani sono diventati icone sonore, altri sono stati talmente sfruttati da perdere quasi il loro significato originario. Si potrebbe parlare di usura emotiva: ogni lacrima cinematografica che scende su un Adagio di Albinoni, ogni inseguimento su un Preludio di Bach, sposta un po’ più in là il confine tra omaggio e cliché.

Eppure, anche nell’abuso, c’è una verità: queste musiche funzionano, e funzionano sempre. Perché parlano una lingua che il pubblico capisce, anche senza conoscerne l’origine.

Qualche esempio tra i più riconoscibili?

Richard Wagner – Cavalcata delle Valchirie

Fu composto nel 1851 e orchestrato nel 1856. Questo brano è diventato molto popolare e è ampiamente riconosciuto nella cultura popolare come simbolo dell’opera eroica e associato al tema della guerra. La sua melodia potente e coinvolgente ha reso La Cavalcata delle Valchirie un’icona della musica classica e viene spesso utilizzata come colonna sonora in film, spot pubblicitari e altre produzioni artistiche. La sua fama è stata amplificata anche dall’utilizzo nel film “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola.

Quintetto per archi op. 11, n. 5 in mi maggiore, G 275, è una composizione di Luigi Boccherini

Il quintetto per archi op. 11, n. 5 in mi maggiore di Luigi Boccherini è una composizione del 1771, pubblicata nel 1775. Questo quintetto è noto per il suo terzo movimento, il famoso minuetto, che spesso viene eseguito come brano autonomo, separato dal resto dell’opera originale. Il minuetto ha guadagnato una grande popolarità ed è diventato uno dei brani più riconoscibili e amati di Boccherini. La sua melodia graziosa e il suo ritmo incalzante lo rendono una scelta frequente nelle esecuzioni concertistiche e nelle registrazioni.

”Rapsodia ungherese n. 2″ di Liszt: tanto amato dai cartoni animati

La Rapsodia ungherese n. 2 di Franz Liszt è un brano molto celebre e apprezzato, noto per la sua virtuosità e il suo carattere giocoso. Dedicate al conte László Teleki, queste composizioni sono considerate tra le più riuscite di Liszt. La Rapsodia n. 2, in particolare, è famosa per la sua difficoltà tecnica, con trilli veloci, accordi rapidi e passaggi di grande virtuosismo che la rendono uno dei brani più impegnativi per pianoforte.

Grazie al suo stile vivace e brioso, la Rapsodia n. 2 ha trovato spazio anche nella cultura popolare. È stata utilizzata in pubblicità, spot e film, incluso il celebre cartone animato di Tom & Jerry intitolato “Jerry pianista” (The Cat Concerto), vincitore di un premio Oscar. Inoltre, una famosa scena del film “Chi ha incastrato Roger Rabbit” si accompagna proprio a questa rapsodia.

”Adagio in Sol minore” attribuito a Tomaso Albinoni/Remo Giozatto: spesso scelto per creare atmosfere tetre e intense.
L’Adagio in Sol minore, noto come Adagio di Albinoni, è una composizione attribuita a Tomaso Albinoni ma è in realtà un lavoro interamente originale di Remo Giazotto. Giazotto dichiarò di aver “ricostruito” l’Adagio basandosi su frammenti attribuiti ad Albinoni, ma successivamente è emerso che non esistono prove concrete dell’esistenza di tali frammenti. L’opera è stata catalogata come non autentica ed è considerata un lavoro originale di Giazotto.

”Suite orchestrale n. 3 – Aria sulla quarta corda” di Bach

Aria sulla quarta corda è un arrangiamento di August Wilhelmj del secondo movimento della Suite orchestrale n. 3 in re maggiore di Johann Sebastian Bach. Questo arrangiamento è caratterizzato dalla trasposizione della parte dei primi violini in modo che possa essere suonata sulla quarta corda del violino. È eseguita da un singolo violino anziché dall’intero gruppo dei primi violini. L’Aria sulla quarta corda di Bach ha ottenuto un grande successo nella musica barocca ed è diventata anche un classico rock grazie al riff dei Procol Harum nel brano “A Whiter Shade of Pale”. Inoltre, la versione degli Swingle Singers è stata utilizzata come sigla del programma televisivo “Quark” di Piero Angela.

L’Ode alla gioia o Inno alla gioia, scritta da Friedrich Schiller nel 1785, è diventata famosa in tutto il mondo grazie a Ludwig van Beethoven, che l’ha utilizzata come testo per il quarto movimento della sua Nona Sinfonia.

Il video di un suggestivo flashmob ci mostra l’immortalità dell’Inno alla gioia di Beethoven, ricordandoci quanto la musica possa essere un’esperienza edificante e collettiva. Le splendide immagini sono ambientate nella città tedesca di Norimberga.

Nel 2001 spartito e testo sono stati dichiarati dall’Unesco Memoria del mondo.

 

Nel film “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick, durante la scena della “cura Ludovico”, Kubrick utilizza ancora una volta la Nona Sinfonia di Beethoven. Tuttavia, questa volta la scelta cade sul quarto movimento, l’Inno alla Gioia, che viene arrangiato con sintetizzatori da Wendy Carlos. Nonostante il titolo inappropriato, questa scelta crea un forte sarcasmo, in quanto Beethoven, un simbolo di nobiltà e bellezza artistica, viene sovrapposto alle immagini di violenza insostenibile.

La musica classica al cinema è come un attore silenzioso: non invecchia, non tradisce, non ha bisogno di sottotitoli. Talvolta si prende troppo spazio, certo. Ma è difficile immaginare il grande schermo senza quel contrappunto maestoso, malinconico o drammatico che solo lei sa offrire.

Che si tratti di un ballo settecentesco o di un’esplosione in slow motion, ci sarà sempre un violino, un organo o un coro celestiale a ricordarci che, anche al cinema, la musica classica ha ancora molto da dire.

 La musica classica non vive solo nei teatri o nei film d’autore. Molti brani pop nascono proprio da melodie classiche: A Whiter Shade of Pale richiama Bach, Can’t Help Falling in Love deve la sua linea vocale a un’aria settecentesca. Anche in Italia, da Lucio Dalla ai New Trolls, diversi artisti hanno attinto al repertorio classico per creare successi memorabili. Un’eredità che continua a sorprendere, anche dove meno ce l’aspetteremmo.  

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