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I Bassano, dal flauto alla corte. Come una famiglia veneta conquistò i Tudor

Da Bassano del Grappa alla corte di Enrico VIII: la storia dimenticata dei musicisti che cambiarono la musica rinascimentale inglese

Nella storia della musica rinascimentale europea esistono vicende che la storiografia ufficiale ha lungamente trascurato, relegate ai margini di un racconto dominato dai grandi compositori e dalle istituzioni che li ospitarono. Quella della famiglia Bassano è una di queste: una storia di talento, migrazione e influenza duratura, che collega una piccola città del Veneto alla corte dei Tudor e si intreccia, per vie oblique, con la letteratura elisabettiana.

Il capostipite è Jeronimo Bassano (Bassano del Grappa, 1480 – Venezia, 1545), musicista e costruttore di strumenti che trascorse l’intera vita a Venezia, dove era noto come “Maestro di trombe e ciaramella” al servizio della Serenissima. Jeronimo non lasciò mai la laguna, ma formò sei figli — Antonio, Jacomo, Alvise, Jasper, Giovanni e Battista — tutti musicisti e artigiani di eccezionale perizia, in particolare nella costruzione e nell’esecuzione dei flauti dolci. Fu questa competenza specifica a richiamare l’attenzione di Enrico VIII d’Inghilterra.

Il re Tudor era un musicista egli stesso, e la sua corte era una delle più vivaci d’Europa sul piano della vita musicale. Tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta del Cinquecento, cinque dei sei fratelli Bassano — Jacomo rimase a Venezia — lasciarono la Serenissima per stabilirsi a Londra. La partenza non fu priva di difficoltà: come documenta una lettera dell’agente inglese a Venezia, Edmond Harvel, i fratelli dovettero andarsene quasi in segreto, dopo che le autorità veneziane avevano negato loro la licenza ufficiale di espatrio. Harvel li descrive come musicisti stimati “sopra tutti gli altri in questa città per la loro virtù” — una testimonianza che dice quanto il loro trasferimento fosse percepito come una perdita dalla Serenissima.

Una volta a Londra, i Bassano si imposero rapidamente come figure di primo piano nella vita musicale della corte. La loro influenza andava ben oltre la performance: introdussero tecniche avanzate di costruzione degli strumenti, elevando la qualità e la varietà dei flauti dolci disponibili. L’inventario redatto dopo la morte di Enrico VIII nel 1547 elenca 76 flauti dolci nella collezione reale — un numero che riflette direttamente l’impatto dei Bassano sulla cultura strumentale della corte. Per oltre novant’anni, le generazioni successive della famiglia mantennero il consort di flauti dolci a corte, attraverso i regni di Edoardo VI, Maria I ed Elisabetta I.

La qualità della loro manifattura è attestata da un oggetto sopravvissuto: un raro flauto tenore rinascimentale conservato al Metropolitan Museum of Art di New York, realizzato in un unico pezzo di bosso. Sul corpo dello strumento è impresso due volte il marchio della famiglia Bassano — una falena — visibile sotto la finestra e sul bordo del padiglione. Non una firma occasionale, ma una pratica sistematica di certificazione della manifattura, che rivela la consapevolezza di una reputazione da tutelare.

Flauto dolce tenore, famiglia Bassano, ca. 1600

La vicenda dei Bassano ha anche una propaggine letteraria, che ha alimentato decenni di dibattito accademico. Emilia Bassano (Londra, 1569 – 1645), figlia di Battista, ricevette un’educazione umanistica inusuale per una donna del suo tempo, grazie alla protezione di Susan Bertie, contessa di Kent. Musicista e poetessa, frequentò i circoli letterari dell’aristocrazia elisabettiana e fu per un periodo legata a Henry Carey, Lord Hunsdon, Lord Ciambellano e cugino della regina Elisabetta.

Nel 1973 lo storico A.L. Rowse avanzò l’ipotesi che Emilia potesse essere la “Dark Lady” dei sonetti di Shakespeare, presentando la sua tesi come una certezza. La ricezione accademica fu più cauta: gli studiosi successivi hanno riconosciuto la suggestione biografica — la bellezza meridionale, la posizione sociale ambigua, la familiarità con i circoli teatrali attraverso Lord Hunsdon, patrono della compagnia di Shakespeare — senza tuttavia raggiungere alcun consenso. Come ha osservato la studiosa Katherine Duncan-Jones, la “Dark Lady” potrebbe essere semplicemente una creazione letteraria, e non vi è documentazione diretta di un rapporto tra Emilia e Shakespeare. L’ipotesi rimane aperta, discussa e non verificabile.

Ciò che non è materia di speculazione è il valore letterario autonomo di Emilia Lanyer, come si firmò dopo il matrimonio con Alfonso Lanyer. La raccolta Salve Deus Rex Judæorum, pubblicata nel 1611, è un’opera di notevole originalità: dedicata a una serie di protettrici aristocratiche, offre una rilettura in chiave apertamente femminista di alcuni episodi biblici, assolvendo Eva dalle responsabilità del peccato originale e attribuendole agli uomini. È la prima raccolta di poesia originale pubblicata da una donna in Inghilterra — un primato che merita di essere ricordato indipendentemente da qualunque connessione shakespeariana.

Salve Deus Rex Judaeorum, volume di poesie della poetessa inglese Emilia Lanyer pubblicato nel 1611

La storia dei Bassano è, in ultima analisi, una storia di eccellenza tecnica e mobilità culturale: una famiglia di artigiani-musicisti che portò da Venezia a Londra un sapere specializzato, lo radicò in una corte straniera e lo trasmise per generazioni. La falena impressa sul bosso del flauto al Met è il sigillo discreto di questa traiettoria.

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