I 3 teatri di corte più belli d’Europa, da conoscere assolutamente
Gli splendidi teatri di corte che qui presentiamo si trovano in Italia, Francia e Germania. Tutti e tre risalgono al Settecento, il più antico è il Teatro dei Margravi di Bayreuth inaugurato nel 1748, segue il Teatro di corte della Reggia di Caserta completato nel 1768 e inaugurato l’anno successivo, e infine il Teatro della Regina Maria Antonietta a Versailles, del 1780. Sia il teatro di Bayreuth che quello di Caserta vennero inaugurati in occasione di un matrimonio. I tre teatri hanno un’altra particolarità in comune: il colore. Nelle decorazioni e nelle tappezzerie conservano infatti il blu-azzurro originario. Il blu, colore associato ai re e all’aristocrazia, era una tinta frequentemente utilizzata non solo nei teatri di corte, ma anche nei grandi teatri di committenza reale e signorile. L’esempio più celebre è il Teatro San Carlo di Napoli, in origine tappezzato di sete e velluti blu, solo successivamente sostituiti dal rosso che oggi è il colore dei teatri per antonomasia.

Il Theatre de la Reine a Versailles

Theatre de la Reine

Il ‘Teatro della Regina’ detto anche Petit théâtre  o Théâtre de Trianon venne costruito per volere di Maria Antonietta (Vienna 1755 – Parigi 1793), ultima regina di Francia dell’Ancien régime, nel complesso del Petit Trianon di Versailles. 

Grande amante del teatro e dello spettacolo, Maria Antonietta volle dotarsi di un edificio teatrale stabile, in sostituzione di quelli effimeri precedentemente allestiti nella Galleria del Grand Trianon o nell’Aranciera. Ne commissionò la costruzione al suo architetto di fiducia Richard Mique (Nancy 1728 – Parigi 1794), che dal 1775 ricopriva la carica di premier architecte du Roi. II lavori, iniziati nel 1778, furono completati nella primavera del 1780, e il 1 giugno ebbe luogo l’inaugurazione.

All’opposto del Grand théâtre, come veniva chiamata l’Opéra royal, il teatro di corte di Versailles, inaugurato dieci anni prima e utilizzato nelle occasioni ufficiali, il Theatre de la Reine o Petit théâtre, faceva parte degli spazi privati della Regina. Situato ad una certa distanza dal Castello e lontano dagli intrighi di corte, aveva una duplice funzione: da un lato ospitava  gli spettacoli commissionati agli artisti membri dell’Accademia reale di Musica l(Académie royale de musique, fondata nel 1669), dall’altro serviva al cosiddetto théâtre de société, una particolare forma di teatro amatoriale in uso nella Francia del Settecento, in cui i membri dell’aristocrazia recitavano  per il loro divertimento privato.

Il piccolo edificio, nascosto tra gli alberi del Jardin Français, ha un esterno molto semplice, che si distingue solo per il portale d’ingresso all’antica, ornato da due colonne ioniche sormontate da un timpano. A contrasto, l’interno rifulge di splendide decorazioni in cui dominano le cromie dell’oro e del blu. Le sculture in gesso e cartapesta dorata, i finti marmi, le tappezzerie di seta e i velluti azzurri, gli oeils-de-boeuf circondati da ghirlande di fiori, formano un insieme di grande raffinatezza, completato dalla volta raffigurante Apollo circondato dalle Grazie e dalle Muse. Il dipinto, opera di Louis Jean François Lagrenée (Parigi 1725 – 1805), venne consegnato dal pittore solo pochi giorni prima dell’inaugurazione del teatro, e fu sostituito da una copia nel XIX secolo.

La sala, di dimensioni ridotte, può ospitare circa duecentocinquanta spettatori. Il palcoscenico in proporzione è piuttosto vasto: misura circa il doppio della sala, e dispone di otto file di quinte, due livelli di sottopalco e graticcio, mentre la buca orchestrale offre spazio a una ventina di musicisti. Le complesse macchine sceniche, all’avanguardia per l’epoca, furono realizzate da  Pierre Boullet (1740-1804), macchinista del Re e dell’Opéra.

Negli anni tra il  1780 e il 1785, la Regina fece rappresentare opere di Gluck, Grétry, Sacchini e Paisiello. Ma il piccolo teatro è per Maria Antonietta anche un luogo intimo e privato, dove poter recitare lei stessa gli autori alla moda con una compagnia formata da un piccolo gruppo di aristocratici del suo più stretto entourage. Manteneva così viva la sua passione per il teatro e la declamazione coltivata fin da bambina.

Abbandonato dalla regina dopo il 1785, il Petit théâtre attraversò il periodo rivoluzionario senza grandi danni. Utilizzato saltuariamente per tutto il XIX secolo (dall’Imperatrice Maria Luisa, consorte di Napoleone, dalla regina Maria Amalia, moglie di Luigi Filippo, e dell’imperatrice Eugenia, consorte di Napoleone III e ultima sovrana di Francia) e ancora all’inizio del secolo scorso, il teatro  venne restaurato tra il 1925 e il 1936 e nuovamente nel 2001.

Il restauro ha interessato anche le macchine sceniche, ora perfettamente funzionanti.

Per le sue ridotte dimensioni e per la lontananza dal Castello, il Theatre de la Reine oggi non è più utilizzato per la rappresentazione di spettacoli. Si sono così potute evitare manomissioni dovute agli adeguamenti alla attuali norme di sicurezza, preservando il teatro nella sua autenticità.

Il Teatro del Trianon è l’unico teatro francese del XVIII secolo intatto e ancora funzionante, ed è accessibile al pubblico con visita guidata.

Il Teatro d'Opera dei Margravi (Markgräfliches Opernhaus) a Bayreuth

Teatro dell'opera dei Margravi

Il cosiddetto Teatro dei Margravi si trova a Bayreuth, cittadina capitale dell’Alta Franconia, nella Baviera settentrionale. Bayreuth è oggi universalmente nota per essere la sede del Festival wagneriano, che si svolge dal 1876 e ha come sede il Festspielhaus, il teatro fatto edificare dallo stesso Wagner a partire dal 1872.

Da non confondere con l’edificio wagneriano, il Teatro dei Margravi (Markgräfliches Opernhaus) risale al secolo precedente, ed è uno dei più bei teatri di corte esistenti.

Venne eretto per volere della Margravia Guglielmina di Prussia (Wilhelmine von Brandenburg-Bayreuth, Potsdam 1709 – Bayreuth 1758), figlia del Re di Prussia Federico Guglielmo, il ‘Re soldato’, e sorella maggiore di Federico II.

Guglielmina andò in sposa nel 1731 al Margravio Federico di Brandeburgo-Bayreuth, appartenente ad un ramo laterale del casato degli Hohenzollern. La coppia salì al trono del piccolo stato nel 1735, aspirando ad emulare Versailles, e con il proposito di trasformare Bayreuth in un faro della cultura e delle arti. Vennero così costruiti o ristrutturati diversi edifici, come la Reggia Nuova (Neues Schloss), il parco di Sanspareil, il Castello dell’Ermitage, dando vita ad uno stile particolare, una specifica variante del Rococò mitteleuropeo, noto come Rococò di Bayreuth.

I Margravi fondarono l’Università di Erlangen, e si circondarono di artisti e intellettuali di primo piano. Guglielmina  poté avvalersi anche della grande fama del fratello Federico il Grande, salito al trono di Prussia nel 1740, che la mise in contatto con le migliori menti dell’epoca.

Appassionata e competente in fatto di musica e di arti, Guglielmina era dotata di grande talento artistico: non solo suonava perfettamente sia il clavicembalo che il liuto, ma era ella stessa librettista e compositrice. Fu una delle pochissime donne che scrissero delle opere, di cui ci è giunta solo L’Argenore del 1740. Per desiderio del marito, ricoprì ufficialmente l’incarico di Sovrintendente alla musica di corte per ca. vent’anni, dal 1737 al 1758, scritturando  compagnie di cantanti  e artisti italiani di primo livello. Si dedicò inoltre allo studio delle scienze, ebbe una corrispondenza di argomento filosofico con Voltaire, e nel 1751 divenne membro della romana Accademia dell’Arcadia.

Il teatro di corte  – destinato principalmente alla rappresentazione dell’opera seria italiana –  fu costruito in occasione del matrimonio dell’unica figlia della Margravia, Elisabetta Federica Sofia di Brandeburgo-Bayreuth, con il Duca Carlo II Eugenio di Württemberg. La giovane Elisabetta era famosa per la sua avvenenza, tanto che Giacomo Casanova la descrisse come una delle più belle fanciulle di tutta la Germania.

Il matrimonio venne celebrato con grande magnificenza e sfarzo nel settembre del 1748, occasione nella quale fu inaugurato il nuovo teatro. Vennero messe in scena due opere italiane e diversi spettacoli teatrali, e si offrirono sontuosi banchetti.

I lavori per la costruzione del teatro vennero avviati fin dal 1744, ad opera dei più grandi architetti  e scenografi teatrali dell’epoca, Giuseppe e Carlo Galli Bibbiena. Con le sue fastose decorazioni intagliate e dipinte, è un capolavoro assoluto dell’architettura teatrale barocca, Patrimonio dell’umanità Unesco dal 2012.

Giuseppe Galli Bibiena (Parma 1696 – 1757) appartenente alla terza generazione della grande famiglia di architetti, scenografi e pittori teatrali attivi in tutta Europa, lavorò per le corti di Vienna, Monaco di Baviera, Dresda, Praga, oltre che per il teatro di Bayreuth, di cui curò il progetto. Il figlio Carlo (Vienna 1728 – Bologna 1787) assunse invece la direzione dei lavori in loco, e in seguito vi realizzò numerose scenografie, apparati festivi e decorazioni effimere.

L’Opernhaus è uno splendido esempio di teatro all’italiana perfettamente conservato. Costruito in legno, è una struttura  autoportante inserita all’interno dell’edificio in pietra, che costituisce una sorta di involucro. La costruzione lignea venne completato in brevissimo tempo, utilizzando in parte elementi architettonici e scultorei realizzati e dipinti all’esterno del cantiere.

Di fronte all’ampio boccascena, incorniciato da colonne, si trova il grande palco reale ornato da figure allegoriche e altri elementi che glorificano la casata regnante. II palchi e i prospetti presentano un ricchissimo apparato decorativo di grande qualità, completata dagli effetti illusionistici della pittura barocca che crea un effetto di spazialità travolgente.

La facciata e l’atrio dell’edificio vennero completati solo due anni dopo la solenne inaugurazione dall’architetto di corte Joseph Saint-Pierre (1709 ca. – 1754).

Il teatro ha attraversato indenne i secoli successivi, anche a causa della dissoluzione del  Margraviato di Bayreuth, che dopo la morte dell’ultimo margravio, Federico Cristiano, venne venduto alla Prussia nel 1791, passò poi alla Francia (1807) e infine alla Baviera (1810). Bayreuth, perdendo il ruolo di capitale, progressivamente decadde a modesta città di provincia, e non furono effettuati lavori di manutenzione o rimaneggiamenti negli edifici ormai caduti in disuso.

Nel 2013 furono avviati importanti restauri, e dopo sei anni di lavori e un investimento di 30 milioni di euro, il Teatro dei Margravi venne riaperto al pubblico nel 2018. Inserito nel percorso museale, nei mesi estivi è sede di una stagione di concerti e spettacoli.

Il Real Teatro di Corte a Caserta

Il Real Teatro di Corte a Caserta

Il Teatro di Corte fu eretto per volere di Re Carlo III di Borbone  (1716 – 1788) sul modello del Teatro San Carlo di Napoli. È ubicato sul lato occidentale della Reggia di Caserta, e come tutto l’immenso complesso, che ha una  superficie di circa 47.000 metri quadri, è opera di Luigi Vanvitelli (Napoli 1700 – Caserta 1773).

Il teatro non era previsto nel progetto originario del palazzo, e infatti non è presente nei disegni preparatori. La costruzione fu avviata solo nel 1756, tre anni dopo l’inizio dei lavori per la Reggia. È l’unico ambiente realizzato interamente sotto la diretta supervisione di Luigi Vanvitelli, anche se i lavori richiesero molto più tempo del previsto, dato che l’architetto era impegnato contemporaneamente nella costruzione della Reggia, dell’acquedotto Carolino e in altre opere a Napoli e Benevento.

Il teatro, un vero gioiello architettonico, venne infine completato nel 1768. Fu solennemente inaugurato il 22 gennaio del 1769 con un ballo di corte dato in occasione del matrimonio di Ferdinando e Carolina (Ferdinando IV, Napoli 1751 – 1825, re dal 1759, e Maria Carolina d’Austria, Vienna 1752 – 1814). Le sale magnificamente decorate, alla presenza di tutta l’aristocrazia napoletana, accolsero principi stranieri, sovrani e ambasciatori per i sontuosi festeggiamenti.

L’edificio dispone di tre ingressi: quello centrale riservato al re e alla corte, che immetteva direttamente nel palco reale, e due ingressi laterali che conducevano ai palchi attraverso due scale semicircolari, dai quali accedevano gli invitati e il  pubblico.

Il teatro ha la pianta a ferro di cavallo, per garantire la migliore acustica e visibilità, e dispone di 42 palchetti su cinque ordini, decorati con putti, festoni, maschere e trofei. Lungo il secondo ordine di palchi corre una balaustra dorata che circonda l’intera sala, dando unità allo spazio. Il palco reale occupa tre ordini di palchetti in altezza, ed è sormontato da una corona sorretta dall’allegoria della fama. La volta a spicchi è sostenuta da pilastri in breccia rossa su cui poggiano  dodici semicolonne di alabastro. Gli affreschi che decorano la volta sono opera del pittore napoletano Crescenzio La Gamba, e raffigurano al centro Apollo che calpesta il pitone, e negli spicchi le nove muse alternate ai medaglioni con i quattro elementi.

Il palcoscenico, che conserva ancóra intatte  le assi originali, dispone di un portale apribile sul fondo della scena,  affacciante direttamente sui giardini della Reggia. Questo permetteva di creare un effetto scenico spettacolare, come nel caso della rappresentazione della Didone di Metastasio nel 1770, quando si simulò con un effetto perfettamente realistico l’incendio di Cartagine.

Dell’epoca vanvitelliana si conserva tuttora un grande fondale raffigurante la celebre statua dell’Ercole Farnese sullo sfondo di un magnifico giardino. La tela, attribuita ad Antonio Joli, è stata restaurata grazie al contributo di Tom Cruise in occasione delle riprese del film Mission Impossible III, in parte girato nella Reggia di Caserta nel 2013.

Il teatro in genere è accessibile con visita guidata.

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