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Festival dell’Opera Buffa Napoletana 2023 | 3ª edizione “La cometa danzante”
Operine, melologhi e concerti in scena nell’antico edificio dei Quartieri Spagnoli che vide nascere l’opera buffa
Con il titolo La cometa danzante giunge alla terza edizione il Festival dell’Opera Buffa Napoletana, in scena dal 3 al  5 novembre 2023 a Napoli.

L’iniziativa, su progetto a cura di Massimiliano Sacchi, è organizzata e prodotta da Giano Bifronte con il contributo del Ministero della Cultura, e per il terzo anno consecutivo vede la collaborazione di Casa del Contemporaneo e Teatro Pubblico Campano che nell’occasione aprono le porte di Sala Assoli e del Teatro Nuovo, situati proprio in quell’edificio dei Quartieri Spagnoli che vide nascere l’Opera Buffa Napoletana.

Nei giorni del Festival le due sale si riuniscono formando un unico corpo teatrale, riportando l’antico edificio del Teatro Nuovo sopra Toledo alle atmosfere degli esordi, quando fu il luogo del debutto e del successo di innumerevoli capolavori dei grandi compositori di quella Scuola Napoletana che conquistò il mondo teatrale europeo con la freschezza e la duttilità del suo linguaggio musicale al servizio di una comicità sbrigliata e irriverente che metteva in discussione i rapporti di potere e di genere come mai prima di allora era stato fatto.

Il Programma

Rilanciando lo spirito dell’epoca, nei due spazi si avvicenderanno Operine, Melologhi e Concerti:

Il Festival dell’Opera Buffa Napoletana inaugura venerdì 3 novembre (ore 20) alla Sala Assoli con La serva padrona di Giovan Battista Pergolesi in versione elettronica, per la regia di Rosario Sparno e l’elaborazione musicale di Giulio Fazio. Costanza Cutaia e Ignas Melnikas sono i due bizzosi interpreti delle vicende di Serpina e Uberto, Renato De Simone veste i panni di Vespone, l’esilarante servo muto. Ad accompagnarli al clavicembalo è Marco Palumbo; i costumi sono di Alessandra Gaudioso, le scene di Christina Psoni, le luci di Simone Picardi. (Replica sabato 4 novembre, ore 20.30)

Sempre venerdì 3 novembre (ore 21.15) ma al Teatro Nuovo, andrà in scena la prima moderna assoluta di Li furbi, commedia in musica di Giacomo Tritto, rappresentata nel 1756 per le Dame monache del Convento di Santa Chiara che nutrivano un’insana passione per il palcoscenico, e da allora mai più ripresa. Di e con Paolo Cresta e Chiara Di Girolamo (Lauretta/Camillo), Luca De Lorenzo (Marcone/Fabio) e Fabrizio Romano, pianoforte e direzione. Trascrizione di Massimiliano Sacchi. (Replica domenica 5 novembre, ore 21.15)

Dopo le operine, il Festival prosegue sabato 4 novembre (ore 19) al Teatro Nuovo con Tony Laudadio che porta in scena il melologo Carasale. La cometa danzante, un testo originale di Francesco Forlani attorno al modo teatrale  nella Napoli del ‘700, su musiche di Domenico Sarro(Replica domenica 5 novembre, ore 20)

Domenica 5 novembre (ore 12) ancora al Teatro Nuovo, l’Ensemble di strumenti antichi del Conservatorio San Pietro a Majella: propone la matinée concerto Strumenti in scena! La musica strumentale degli operisti napoletani del ’700, con rarità di Alessandro Scarlatti, Michele Caballone, Leonardo Vinci, Giuseppe Sellitto.

Infine, completano il programma del Festival le visite guidate dedicate alla scoperta dei luoghi e della storia dell’Opera Buffa: due i percorsi tematici, La città buffa oltre la quarta parete, e Dalla Certosa di San Martino ai Quartieri Spagnoli.

Biglietteria

Intero Solo 10€ | Ridotto Duetto 7,5€ (per ogni acquisto contestuale di due o più spettacoli) | Special Allegro 5€ Studenti Conservatori e Università / under 18 / abbonati

C’è dell’Altro

La commedeja pe mmuseca napoletana ovvero l’opera buffa

• La nota di presentazione del Festival:•

“La commedeja pe mmuseca napoletana che solo in seguito alla sua diffusione nazionale e internazionale venne chiamata “opera buffa”, nacque nei primi anni del ‘700 contemporaneamente alla commedia dialettale in prosa.

La commedia musicale si formò attraverso l’innesto delle forme musicali dell’aria e del recitativo su un tronco drammaturgico che ricalcava, senza troppe modifiche, quello della commedia in prosa. L’uso del dialetto, comune ad entrambi i generi, non ne prova un’origine popolare, ma va interpretato come il rifiorire di una tradizione culturale indigena opposta a quella dei dominatori spagnoli e austriaci. Il genere otteneva un successo crescente diventando una moda della società settecentesca realizzata nella lingua locale e rivelandosi come un’occasione sociale che favoriva la prossimità dei ceti e metteva in gioco il ruolo e i privilegi dei “cavalieri” che sedevano nei palchetti e partecipavano allo spettacolo confusi tra gli altri spettatori.

Anno dopo anno si creò una vera e propria industria teatrale, alimentando un mercato del lavoro“creativo” estremamente articolato che richiedeva manodopera specializzata, come compositori, impresari, librettisti, attori e cantanti, orchestrali, ballerini, professori di musica. Si aggiungono scenografi e architetti teatrali, artigiani che dipingevano i fondali, confezionavano le scarpe, le parrucche, i guanti e le armi finte, fornitori di tessuti e costumi, di materiali scenici, di falegnameria, di edilizia, addetti che vendevano sorbetti e cerini, trasportavano le lettighe, smorzavano le candele, pulivano la platea e i palchetti, fino ad arrivare al mercato editoriale. L’opera buffa è uno dei beni dell’identità storica di Napoli.
Festival dell’Opera Buffa Napoletana 2023 | 3ª edizione “La cometa danzante”

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