Una proposta di grande raffinatezza per i festeggiamenti di fine anno è quella del Teatro Comunale di Ferrara, che nei giorni 30 dicembre (ore 20) e 31 dicembre (ore 16) mette in scena una delle opere più emozionanti e rilevanti di Antonio Vivaldi, Il Farnace. Ulteriore particolarità, l’opera verrà rappresentata per la prima volta – a 283 anni dalla sua ideazione – nella versione realizzata da Vivaldi appositamente per Ferrara nel 1738, mai andata in scena per un divieto del legato pontificio. La ‘prima’ ferrarese di questa versione del Farnace, edizione critica di Bernardo Ticci (2013), è affidata alla direzione di Federico Maria Sardelli, tra i massimi conoscitori dell’opera vivaldiana. Sardelli guiderà l’Orchestra e Coro Accademia dello Spirito Santo, sul palco un cast vocale che vede nei ruoli principali Raffaele Pe (Farnace), Francesca Lombardi Mazzulli (Gilade), Chiara Brunello (Tamiri) e Leonardo Cortellazzi (Pompeo). La regia è firmata da Marco Bellussi, con scenografie di Matteo Paoletti Franzato, costumi di Carlos Tieppo e luci di Marco Cazzola. Lo spettacolo è una nuova produzione del Teatro Comunale di Ferrara in coproduzione con il Teatro Municipale di Piacenza, e fa parte della Stagione lirica del Teatro Comunale di Ferrara, sostenuta dal Ministero della Cultura, Regione Emilia Romagna, Comune di Ferrara ed Eni. Il Farnace di Vivaldi, dramma per musica su libretto di Antonio Maria Lucchini, andò in scena per la prima volta a Venezia il 10 febbraio 1727, nella Stagione di Carnevale del Teatro Sant’Angelo. Fu un successo, e il lavoro conobbe ottima fortuna e vasta fama: venne ripreso nel giro di pochi anni, in varie versioni, da diverse città italiane ed europee, tra cui Livorno (1729), Praga (1730), Pavia (1731), Mantova (1732). A Ferrara la messinscena del Farnace era prevista al Teatro Bonacossi nella Stagione di Carnevale 1739, in una nuova versione (RV 711-G) appositamente redatta da Vivaldi. Ma il Cardinal Ruffo, legato Pontificio della città emiliana, bandì Vivaldi che era sacerdote (il “prete rosso”), per presunta condotta immorale dovuta al suo legame troppo intimo con il contralto Anna Girò, sua cantante preferita e quasi sempre prima donna nelle sue opere. La rappresentazione saltò e Vivaldi non ebbe più occasione di recuperarla. * (Nelle immagini Federico Maria Sardelli foto ©Enrico Amante, e il celeberrimo ritratto presunto di Antonio Vivaldi (Anonimo, circa 1723) conservato nel Museo internazionale e Biblioteca della musica di Bologna.)