Donizetti Pascià e la musica classica ottomana
La fama di Gaetano Donizetti ha offuscato, e non stupisce, l’attività del fratello maggiore Giuseppe, anch’egli musicista. Giuseppe Donizetti merita però di essere conosciuto e ricordato per il suo percorso professionale degno di nota e decisamente fuori dai sentieri battuti.

Giuseppe Donizetti è stato infatti per ben 28 anni responsabile generale della musica imperiale alla corte ottomana di Costantinopoli, dove visse dal 1828 fino alla sua scomparsa nel 1856. Fu anche autore del primo inno nazionale, e contribuì alla diffusione della musica occidentale nell’Impero ottomano.

Rappresentante di quella folta schiera di musicisti italiani attivi, soprattutto a partire dal Settecento, fin nelle più lontane capitali e città d’Europa e poi del mondo, il suo percorso si inserisce nel più vasto fenomeno – non ancora sufficientemente indagato nel suo insieme – della capillare presenza internazionale, a vari livelli, di artisti, letterati, uomini di cultura e d’impresa italiani che ha dato origine a molteplici influenze e scambi culturali.

Giuseppe nacque a Bergamo nel 1788, primogenito di Andrea Donizetti e Domenica Nava, di modestissima condizione. Si formò come sarto, un mestiere al tempo comune in Lombardia, ma studiò anche musica con lo zio Giacomo Carini. Quando Giovanni Simone Mayr, celebre operista e maestro di cappella presso la Basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo, istituì le Lezioni caritatevoli di musica, tentò l’iscrizione, ma avendo già 17 anni, non poté essere ammesso per superati limiti d’età. (La scuola fu invece frequentata dal piccolo Gaetano, che aveva allora nove anni.)  Tuttavia Mayr, colpito dal talento del ragazzo, generosamente gli impartì lezioni private.

Nel 1808, all’età di 20 anni – spinto anche dalle difficoltà economiche – Giuseppe poté così arruolarsi nell’esercito napoleonico iscrivendosi come “Musicante e Sarto”. Prestò servizio come flautista e direttore di banda del VII Reggimento nelle campagne contro l’Austria e in Spagna, e fu tra coloro che seguirono Napoleone nell’esilio all’Elba. Fu ancora al servizio delle forze napoleoniche in tutte le battaglie dei ‘Cento giorni‘, tranne a Waterloo.

Nel 1815 a Portoferraio sposò una giovane del posto. Nello stesso anno, sconfitto Napoleone, lasciò il servizio militare in Francia e tornò in Italia. In ottobre si arruolò nell’esercito del Regno di Sardegna e Piemonte, proseguendo la sua carriera come musicista militare. Nel 1821 divenne responsabile musicale e direttore della banda del Primo Reggimento della Brigata Casale.

Grazie alla sua visibilità sulla scena militare internazionale, il marchese Groppallo, Ambasciatore del Regno di Sardegna a Costantinopoli, lo segnalò al sultano Mahmud II (1785-39). Il sultano, in carica dal 1808, fu un riformatore, e aveva avviato un processo di profondo rinnovamento dell’Impero ottomano. Introdusse numerose riforme amministrative, fiscali e militari, e favorì l’occidentalizzazione in diversi campi, tra cui l’ambito culturale.

Tra le molte innovazioni, anche l’esercito venne riorganizzato sul modello occidentale, compresa l’istituzione di una nuova banda militare. Si rese così necessario l’ingaggio di un musicista europeo di fama in grado di istruirla e organizzarla. Inoltre, nel contesto del più vasto processo di occidentalizzazione, Mahmud volle promuovere l’insegnamento della musica europea ai membri della famiglia reale e della corte.

Fu così che nel 1828, tramite l’ambasciatore Groppallo, Donizetti ricevette dal sultano l’invito a stabilirsi a Costantinopoli come Istruttore Generale della Musica Imperiale Ottomana, con l’offerta di un cospicuo compenso di 8000 franchi.

Donizetti accettò, e giunto sul Bosforo, prese servizio nel suo incarico il 17 settembre del 1828. Dall’Italia aveva portato con sé in nave gli strumenti musicali necessari ad una banda militare di tipo europeo. Aveva al seguito anche alcuni musicisti italiani con esperienza nelle bande militari e talento nell’insegnamento della musica. Gli fu infatti possibile organizzare la nuova formazione e dare un concerto al cospetto del sultano soltanto un mese dopo il suo arrivo.

Istanbul sarà una seconda patria per Giuseppe Donizetti, che vi trascorse il resto della sua vita, tanto che Gaetano, diventato uno dei più celebri compositori d’Europa, lo chiamerà “il mio fratello turco”.

Questi si stabilì con la moglie a Pera (oggi Beyoglu), il quartiere europeo e antica colonia genovese, in un piccolo edificio nella zona di Asmalimescit, abitata da una comunità cosmopolita a maggioranza italiana.

Alla morte del sultano Mahmud II, la carriera di Donizetti proseguì sotto il successore Abdul Mejid I (1823 – 1861). Nelle turbolenze della prima metà dell’Ottocento, il suo percorso tracciò una significativa traiettoria culturale a cavallo tra Europa e Impero Ottomano.

Donizetti riformò la musica militare del sultano sul modello occidentale e insegnò nel Serail e nell’Harem, e studiarono con lui anche diverse personalità che a vario titolo influenzarono gli sviluppi successivi della musica nei territori ottomani. La banda militare da lui costituita e diretta è all’origine dell’attuale Orchestra Sinfonica Presidenziale (Presidential Symphony Orchestra) della Repubblica di Turchia. Donizetti inoltre compose il primo inno nazionale dell’Impero Ottomano, la marcia Mahmudiye (1829), inno reale scritto per Mahmud II.  

Si interessò alla cultura turca, esplorando in particolare la musica ottomana, e raccolse trascrizioni sia di melodie popolari che di composizioni colte. Il suo maestro sembra sia stato il grande musicista derviscio Ismail Dede Efendi (1778-1846).

Contribuì alla diffusione dell’opera italiana e della musica europea nel contesto multiculturale della ‘Stamboul’ di quegli anni: si adoperò fattivamente nella realizzazione delle stagioni d’opera a Pera, dove ebbe poi la direzione del Teatro Naum, e curò l’organizzazione dei concerti di palazzo, ospitando alcuni dei maggiori virtuosi dell’epoca tra cui il pianista austriaco Leopold von Meyer, il famoso arpista e compositore britannico Parish Alvars, e una celebrità di prima grandezza  come Franz Liszt.

Liszt in quell’occasione gli dedicò la Grande Paraphrase de le marche de Donizetti composée pour Sa Majesté le Soultan Abdul Mejid-Khan (1847), che venne pubblicata a Berlino l’anno seguente.

Giuseppe Donizetti svolse il suo ruolo con grande competenza e modestia, qualità che gli valsero l’apprezzamento e l’amicizia di entrambi i Sultani e una brillante carriera ricca di attestazioni di stima e di onorificenze. Ebbe dapprima il grado di colonnello e il titolo di Bey, fu poi promosso generale e insignito del titolo di Pascià dal sultano Abdul Mejid per i suoi meriti di didatta, organizzatore e direttore.

Alla sua morte, il 12 febbraio 1856, il sultano ordinò il funerale con gli onori militari. Il feretro venne accompagnato dall’esecuzione di una marcia composta dallo stesso Abdul Mejid in omaggio al suo grande maestro italiano. Giuseppe Donizetti fu tumulato nella cripta della Chiesa dello Spirito Santo (oggi cattedrale), dove tuttora è visitabile la sua tomba.

Venne nominato suo successore un altro italiano, Callisto Guatelli (1819 – 1900). Nativo di Parma, dopo aver lavorato in vari teatri, si stabilì a Costantinopoli negli anni ’40 dell’Ottocento. Divenne direttore del Teatro Naum, e dal 1848 contrabbassista nell’orchestra di corte del sultano. Come già Donizetti, anche Guatelli venne nominato Pascià e trascorse il resto della sua vita a Istanbul. 

concertisti-classica-logo-80x80

Per saperne di più su questo , scrivici

Se ti è piaciuto questo fallo sapere ai tuoi amici

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
ADV-G2
Ti potrebbe interessare
  • ADV0

    Condividi

    Condividi su facebook
    Condividi su twitter
    Condividi su linkedin
    Condividi su whatsapp

    I più cliccati

    Concerti

    Festival

    Concorsi

    Approfondimenti

    Aggiornamenti recenti

    Notizie

    ADV0