Concertisti Classica, la musica classica in Italia
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Claudio Monteverdi, uno dei più grandi visionari della musica
Come Beethoven, circa 200 anni dopo, ha rapidamente padroneggiato ed esaurito la tradizione musicale che ha ereditato.
Il suo impatto nell’istituire la nascente forma dell’opera è stato incalcolabile, così come la sua scrittura orchestrale rivoluzionaria e le innumerevoli nuove texture ed effetti che ha ideato.

Già nel 1600, le tendenze “moderniste” di Monteverdi erano state criticate dall’eminentissimo teorico bolognese, Giovanni Artusi, che pubblicò un pamphlet deridendo le tecniche progressive di Monteverdi.

Monteverdi rispose nella prefazione al suo Quinto Libro di Madrigali assicurando ai suoi ascoltatori che potessero “riposare soddisfatti nella conoscenza che, per quanto riguarda consonanze e dissonanze… il mio punto di vista è giustificato dalla soddisfazione che dà sia all’orecchio che all’intelligenza”.

Monteverdi non era un mero iconoclasta che si ribellava alla tradizione, come dimostrano le sue lettere sopravvissute, che rivelano un uomo che si preoccupava profondamente della sua arte ed era altamente sensibile alle critiche. Le sue lettere mostrano anche che la perdita della sua prima moglie, Claudia, nel 1607 divenne quasi troppo difficile da sopportare per lui e che prese molto seriamente i suoi doveri genitoriali conseguenti. Fu questo, più di ogni altra cosa, che spinse il genio di Monteverdi a tali grandi altezze , mentre lottava per far fronte alla paternità e alla depressione, trovò la sua via d’uscita nella musica.

Nato figlio di un barbiere-chirurgo cremonese, Monteverdi iniziò a comporre in età infantile e pubblicò il suo primo libro di mottetti a tre voci a Venezia quando aveva solo 15 anni. Due anni dopo pubblicò un volume di canzonette, seguito nel 1587 dal primo dei nove libri di madrigali (otto pubblicati sotto la supervisione di Monteverdi, il nono fu pubblicato postumo).

Questa serie di successi fu coronata dalla nomina a violista alla corte di Mantova nel 1592. Si trattò di un’impresa più pericolosa di quanto possa sembrare, perché il Duca di Mantova partì alla conquista dei Turchi nel 1595 e Monteverdi fu costretto ad accompagnarlo per sollevare il morale delle truppe.

Sopravvisse alle varie scaramucce e quattro anni dopo sposò una delle cantanti di corte, Claudia de Cattaneis, dalla quale ebbe due figli e una figlia, quest’ultima morta in tenera età.

Quando fu nominato maestro di cappella a Mantova nel 1601, Monteverdi si era già affermato come una delle stelle nascenti della musica italiana. Ma fu la pubblicazione del Quarto e del Quinto Libro di Madrigali, rispettivamente nel 1603 e nel 1605, che fece davvero il giro del mondo.

Le regole accademiche vennero stravolte e Monteverdi sviluppò nuove progressioni armoniche che davano vita alle parole come mai prima. Copie illecite circolarono ampiamente, suscitando eccitazione tra i colti musicisti dell’epoca.

Questa fase creativa iniziale raggiunse il culmine con la prima dell’opera prima di Monteverdi, L’Orfeo. L’Orfeo si spinge oltre l’ossessione fiorentina per il recitativo secco, abbracciando il madrigale, il canto per liuto e ogni sorta di nuove sonorità orchestrali ed effetti teatrali.

In un colpo solo, Monteverdi aveva rivoluzionato un genere ancora agli albori. Situazioni drammatiche che in precedenza avrebbero potuto suscitare poco più di un cenno di saluto iniziarono a coinvolgere seriamente le emozioni del pubblico.

La musica non sarebbe più stata la stessa!

C’è dell’altro

Si racconta che una volta, durante una performance della sua opera L’Orfeo, Monteverdi fu così preso dalla sua musica che dimenticò di dirigere l’orchestra. Gli interpreti dovettero fermarsi e chiedergli di riprendere il controllo della situazione. Tuttavia, quando Monteverdi si voltò per chiedere scusa all’orchestra, questi gli fecero un applauso fragoroso, commossi dall’intensità della sua musica.

Si tratta di un racconto che si è diffuso nel corso degli anni attraverso la tradizione orale e la letteratura sul compositore. Tuttavia, è possibile trovare riferimenti a questo aneddoto in molte biografie su Monteverdi e nelle sue stesse lettere.

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