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Bach, due nuove chaconne dopo tre secoli: la ricostruzione di Peter Wollny

Un manoscritto senza nome, una grafia riconosciuta e trent’anni di studio: così sono riaffiorate due chaconne di Bach.

Due pagine giovanili di Bach sono riemerse dai faldoni della Biblioteca Reale di Bruxelles e hanno risuonato, per la prima volta dopo tre secoli, sull’organo della Thomaskirche di Lipsia. A identificarle, dopo oltre trent’anni di verifiche e confronti, è stato Peter Wollny, direttore del Bach-Archiv.

Un’intuizione lunga tre decenni

All’inizio degli anni ’90, giovane ricercatore a Bruxelles, Wollny si imbatte in due manoscritti anonimi che gli sembrano “parlare la lingua di Bach”. Ma la prova definitiva arriva solo di recente: nel 2023 emerge una domanda di lavoro del 1729, scritta da un ex allievo del compositore, con la stessa grafia delle due partiture. Un indizio decisivo che colloca i brani attorno agli anni giovanili di Bach, quando aveva circa diciott’anni.

Un Bach irrequieto

I documenti dell’epoca restituiscono un Bach sorprendentemente irrequieto: coinvolto in qualche lite e pronto a forzare le regole della severa prassi luterana, come quando fece cantare una giovane donna dalla cantoria, cosa allora proibita. Le due chaconne ritrovate sembrano portare ancora quella energia: pagine sperimentali, nate in un momento in cui il giovane musicista stava cercando la propria voce.

Il ritorno a casa

L’esecuzione alla Thomaskirche, la chiesa in cui Bach lavorò e dove è sepolto, ha dato alla scoperta un valore quasi simbolico. «La sua musica non invecchia», osserva Wollny. «È come girare attorno a una cattedrale medievale: ogni volta, una finestra diversa da cui entra la luce.»

Oggi, grazie a due fogli riemersi quasi per caso, altre due finestre si sono riaperte.

Peter Wollny (1961) è uno dei principali studiosi di Bach della sua generazione. Dopo gli studi a Colonia e il dottorato ad Harvard, è entrato al Bach-Archiv di Lipsia nel 1993, di cui è direttore dal 2014. Ha curato edizioni critiche per la Neue Bach-Ausgabe, diretto l’imponente progetto dedicato alle opere di Carl Philipp Emanuel Bach ed è professore all’Università di Lipsia, con una lunga attività di insegnamento internazionale. Nel 2020 ha ricevuto il dottorato honoris causa dell’Università di Uppsala.

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