Alla Scala di Milano prosegue la sontuosa nuova produzione della Tetralogia di Richard Wagner: dal 6 al 21 giugno 2025 andrà in scena Siegfried, seconda giornata e terzo titolo del Ring, dopo il prologo L ‘oro del Reno (Das Rheingold), visto nella passata Stagione, e la Prima giornata, Die Walküre, allestita lo scorso febbraio. Sul podio, come nei due appuntamenti precedenti, si alternano Simone Young, che dirigerà le recite del 6, 9 e 13 giugno, e Alexander Soddy, cui sono affidate le repliche del 16 e 21 giugno. La regia è di David McVicar – che firma l’intero ciclo -, artefice anche delle scene insieme a Anne Postlewhite, mentre i costumi sono di Emma Kingsbury; le luci sono curate da David Finn, i video da Katy Tucker e la coreografia da Gareth Mole. Nel cast brillano le voci che già si sono cimentate sul palco scaligero nelle tappe precedenti: Klaus Florian Vogt torna nel ruolo protagonista di Siegfried, Camilla Nylund in quello di Brünnhilde, Michael Volle interpreta Wanderer, Wolfgang Ablinger-Sperrhacke sarà Mime, Ólafur Sigurdarson, Alberich, Ain Anger torna come Fafner, Christa Mayer come Erda e Francesca Aspromonte sarà la voce del Waldvogel. L’opera: “Siegfried” di Richard Wagner “Dopo la tragedia serrata, dalla temperatura emotiva altissima, della Walküre, – spiega il musicologo Raffaele Mellace nel suo contributo sulla Rivista della Scala – con Siegfried ritorniamo a una narrativa di tono diverso, popolata di draghi, eroi armati di spada, uccelli che parlano, belle addormentate che si risvegliano per amore. Già l’avvio della Tetralogia, il Prologo del Rheingold, era stato affidato al registro del mito, tra ninfe, dèi, gnomi e giganti; ora, in perfetta alternanza con la tragedia che costituisce le ante pari di questo polittico in quattro parti, si ritorna all’invenzione fantastica, nella forma della fiaba. Una fiaba, tuttavia, che della tragedia ha assaggiato il sapore forte e aspro, e che alla tragedia dovrà nuovamente condurre. Quanto basta per comprendere la collocazione straordinaria di quest’opera, che costò a Wagner molto lavoro. E d’altra parte, d’uno snodo fondamentale nella vicenda si tratta: i piani di Wotan per restaurare il potere degli dèi, minacciato da una fosca, temibile profezia, passano necessariamente attraverso il nipote, figlio dei gemelli Siegmund e Sieglinde: l’eroe concepito e faticosamente preservato in vita, grazie al sacrificio di Brünnhilde, nella Prima giornata, Die Walküre. Siegfried ora si è fatto uomo; crescendo ha assunto la maschera dell’eroe giovane, e in questa veste diventa il depositario di una ardita missione di riscatto. I simboli e i personaggi delle due puntate precedenti ritornano in circolo: l’oggetto magico costituito dalla spada Notung, già fatta a pezzi ma ora da Siegfried stesso fusa nuovamente e restituita al suo taglio micidiale; ma soprattutto i personaggi che già ci sono familiari e che ora incontriamo di nuovo. Non identici, tuttavia, ma in un processo di evoluzione”.