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Al Teatro Petruzzelli di Bari “L’angelo di fuoco” di Prokof’ev con la regia di Emma Dante, sul podio Jordi Bernàcer
Un titolo raro e affascinante, proposto nell’allestimento creato nel 2019 per l’Opera di Roma, con l’aggiunta di qualche novità
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Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari Presenta

“ Stagione d”Opera e Balletto 2024 ”
Con L’angelo di fuoco di Sergej Prokof’ev, il Teatro Petruzzelli di Bari porta in scena un’affascinante rarità del teatro musicale del 900: in cartellone dal 17 al 23 aprile 2024, il visionario lavoro del compositore russo è presentato nell’allestimento ideato da Emma Dante nel 2019 per il Teatro dell’Opera di Roma

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli sale il maestro spagnolo Jordi Bernàcer. La ripresa della regia è affidata a Federico Gagliardi, le scene sono di Carmine Maringola, i costumi di Vanessa Sannino, il disegno luci di Christian Zucaro, le coreografie di Manuela Lo Sicco; Maestro d’armi è Sandro Maria Campagna, Maestro del Coro, Roberta Peroni.

Protagonisti in palcoscenico sono Ángeles Blanca Gulín nel ruolo di Renata, Dimitris Tiliakos in quello di Ruprecht (parti interpretate rispettivamente da Madina Karbeli e Ramaz Chikviladze nella recita del 18 aprile), Byung Gil Kim come L’Inquisitore, Mert Süngü, Mefistofele, Natalia Gavrilan, L’indovina, Sava Vemić, Johann Faust, Nino Surguladze, Padrona della locanda, Tigran Melkonyan, Agrippa von Nettesheim, Chiara Mogini, La Madre superiora, Gregory Bonfatti, Jacob Glock,  Mariano Orozco, Mathias Wissman; completano il cast Murat Can Guvem (Medico), Francesco Leone (Servo), Stefano Marchisio (Padrone della locanda), Stella Hu (Prima novizia), Aoxue Zhu (Seconda novizia).

L’angelo di fuoco, opera in cinque atti e 7 quadri su libretto dello stesso Prokof’ev, è tratto dall’omonimo romanzo storico pubblicato a puntate tra il 1907 e il 1908 dal poeta e scrittore simbolista russo Valerij Brjusov (1873-1924). Prokof’ev lavorò a lungo sulla partitura, iniziata nel 1920 e ultimata definitivamente soltanto nel 1927, un arco di tempo insolitamente esteso per il compositore, generalmente rapido nel portare a compimento i suoi lavori.

Opera visionaria e complessa, L’angelo di fuoco è considerato oggi tra gli esiti più alti dell’intera produzione teatrale di Prokof’ev, ma l’autore non riuscì mai a vederla in scena: la travagliata stesura della partitura, gli aspetti simbolisti e decadenti della trama derivata dal romanzo di Brjusov, cui fa da contraltare la veemenza allucinata della musica, sono tra le circostanze che portarono a una prima rappresentazione non solo tardiva, a circa un trentennio dal completamento, ma addirittura postuma, a  due anni dalla morte del compositore. Dopo un’esecuzione in forma di concerto limitata al solo secondo atto nel 1928, del lavoro non si parlò più fino al 1952, quando la partitura fu rinvenuta presso l’editore parigino di Prokof’ev. Nacque l’idea di presentarla, ma il compositore morì il 5 marzo 1953- La riscoperta postuma dell’Angelo di fuoco vide dapprima un’esecuzione in forma di concerto nel novembre 1954 a Parigi per Radio France, e finalmente nel 1955 la prima rappresentazione scenica, in apertura del XVIII Festival Internazionale di Venezia, dove fu presentata in versione italiana, per la direzione di Nino Sonzogno e la regia di Giorgio Strehler; da allora l’opera è entrata nel repertorio internazionale.

Un mondo cupo e sconvolto arde nelle note de L’angelo di fuoco di Prokof’ev, ambientato nella oscura e inquietante Germania del ʼ500, tra esoterismo, stregonerie e duelli; compaiono una monaca devota, una strega isterica, Faust e Mefistofele, un inquisitore. La storia è quella di una tragica ossessione che si snoda tra misticismo, eros e follia: protagonista è Renata, giovane guidata fin da bambina dal suo angelo custode Madiel’ (che si rivelerà un diavolo) per essere avviata ad una vita casta e di santità; diventata adulta se ne invaghisce, e l’angelo, furente, si trasforma in una colonna di fuoco, lasciando Renata in preda ad un desiderio inestinguibile. La vicenda della protagonista avanza in un turbinio di duelli, pratiche esoteriche, creature magiche e isteria, per approdare in un convento, dove tra solitudini e visioni demoniache giungerà la condanna al rogo da parte dell’Inquisizione per essersi congiunta carnalmente con il Demonio.

Nella visione di Emma Dante, la storia è ambientata  in una dimensione senza tempo,  in uno spazio che somiglia a una cripta e che evoca le Catacombe dei Cappuccini di Palermo, un ventre della terra, punteggiato dagli scheletri. L’angelo di fuoco è un ballerino di break dance che balla sulle mani, a testa in giù, le gambe sono le sue ali, il suolo è il suo cielo. “Una coreografia dell’ipocrisia” la definisce la regista che ammette: “il capolavoro di Prokof’ev m’ha coinvolta fino al midollo, fino all’incanto, dandomi una carica realizzatrice che è in un certo senso quasi pari, se ci penso bene, al vigore, alla forza della figura di Renata, la protagonista che riassume in sé i toni densi e i colori cupi, ma anche l’energia di accenti di tutto L’angelo di fuoco, una tragedia lirica che per me si sviluppa incessantemente, clamorosamente e forsennatamente attorno a una donna. Assillata da un angelo che è il diavolo, da suggestioni di arcani stimoli, da creature strane e magiche. Ma Renata è pur sempre una donna, che in un fantastico inizio è invasata, posseduta, poi affronta momenti fisicamente tempestosi”

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(Photocredit © Yasuko Kageyama – Teatro dell’Opera di Roma)
Al Teatro Petruzzelli di Bari “L’angelo di fuoco” di Prokof’ev con la regia di Emma Dante, sul podio Jordi Bernàcer

Altre informazioni di interesse

La trama

Atto Primo

La soffitta di una locanda in Germania nel XVI secolo.
Il cavaliere Ruprecht, reduce da un lungo viaggio in America, ha preso alloggio in una locanda. Ma il suo arrivo è turbato dalle disperate grida di una donna provenienti dalla camera attigua. Dopo avere abbattuto la porta, incontra la giovane Renata la quale, nel vano tentativo di respingere un invisibile aggressore, si getta angosciata fra le sue braccia. Quando la visione infernale svanisce, Renata narra al cavaliere la propria storia. Durante la fanciullezza, la giovane fu costantemente visitata dall’angelo Madiel, il quale la implorò di mantenersi pura perché un giorno ella avrebbe affrontato il martirio. Tuttavia Renata, divenuta nel tempo una donna, provò per quell’essere soprannaturale un’ardente passione e lo implorò di unirsi carnalmente a lei. L’angelo però sdegnato da tale proposta, scomparve. Le annunciò in seguito che si sarebbe mostrato nuovamente a lei sotto le vesti di semplice mortale. La giovane in preda alla disperazione, credette allora di ravvisarlo nel Conte Heinrich, con il quale trascorse due anni di intensa felicità, prima di essere da lui abbandonata. Da quel giorno, Renata vaga ossessionata da visioni infernali alla ricerca del Conte sotto le cui sembianze ella crede si celi l’amato Madiel. Il racconto è interrotto dal sopraggiungere della padrona della locanda. La donna avverte Ruprecht che Renata è una femmina perduta: ella ha stregato il Conte Heinrich, ha tormentato la gente del villaggio e perciò ora dovrà abbandonare il suo alloggio. Il cavaliere, sempre più affascinato dalla misteriosa giovane, dopo aver vanamente tentato di sedurla, assiste alla visita di un’indovina che predice a Renata una morte violenta. Ma Ruprecht, ormai innamoratosi di lei, trascina la giovane con sé pronto a esserle compagno nelle sue peregrinazioni.

Atto Secondo

Quadro primo. Una stanza a Colonia.
Mentre Renata consulta un libro di magia, Ruprecht lamenta le continue e infruttuose ricerche volte a ritrovare il Conte Heinrich. Ma la giovane non si cura di lui e dopo aver ricevuto dal libraio Jacob Glock alcuni fogli contenenti formule magiche, evoca alla presenza di Ruprecht, spiriti demoniaci nella speranza di scoprire dove si trovi l’amato. Ma tale espediente fallisce. Su consiglio di Glock, il cavaliere risolve allora di consultare il sapiente mago e scienziato Agrippa di Nettesheim.

Quadro secondo. Il laboratorio di Agrippa.
Ruprecht incontra infine Agrippa, il quale tuttavia rifiuta di soccorrerlo, dichiarandosi contrario alla pratica delle scienze occulte. Da un angolo del laboratorio, tre scheletri umani smentiscono le affermazioni del mago.

Atto Terzo

Quadro primo. Dinanzi alla casa del Conte Heinrich.
Renata ha finalmente ritrovato il Conte Heinrich, ma questi l’ha scacciata, accusandola di essere un’indemoniata. La giovane chiede allora a Ruprecht di ucciderlo: ella infatti non riconosce più nel Conte il celeste Madiel, ma un vile seduttore. Dopo una prima esitazione, Ruprecht accoglie la richiesta dell’amata. Tuttavia, mentre egli sfida il Conte a duello, Renata crede di ravvisare nuovamente in Heinrich le sembianze dell’angelo. Sconvolta da tale visione, la giovane implora Ruprecht di non battersi con la creatura angelica: ma purtroppo il duello è stabilito e il cavaliere si allontana, deciso a uccidere il rivale.

Quadro secondo. Una scoscesa riva del Reno.
Ruprecht, rimasto gravemente ferito durante il duello con il Conte Heinrich, è confortato dalle parole di Renata, la quale solo in quel momento si accorge di amarlo e lo dichiara apertamente al cavaliere. Un coro invisibile commenta ironicamente le profferte d’amore della giovane mentre nel frattempo, in compagnia di Mathias Wissman un compagno di studi universitari di Ruprecht che ha accettato di fargli da secondo, giunge un medico che si accinge a salvare la vita dell’infermo cavaliere.

Atto Quarto

Una piazza di Colonia.
Renata, sconvolta dal rimorso per le sue azioni sconsiderate, ha deciso di abbandonare l’ormai convalescente Ruprecht per ritirarsi in un monastero. Durante l’accesa discussione che nasce tra i due amanti, sopraggiungono Johann Faust e Mefistofele, il quale dopo aver terrorizzato il padrone della osteria con diabolici prodigi a spese di un povero garzone, invita Ruprecht a essere loro guida in giro per la città il giorno successivo.

Atto Quinto

Nel sotterraneo di un convento.
Un potente Inquisitore, convocato dalla Madre superiora, si appresta a interrogare Renata divenuta novizia: dal giorno in cui la giovane ha fatto il suo ingresso nel convento, la pace sembra sparita e le suore sono turbate da sinistre visioni. Invano l’Inquisitore tenta di scacciare il demonio dall’anima di Renata: la giovane però, sentendosi ingiustamente accusata, inveisce contro di lui incolpandolo di essere egli stesso uno strumento del diavolo, mentre le suore invasate danzano freneticamente intorno a lei. Mefistofele, sopraggiunto in compagnia di Faust e Ruprecht, osserva non visto quanto accade. Ruprecht vorrebbe soccorrere Renata ma viene fermato da Mefistofele: dopo un lungo rituale a cui le monache rispondono con reazioni scomposte e un crescente parossismo, l’Inquisitore accusa Renata di stregoneria e la condanna al rogo

Interpreti

direttore Jordi Bernàcer
regia Emma Dante

regia ripresa da Federico Gagliardi
scene Carmine Maringola
costumi Vanessa Sannino
disegno luci Christian Zucaro
coreografie Manuela Lo Sicco
maestro d’armi Sandro Maria Campagna
maestro del coro Roberta Peroni

Interpreti principali
Renata Ángeles Blancas Gulín  /
Madina Karbeli (18 apr)
L’Inquisitore Byung Gil Kim
Mefistofele Mert Süngü
L’indovina Natalia Gavrilan
Johann Faust Sava Vemić
Ruprecht Dimitris Tiliakos /
Ramaz Chikviladze (18 apr)

Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli

Produzione | Teatro dell’Opera di Roma

Programma

L’angelo di fuoco
Musica di Sergej Prokof’ev

Opera in cinque atti e sette quadri
Libretto del compositore da un romanzo di Valerij Brjusov

Prima esecuzione in forma di concerto
Parigi, Théâtre des Champs-Elysées, 25 novembre 1954

Repliche

17 aprile 2024 ore 20.30 ‘prima’
repliche 18 e 18 aprile ore 20.30
21 e 23 aprile ore 18.00

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