Un titolo raro, dal fascino esotico e seducente, impreziosisce il cartellone del Teatro Massimo di Palermo, che dal 14 al 21 aprile 2024 presenta Les Pêcheurs de perles, primo vero capolavoro di Georges Bizet. Il raffinatissimo cimento giovanile del compositore francese ebbe molta fortuna al Massimo nei decenni 1940 – 60, cadendo poi in un lungo oblio. L’opera riemerge ora dal silenzio tornando sulle scene palermitane nello scintillante allestimento dell’Opéra National du Capitole de Toulouse, con l’immaginifica regia e coreografia di Thomas Lebrun (riprese e adattate da Angelo Smimmo), le scene di Antoine Fontaine, i costumi di David Belugou e le luci di Patrick Méeüs. La guida musicale è affidata a Gabriele Ferro, che torna sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo di cui è Direttore onorario, mentre il Coro è istruito da Salvatore Punturo; in scena anche il Corpo di Ballo della Fondazione, diretto da Jean-Sébastien Colau. Nel cast spicca Dmitri Korchak, che torna a Palermo dopo il successo ottenuto lo scorso aprile nel ruolo di Pollione. Il tenore russo, grande protagonista su molte prestigiose ribalte internazionali impersonerà il pescatore di perle Nadir, parte che richiede una dolcezza di timbro e un controllo dei fiati eccezionali, e che trova in lui un interprete ideale dopo i grandi nomi del passato. Nelle repliche del 16 e 19 aprile il ruolo sarà interpretato da Matteo Falcier. Nelle vesti della sacerdotessa Leïla, il soprano palermitano Federica Guida, che torna al Teatro Massimo dopo il recente successo come Gilda nel Rigoletto, mentre il ruolo del capo villaggio Zurga è affidato al baritono Alessandro Luongo, anche lui di ritorno a Palermo dopo il successo come Leporello nel Don Giovanni diretto da Muti. Completa il cast il basso Ugo Guagliardo nei panni del sacerdote brahmino Nourabad, Les Pêcheurs de perles, opéra lyrique in tre atti su libretto di Michel Carré e Eugène Cormon, è considerata il primo capolavoro di Georges Bizet. Scritta nel 1863 dal compositore non ancora venticinquenne, è opera raffinatissima, sostenuta da una tecnica di orchestrazione padroneggiata con grande perizia ed eleganza, costellata da magnifiche arie che evidenziano il talento melodico dell’autore. Il fascino dell’atmosfera lontana è evocato con estrema vividezza e ricchezza di colori dalla tavolozza orchestrale di Bizet, varia e curatissima, e dai ritmi e dalle armonie particolari della composizione. La vicenda de I pescatori di perle, ambientata sullo sfondo esotico e sensuale dell’isola di Ceylon nel remoto Oceano Indiano, ruota attorno al triangolo amoroso formato dal pescatore di perle Nadir, dal capo del villaggio Zurga, legati da una profonda amicizia, e dalla sacerdotessa Leïla, vergine giunta sull’isola per consacrarsi a Brahma e proteggere con le sue preghiere i pescatori dagli spiriti maligni. Entrambi gli uomini sono affascinati e attratti dalla giovane, ma quando Nadir e Leïla si innamorano la storia si complica: scoperti dal brahmino Nourabad, i due sono condannati a morte da Zurga, sconvolto dalla gelosia e dal dolore per il tradimento di Nadir, mentre la natura sembra quasi rispecchiare il suo tumulto interiore con l’infuriare di una violenta tempesta. Alla fine sarà il sentimento di amicizia e lealtà a sciogliere il nodo – Zurga infatti permetterà ai due giovani di fuggire, sacrificando se stesso e il villaggio a cui darà fuoco per distogliere l’attenzione di tutti. Il fiabesco allestimento immaginato da Thomas Lebrun, splendente di colori, risponde con grande empatia alle seducenti musiche e alle ipnotiche melodie di Bizet, trasportando lo spettatore in quell’Oriente fantastico, tanto vagheggiato in quei decenni dell’Ottocento soprattutto in Francia. Di intenso impatto visivo, tra sgargianti abiti tradizionali, acconciature impreziosite da perle, stoffe dorate che compongono un mosaico di colori, la regia si caratterizza anche per la spettacolarità della messinscena nella quale di scatenano perfino una tempesta e un incendio.