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Un raro gioiello del Novecento italiano illumina la Stagione 2025-26 del Teatro Carlo Felice: Il campiello di Ermanno Wolf-Ferrari, in scena da venerdì 13 a mercoledì 18 marzo 2026. Un titolo prezioso, poco frequentato, che riporta al centro del palcoscenico la vitalità teatrale e musicale di una Venezia lontana dagli stereotipi.
L’opera, su libretto di Mario Ghisalberti tratto dall’omonima commedia di Carlo Goldoni, viene proposta nell’allestimento della Fondazione Arena di Verona, con la regia di Federico Bertolani, le scene di Giulio Magnetto, i costumi di Manuel Pedretti e le luci di Claudio Schmid.
Sul podio dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice sale Francesco Ommassini; il Coro è preparato da Patrizia Priarone. Ampio e variegato il cast vocale: Bianca Tognocchi (Gasparina), Leonardo Cortellazzi (Dona Cate Panciana), Gilda Fiume (Luçieta), Saverio Fiore (Dona Pasqua Polegana), Benedetta Torre (Gnese), Paola Gardina (Orsola), Matteo Mezzaro (Zorzeto), Gabriele Sagona (Anzoleto), Biagio Pizzuti (Il Cavaliere Astolfi), Marco Camastra (Fabrizio Dei Ritorti).
«Portare Il campiello al Teatro Carlo Felice – dichiara il sovrintendente Michele Galli – significa accogliere nel nostro cartellone un titolo poco eseguito che ci fa scoprire una Venezia musicale non da cartolina, uno scorcio di comunità settecentesca fatta di relazioni e anche di conflitti che hanno origine nel teatro immortale di Goldoni. In una città come Genova, che con Venezia condivide una storia marinara e una forte identità urbana, questo titolo assume un significato particolare: racconta una collettività che si riconosce nel proprio spazio, come accade intorno al nostro Teatro. Wolf-Ferrari restituisce con misura e raffinatezza il respiro corale di Goldoni e lo fa con una scrittura che unisce chiarezza e profondità. È un’opera rara che merita di essere riscoperta e che si inserisce nel percorso della nostra Stagione, attenta tanto ai grandi capolavori del repertorio quanto ai titoli meno frequentati».
Composta nel 1936 e rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala, Il campiello appartiene al cosiddetto “ciclo goldoniano” di Wolf-Ferrari, veneziano di nascita (1876), figlio di padre tedesco e madre italiana. La formazione tra Venezia e Monaco di Baviera lascia un’impronta evidente nel suo linguaggio: equilibrio formale e finezza armonica convivono con una malinconica evocazione settecentesca filtrata attraverso una sensibilità novecentesca. In Goldoni il compositore trova un riferimento costante, quasi un elemento identitario. Non è una semplice operazione di recupero, ma una vera ricreazione musicale di quel microcosmo popolare che anima la commedia, alleggerita degli aspetti più spiccatamente sociali e restituita come affresco corale di vita quotidiana.
La vicenda si svolge nel Settecento, in un piccolo campiello veneziano, teatro di gelosie, schermaglie amorose e conflitti domestici. Al centro si staglia Gasparina, giovane inquieta che sogna di oltrepassare i confini della piazza, e il Cavaliere Astolfi, forestiero seducente e impulsivo. Attorno a loro gravita un’intera comunità: madri vedove, fidanzati sospettosi, venditori ambulanti, pettegolezzi e riconciliazioni improvvise. È un teatro d’insieme in cui il vero protagonista è il gruppo, specchio vivace di una società che si riconosce nello spazio condiviso del proprio quotidiano.
Dal punto di vista musicale, Wolf-Ferrari recupera il modello dell’opera buffa settecentesca – grandi finali d’atto, intrecci serrati, alternanza di sezioni contrastanti – ma lo rilegge con una scrittura orchestrale attentissima al colore. Il breve preludio introduce una “tinta” malinconica con una melodia sospesa che tornerà ciclicamente fino all’“addio a Venezia” conclusivo. Questo motivo, che non appartiene a un singolo personaggio ma all’insieme, diventa simbolo della città stessa, presenza evocata con nostalgia e discrezione. La scrittura vocale privilegia un declamato fluido, modellato sulle inflessioni della parola, in cui il dialetto convive con l’italiano secondo la distinzione sociale propria della commedia goldoniana. L’orchestra struttura l’azione, sottolinea ingressi e uscite, caratterizza i personaggi attraverso motivi ricorrenti e contrasti timbrici. Ne emerge un’opera in cui la vitalità scenica si intreccia a un sottile velo di malinconia: sotto la leggerezza dei dialoghi affiora una consapevolezza del tempo che passa, del distacco, della memoria. Il momento conclusivo, in cui Gasparina saluta Venezia prima di partire, assume un valore emblematico: il campiello diventa metafora di un’origine da cui ci si allontana per crescere, ma che resta come “fondamenta” della memoria.

Interpreti
Direttore Francesco Ommassini Regia Federico Bertolani Scene Giulio Magnetto Costumi Manuel Pedretti Luci Claudio Schmid Personaggi e interpreti Gasparina Bianca Tognocchi Dona Cate Panciana Leonardo Cortellazzi Luçieta Gilda Fiume Dona Pasqua Polegana Saverio Fiore Gnese Benedetta Torre Orsola Paola Gardina Zorzeto Matteo Mezzaro Anzoleto Gabriele Sagona Il Cavaliere Astolfi Biagio Pizzuti Fabrizio dei Ritorti Marco Camastra Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova Maestra del Coro Patrizia Priarone Allestimento della Fondazione Arena di VeronaProgramma
Il campiello Commedia lirica in tre atti Libretto di Mario Ghisalberti dalla commedia omonima di Carlo Goldoni Musica di Ermanno Wolf-Ferrari Prima rappresentazione Milano, Teatro alla Scala, 11 febbraio 1936Repliche
13 marzo 2026 ore 20 ‘prima’ 15 marzo 2026 ore 15 18 marzo 2026 ore 20Chi organizza
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