‘Aeolus’ e il ‘Singing Ringing Tree’ – Quando a suonare è il vento
Tra gli strumenti musicali più curiosi e inusuali al mondo, una categoria particolarmente suggestiva è quella attivata dagli elementi naturali.

Se è l’acqua a fare risuonare gli organi marini di Zara (Zadar, Croazia) e San Francisco (vedi link) e la terra a dare voce al Grand Stalacpipe Organ nelle Caverne di Luray in Virginia (vedi link), esistono, come non è difficile immaginare, strumenti azionati dall’aria, senza l’intervento dell’uomo.

Tra questi, l’arpa eolia o le campane a vento sono noti fin da tempi molto antichi, ma il vento è anche l’artefice delle sonorità di attualissime installazioni sonoro-ambientali come Aeolus dell’artista britannico Luke Jerram (2011) o il Singing Ringing Tree di Mike Tonkin e Anna Liu (2006).

Luke Jerram (*1974), artista visivo, creatore di sculture, installazioni e performance, ha tratto la prima ispirazione per la sua opera Aeolus da un viaggio di ricerca in Iran nel 2007, dove ebbe modo di studiare le moschee di Isfahan, analizzandone in particolare gli aspetti acustici, come la diffusione e i riverberi del suono all’interno; un’ulteriore spunto gli derivò dall’incontro con uno scavatore di qanat nel deserto (l’antica tecnica idraulica basata sulla costruzione di canali sotterranei per il trasporto dell’acqua), che gli parlò di pozzi che ‘cantano’ con il vento.

Affascinato da queste interazioni tra architettura, ingegneria e sonorità, Jerram approfondì gli studi sull’acustica, anche con l’aiuto di esperimenti e modelli, per giungere alla realizzazione di un’opera che fin dal nome omaggia il dio dei venti.

Aeolus è una scultura sonora gigante, un cordofono di dimensioni monumentali: una versione contemporanea e inusuale dell’arpa eolica, formata da una struttura semicircolare sostenente tubi di metallo di diversa lunghezza e inclinazione, ad alcuni dei quali sono fissate delle corde. Il vento, da qualsiasi direzione provenga, si incanala nelle canne metalliche, e le vibrazioni delle corde si trasmettono attraverso le pelli che coprono la sommità di parte dei tubi, proiettando il suono verso il basso, in direzione dello spettatore in piedi sotto l’arco.

L’opera potrebbe essere definita un padiglione acustico e ottico, che rende udibili i mutevoli e silenziosi movimenti del vento, e amplifica visivamente il cielo sempre cangiante.

L’obiettivo è quello di rendere percepibile, attraverso le onde sonore, la mutevole mappa del vento, che varia di continuo e così repentinamente che difficilmente ce ne accorgiamo; basta però sostare pochi minuti all’interno della scultura per rendersene conto, ascoltando il mutare dei suoni. Sensibile come le vibrisse dei gatti, Aeolus registra infatti ogni minimo cambiamento dei venti attorno a sé, rendendolo udibile per i visitatori.  

L’opera è progettata per risuonare e ‘cantare’ con il vento senza utilizzare alcuna alimentazione elettrica o amplificazione. I tubi privi di corde sono tarati su una scala eolia, e risuonano nelle basse frequenze anche in assenza di vento. La doppia curvatura dell’arco crea un’acustica straordinaria, quasi fosse una lente acustica dove tutti i suoni prodotti dalle canne e dai visitatori all’interno dell’opera confluiscono in un unico punto centrale. Si crea uno straordinario effetto di eco che ricorda quello delle moschee.

Aeolus offre anche una inusuale esperienza visiva: stando sotto l’arco si può osservare il paesaggio circostante attraverso più di 300 tubi di lucido acciaio, in cui si riflettono luci e colori che mutano di continuo. Con il movimento del sole, delle nuvole e del vento l’esperienza sensoriale dello spettatore non è mai uguale a se stessa, ma varia di minuto in minuto e di ora in ora.

La scultura sonora, frutto della collaborazione tra Luke Jerram, l’Institute of Sound and Vibration Research dell’Università di Southampton e l’Acoustic Research Center dell’Università di Salford, è stata presentata come installazione temporanea in diversi luoghi del Regno Unito, e ha trovato una collocazione permanente presso la sede della multinazionale Airbus a Filton, Bristol. 

Singing Ringing Tree

Nel Regno Unito si trova anche un’altra scultura sonora alimentata dal vento, il Singing Ringing Tree, progettato dagli architetti Mike Tonkin e Anna Liu.

Installato nel 2006 nel Lancashire, nelle campagne a nord di Liverpool, il Singing Ringing Tree è alto 3 metri e si basa sullo stesso principio di incanalare il vento per produrre dei suoni, di sfruttarne l’energia per ascoltarne la musica.

Costituito da tubi d’acciaio galvanizzato di diverse lunghezze, ricorda la forma stilizzata di un albero; alcuni elementi hanno una funzione prevalentemente strutturale e visiva, ma la maggior parte di essi è dedicata all’emissione di suoni: accordati su frequenze di risonanza differenti, i tubi hanno lunghezze diverse e sono sovrapposti in maniera asimmetrica, generando così una musica che varia a seconda delle condizioni del vento, che in questi luoghi può arrivare a 170 km all’ora.

L’opera ricorda la sagoma stilizzata di un albero, e prende il nome dal titolo di un film per bambini prodotto nel 1957 nella Germania Est e diventato popolarissimo in Gran Bretagna.

La scultura sonora fa parte di un più ampio progetto di valorizzazione e rigenerazione del territorio, una zona rurale con scarsi elementi di interesse ma dotata di splendidi paesaggi collinari, attraverso l’installazione di opere d’arte contemporanea come punti di riferimento nel paesaggio e elementi di attrazione anche turistica.

Il Singing Ringing Tree ha ottenuto il premio nazionale RIBA Award 2007 del Royal Institute of British Architects conferito alle migliori opere architettoniche del Regno Unito.

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