Richard Strauss
Approfondimento

Richard Strauss: sei aneddoti sorprendenti

Compositore e direttore d’orchestra, Richard Strauss (Monaco di Baviera 1864 – Garmisch-Partenkirchen 1949) ha un ruolo di rilievo nella storia della musica tra fine Ottocento e prima metà del Novecento.

Richard Strauss: un nome che risuona nelle sale da concerto quanto nelle sale cinematografiche. Maestro dei poemi sinfonici come “Così parlò Zarathustra” e delle opere liriche quali “Salomè“, Strauss ha plasmato il panorama musicale a cavallo tra Otto e Novecento. La sua produzione spazia dalla cameristica all’orchestra sinfonica, dal pianoforte al Lied, e sfida ogni tentativo di categorizzazione.

Ma dietro le note si cela un uomo dalle mille sfaccettature, un compositore che non si accontentava di vivere di sola musica. Pensate a un bambino prodigio che detestava i violini, a un turista tedesco che finì in tribunale per una canzone, a un genio musicale con una passione sfrenata per un gioco di carte.

E no, nonostante il cognome celebre, Richard non ha nulla a che fare con la dinastia viennese del valzer. Il nostro Strauss preferiva le vette alpine alle sale da ballo, lo slittino allo sci, e ha persino rivoluzionato il concetto di diritto d’autore.

Preparatevi a scoprire sei curiosità che illumineranno gli angoli meno noti della vita di questo gigante della musica. Da un’odissea nello spazio a una partita a carte, dal Grand Tour italiano a una battaglia legale, la storia di Richard Strauss è un concerto in sei movimenti che non mancherà di sorprendervi.

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1. L’odissea di Zarathustra: dal podio alle stelle

Chi non conosce le prime note di “Così parlò Zarathustra”? Anche chi non ha mai messo piede in una sala da concerto, le avrà sentite almeno una volta. Merito di Stanley Kubrick, che le ha catapultate nello spazio con “2001: Odissea nello spazio”. Un matrimonio celestiale tra immagine e suono che ha trasformato Strauss in un compositore “orbitale”.

Il poema sinfonico di Strauss, ispirato all’opera di Nietzsche, diventa colonna sonora dell’evoluzione umana. Dalle scimmie alle stazioni spaziali, passando per un monolite nero: tutto al ritmo di do-sol-do. Una progressione che dall’oscurità ci porta alla luce, proprio come nel film. Kubrick, da perfetto alchimista audiovisivo, ha saputo estrarre l’essenza cosmica da una composizione originariamente terrestre.

Ma la vera magia accade subito dopo: dal titanico “Zarathustra” si passa al valzer “Sul bel Danubio blu” di Johann Strauss II. Un contrasto che fa girare la testa più di qualsiasi rotazione spaziale. Due Strauss, nessuna parentela, un unico destino cinematografico.

2. Il bambino prodigio che odiava i violini

Mia madre racconta che nella primissima infanzia reagivo con un sorriso al suono del corno, mentre il suono del violino scatenava il mio pianto irrefrenabile“. Così Strauss ricorda i suoi primi approcci alla musica. Un aneddoto che la dice lunga sul futuro compositore: già a pochi mesi sapeva distinguere tra strumenti “amici” e “nemici”.

A quattro anni e mezzo, Richard inizia a tormentare i tasti del pianoforte. A sei, compone i suoi primi pezzi. Tra questi, un Canto di Natale per voce e pianoforte con il testo annotato dalla madre. Il piccolo genio conosceva già la notazione musicale, ma non sapeva ancora scrivere. Un Mozart in erba? Forse, ma con una predilezione per gli ottoni che il salisburghese non aveva.

Sotto la guida del maestro di cappella Frederick Wilhelm Meyer, il giovane Strauss passa dai brani per pianoforte e voce a composizioni più complesse: concerti, sonate, quartetti d’archi, sinfonie. A 12 anni firma la sua opera n.1, la “Marcia festiva per grande orchestra”. Un titolo che sembra uscito da una festa di paese, ma che nasconde già il germe della grandeur straussiana.

3. Funiculi, funicula… e finì in tribunale

Nel 1886, il 22enne Strauss parte per l’Italia. Un viaggio d’istruzione finanziato dal padre Franz, convinto che “le impressioni che ne riceverai influenzeranno il tuo futuro lavoro artistico”. Mai previsione fu più azzeccata. Il risultato? “Aus Italien”, la fantasia sinfonica op. 16. Un diario di viaggio in quattro movimenti, dalla campagna romana alla spiaggia di Sorrento.

Ma è l’ultimo movimento, “Vita popolare a Napoli”, a regalare a Strauss una lezione che non dimenticherà mai. Il compositore, inebriato dal folklore partenopeo, inserisce nella sua suite una “nota canzone popolare napoletana”. Peccato che quella canzone, “Funiculi, funicula”, non fosse affatto popolare, ma una composizione recentissima di Luigi Denza.

Risultato? Una causa legale lunga e costosa. Denza, giustamente, pretende i suoi diritti d’autore. Strauss, da bravo tedesco, impara la lezione: mai dare per scontata l’origine di una melodia, soprattutto se suona troppo bella per essere vera.

4. Lo Skat: il vero poema sinfonico di Strauss

Dopo la musica e la famiglia, la grande passione di Strauss è lo Skat. Un gioco di carte tedesco che il compositore eleva a vera e propria arte. Strauss al tavolo verde è un giocatore temerario, brillante e accanito. Tanto da attirare le critiche di chi lo vorrebbe sempre chino sul pentagramma.

Ma Strauss ha la risposta pronta. Al direttore d’orchestra Karl Böhm spiega: “Le persone mi attaccano perché amo giocare a skat. Böhm, glielo assicuro, questo è l’unico momento della mia vita in cui non lavoro. Altrimenti il mio cervello non si ferma mai.”

Una confessione che rivela molto del processo creativo di Strauss. Il gioco non è un semplice passatempo, ma una valvola di sfogo necessaria. Un modo per far riposare quel cervello sempre in ebollizione, pronto a partorire nuove sinfonie.

L’amore per lo Skat arriva persino a infiltrarsi nella sua musica. Nel secondo atto dell’opera “Intermezzo” (1923), largamente autobiografica, Strauss inserisce una scena di una partita di Skat. Un omaggio al gioco che, forse, gli ha salvato la sanità mentale.

Strauss fece anche un omaggio musicale a questo gioco: il secondo atto dell’opera Intermezzo (1923), largamente autobiografica,  si apre con la scena di una partita di Skat.

5. Strauss all’aria aperta: un compositore in discesa libera

Immaginate Strauss, l’autore di opere monumentali come “Salomè” ed “Elettra”, lanciarsi giù per una pista innevata su uno slittino. Sembra una scena da commedia, eppure era la realtà. Il compositore amava i grandi spazi aperti e i divertimenti invernali.

Lo troviamo a pattinare sul ghiaccio, accompagnando la moglie Pauline, soprano e provetta pattinatrice. O a fare lunghe escursioni in alta montagna, sfidando le intemperie. Persino in età avanzata, Strauss non rinunciava alle due passeggiate quotidiane con Pauline, con qualsiasi tempo.

C’era però uno sport invernale che Strauss detestava: lo sci. Lo considerava, come scrive ai nipoti, “un’occupazione perfetta per i postini di campagna norvegesi“. Una battuta che rivela molto del suo snobismo mitteleuropeo, ma anche del suo umorismo tagliente.

Questa passione per l’aria aperta si riflette nella sua musica. La “Sinfonia delle Alpi” ne è l’esempio più evidente: un affresco sonoro che dipinge una scalata in montagna, dalle prime luci dell’alba fino al tramonto. Strauss trasforma l’orchestra in un paesaggio sonoro, dove ogni strumento diventa un elemento naturale: il vento, la pioggia, il tuono.

6. Il diritto d’autore: la vera rivoluzione di Strauss

Nel 1903, Strauss fonda la Società per i diritti nelle Rappresentazioni Musicali e nella Riproduzione Meccanica (antesignana della GEMA, la corrispondente tedesca della SIAE italiana). Un nome pomposo per una rivoluzione silenziosa. Per la prima volta, i compositori possono vivere della loro arte, non solo del mecenatismo o dei concerti.

È una svolta epocale. Strauss afferma con forza che quella del compositore è una professione, non un passatempo per aristocratici annoiati. Un mestiere del quale poter vivere, come un falegname o un ingegnere.

Ironia della sorte, proprio lui che aveva “rubato” inconsapevolmente “Funiculì, funiculà”, diventa il paladino dei diritti d’autore. La sua Villa a Garmisch, dove trascorse gli ultimi anni, viene soprannominata “Villa Salome”, perché acquistata con i diritti d’autore dell’opera omonima.

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