3ª parte – Duelli musicali: Liszt vs Thalberg
Una terza, superlativa sfida è rimasta memorabile: la scena si svolge a Parigi. È il 31 marzo del 1837; nella residenza della Principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso si contendono gli allori due astri del pianismo, veri divi della musica, antesignani delle star di oggi, Franz Liszt e Sigismund Thalberg.

Venticinquenni e coetanei, avevano già fatto molto  parlare di sé per il loro straordinario talento, il loro virtuosismo e il magnetismo che esercitavano sul pubblico.

Franz Liszt, precoce prodigio musicale, aveva conosciuto il primo trionfo appena tredicenne con un concerto al Théâtre Louvois di Parigi, la stampa lo paragonava a Mozart, Parigi l’ammirava, e l’evento diede inizio ad una brillante carriera concertistica che l’avrebbe portato ad esibirsi in tutta Europa. Si recò in tournée  due volte in Inghilterra, suonando nel 1825 a Windsor al cospetto di re Giorgio IV, poi in Francia e Svizzera.

Sigismund Thalberg a sua volta aveva esordito a 14 anni a Vienna con enorme successo, ed aveva intrapreso anch’egli una tournée in Inghilterra; successivamente si esibì in Germania, Belgio e Olanda. Nel 1834 l’imperatore d’Austria lo nomina Kammervirtuose (virtuoso della Camera imperiale) a soli 22 anni. Nel 1836 debutta a Parigi presso la Sala del Conservatorio, dove si presenta con il suo Concerto per pianoforte e orchestra in fa minore op.5. Il successo è clamoroso e in breve tempo lo rende famoso in tutta Europa.

Come compositore Thalberg incontrava il gusto del pubblico in particolare con le sue fantasie drammatiche su temi d’opera, che erano ben conosciuti da tutti, e garantivano l’immediatezza e la piacevolezza dell’ascolto. Le eseguiva facendo leva su tutte le possibilità che il suo virtuosismo, l’eccezionale sensibilità di tocco, e le sue innovazioni tecniche gli offrivano. Faceva largo uso dei pedali, avvolgeva le melodie di arpeggi, e associava una tecnica brillante alla cantabilità e all’ampiezza della sonorità. Il suo era un incomparabile bel canto pianistico dal quale  – grazie alla sua intensa attività didattica negli anni a venire – sarebbe poi scaturita la grande Scuola pianistica napoletana.

Liszt dal canto suo  – ispirato in questo da Paganini – suonava facendo corpo unico con il pianoforte. Il suo tocco pieno di energia fa vibrare lo strumento, e il suono si propaga, abita lo spazio con plasticità. Le recensioni del tempo esaltano la brillantezza, la forza e la precisione del suo stile pianistico. Liszt per di più mette in campo tutto lo spettro di emozioni e sentimenti di cui è capace il Romanticismo,  mostra un pieno coinvolgimento, spesso con passaggi repentini dall’uno all’altro stato d’animo. Con un occhio al lato spettacolare del concerto e all’applauso del pubblico, Liszt suona come un invasato, ha una mimica facciale mobilissima, fa gesti ampi ben visibili nelle grandi sale dove si esibisce, getta all’indietro la testa, fa vibrare il mento, ruota il busto, agita le spalle  – in breve crea tutt’un estetica del gesto e della mimica che trova riscontro ancora oggi nelle sale da concerto di tutto il mondo.

La rivalità tra i due pianisti montava. Sfociò finalmente in aperta polemica nei primi giorni di gennaio del 1837, quando la Revue et Gazzette musicale de Paris pubblicava un articolo che stroncava Thalberg  in toto e senza riserve. Il pezzo è a firma di Liszt, ma l’autrice è in realtà la sua compagna Marie d’Agoult. La guerra prosegue sui giornali, scatenando vere partigianerie tra chi è a favore dell’uno o dell’altro dei contendenti (per esempio tra Berlioz, sostenitore di Liszt, e Heine o François-Joseph Fétis, fondatore della Revue e docente di composizione al Conservatorio di Parigi, che appoggiava Thalberg).

La querelle non si ferma alla carta stampata: tempo un mese e Thalberg è a Parigi, dove giunge giusto in tempo per ascoltare il rivale e assistere al suo trionfo nel concerto presso i Saloni Érard il 4 febbraio. Pochi giorni dopo, Thalberg risponde con una esibizione nell’ambito delle prestigiose Soirées musicales di Pierre Zimmermann (16 febbraio), e questa volta è Liszt ad essere spettatore della sua acclamazione. Thalberg annuncia un altro concerto, che però continua a procrastinare, volutamente, per farsi desiderare e creare attesa nel pubblico. È una vera guerra di nervi – Liszt suona il 9 marzo, Thalberg finalmente riappare e tre giorni dopo ottiene un altro successo presso la Sala del Conservatorio. Non può terminare il suo programma tanti sono gli applausi, la stampa lo esalta ‘il suo pianismo è squisito, assolutamente ammirevole, meraviglioso.’

Liszt va al contrattacco: prende in affitto il Teatro dell’Opera, uno spazio enorme da 3.000 posti, e soltanto sette giorni dopo il trionfo del suo rivale, il 19 dà una matinée con l’orchestra. Un successo, anche se con qualche incrinatura a causa della grandezza dello spazio e del posizionamento scelto per il pianoforte.

La gara è appassionante e diventa l’argomento del giorno nella Parigi che conta. Il match tra i due artisti è alla pari.

Per proclamare un vincitore, niente di meglio che organizzare un duello (pianistico).

Cristina Trivulzio di Belgiojoso - di Francesco Hayez, 1832
Cristina Trivulzio di Belgiojoso – di Francesco Hayez, 1832

L’occasione giusta è a portata di mano: la principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808 – 1871), donna di grande cultura e fascino, scrittrice e patriota, rifugiatasi a Parigi a causa del suo impegno per il Risorgimento e l’unificazione d’Italia, organizza una serata musicale con una raccolta fondi in favore degli Italiani in esilio.

Liszt, come molti altri artisti e intellettuali, è un ospite fisso nel salotto della Principessa. Cristina di Belgioioso pensa quindi di organizzare la sfida tra i due pianisti più famosi al mondo a sostegno di questa nobile causa. La serata si annuncia come l’evento clou della stagione, i biglietti vanno a ruba.

 

La sera del 31 marzo c’è tutto il bel mondo di Parigi. I due pianisti si gettano a turno sul pianoforte e trascinano l’uditorio. Troppo bravi entrambi, impossibile decidere un vincitore. Il critico del Journal des Débats, Jules Janin, commenta:

“Liszt non è mai stato tanto controllato, tanto misurato, tanto energico, tanto appassionato; Thalberg non ha mai suonato con così tanta grinta e morbidezza. Ciascuno dei due è rimasto nella propria sfera armonica. Si è trattato di un torneo sublime. Nella nobile arena vi era un profondo silenzio. E alla fine Liszt e Thalberg sono stati proclamati entrambi vincitori da questa brillante e colta assemblea. […] Due vincitori e nessuno sconfitto.”  (3 aprile 1837)

 

Splendido e citatissimo il sibillino verdetto della Principessa Cristina di Belgiojoso: “Thalberg è il primo pianista al mondo, Liszt è l’unico”.

 

Negli anni a seguire, Thalberg e Liszt incrociarono le loro strade in diverse occasioni. I due artisti  si incontrarono a Vienna nella primavera del 1838, a Parigi nella primavera del 1840, sul Reno nell’estate del 1840, nella primavera del 1844 nuovamente a Parigi, ma evitarono con cura un nuovo confronto diretto, evitando l’uno di suonare in presenza dell’altro.

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