15 curiosità su Rossini che (forse) non conoscete
Gioachino Rossini (Pesaro 1792 – Passy/Parigi 1868), è uno dei più importanti e famosi operisti della storia. Le sue opere, soprattutto il celeberrimo Barbiere di Siviglia, mai uscito dal repertorio, e titoli come L’italiana in Algeri, La Cenerentola, Il turco in Italia, Semiramide, Guglielmo Tell sono le più eseguite in tutti i teatri del mondo.

Dopo una prima fase collocabile negli anni 40-50 del secolo scorso, la cosiddetta ‘Rossini Renaissance’, il ‘Rinascimento rossiniano’ si è definitivamente consolidato con la fondazione del Rossini Opera Festival di Pesaro nel 1980. Il festival, che si svolge annualmente ad agosto, ha proposto l’esecuzione di tutte le 39 opere rossiniane in edizione critica. Da lì, molti titoli hanno preso la via dei palcoscenici internazionali, incontrando lo straordinario favore del pubblico.

Rossini poté festeggiare solo 19 compleanni effettivi pur essendo vissuto fino all’età di 76 anni – era nato infatti il 29 febbraio dell’anno bisestile 1792.

La musica circondò Rossini fin da piccolissimo: il padre Giuseppe, detto Vivazza, fervente sostenitore della Rivoluzione francese, era suonatore di corno e di tromba nella banda cittadina e nelle orchestre, e la madre Anna Guidarini, cantante di un certo talento, intraprese una breve carriera (1798-1808) nei teatri dell’Emilia Romagna e delle Marche.

Rossini ebbe un soprannome che suona curioso per un compositore che è l’emblema stesso dello stile musicale italiano: ‘il Tedeschino’. Così lo chiamavano i compagni di studi del Liceo musicale di Bologna, per via della sua passione assoluta per le composizioni di Haydn e Mozart. Era il 1806, e Rossini aveva allora 14 anni.

Scrisse il suo primo lavoro, le Sei Sonate a quattro, a 12 anni, e la sua prima opera, Demetrio e Polibio, negli anni dell’adolescenza. Venne alla ribalta come operista a soli 18 anni con il folgorante debutto de ‘La cambiale di matrimonio’ al Teatro San Moisè di Venezia (3 novembre 1810).

Nel 1812 Rossini mandò in scena ben sei opere di generi diversi in quattro importanti città: a Venezia, al Teatro San Moisè, le tre farse L’inganno felice (8 gennaio) , La scala di seta (9 maggio) e L’occasione fa il ladro (24 novembre) a Ferrara l’opera seria Ciro in Babilonia (Teatro Comunale, 14 marzo) a Roma l’opera giovanile Demetrio e Polibio (Teatro Valle, 18 maggio), a Milano l’opera buffa La pietra del paragone, che segnò il suo debutto alla Scala (26 settembre).

Da lì in avanti la carriera di Rossini proseguirà a ritmi frenetici – tra il 1810 e il 1823 farà debuttare oltre 30 opere nei diversi generi buffo, serio e semi-serio, e tra trionfi e qualche clamoroso fiasco, Rossini sarà il dominatore incontrastato delle scene. Aveva una prodigiosa facilità di scrittura (aiutata da qualche auto-imprestito). Dichiarò, probabilmente esagerando un poco, di aver composto il Barbiere di Siviglia in soli dodici giorni.

A 23 anni diventò direttore musicale del Teatro San Carlo di Napoli, ingaggiato dal celebre impresario Domenico Barbaja. Manterrà questo incarico dal 1815 al 1822.

Una delle opere rossiniane più eseguite e più amate debuttò con un fiasco clamoroso: il 20 febbraio del 1816 al Teatro Argentina di Roma andava in scena la prima del ‘Barbiere di Siviglia‘ tra risate di scherno, fischi, incidenti vari e un gatto nero che attraversava il palcoscenico. Una cabala, come si definiva allora, probabilmente organizzata dai sostenitori del grande e ormai vecchio Paisiello, che aveva messo in musica la commedia di Beumarchais diversi anni prima (1782). Anche se all’epoca era prassi scrivere nuove opere su libretto e trame già utilizzate da altri compositori, il fatto che il ventiquattrenne Rossini mandasse in scena un nuovo Barbiere, sembrò un affronto nei confronti del celebre maestro. A dare manforte furono probabilmente anche alcuni disturbatori pagati dall’impresario del concorrente Teatro Valle (dove il 26 dicembre aveva debuttato con scarso successo un’altra opera di Rossini, Torvaldo e Dorliska), preoccupato per eventuali successi del Teatro Argentina . . .

La sera successiva l’opera venne però molto applaudita e iniziò il suo cammino trionfale che ne fa a tutt’oggi una delle opere più rappresentate al mondo. Rossini, che aveva  diretto la prima, si era dato malato e non si fece vedere in teatro. L’andarono  a prendere a casa per portarlo in trionfo.

Rossini si sposò due volte, ma non ebbe figli. Il primo matrimonio venne celebrato nel 1822, con la cantante e compositrice Isabella Colbran, primadonna del Teatro San Carlo, maggiore di lui di otto anni. Restarono insieme fino al 1830, e si separarono legalmente nel 1837. Nel 1832 Rossini conobbe la modella e cortigiana Olympe Pélissier, con la quale iniziò una relazione. Vissero insieme a Parigi e in Italia, e si sposarono nel 1846, un anno dopo la morte di Isabella Colbran.

Rossini era così famoso e amato in tutta Europa, che il grande scrittore francese Stendhal gli dedicò una biografia quando non aveva ancora compiuto 32 anni. La celebre ‘Vie de Rossini’ non è del tutto attendibile, ma rende a meraviglia l’atmosfera del tempo e dimostra come uno dei grandi romanzieri dell’800 fosse letteralmente soggiogato dalla musica del pesarese.

Dopo aver composto 39 opere, oltre a vari pezzi da camera e altre musiche, all’apice del successo e della carriera, Rossini a 37 si ritirò dalle scene senza fornire alcuna spiegazione.

Continuerà a vivere a Parigi dove si era trasferito, dedicandosi alle serate con gli amici (le Tout-Paris frequentava la sua casa, artisti, intellettuali, banchieri  . . .).

Il suo cosiddetto silenzio non era però tale: si era sì ritirato dal palcoscenico ma non dalla musica, tanto che  compose circa 150 tra pezzi vocali, per pianoforte e cameristici raccolti nei 14 volumi dei ‘Péchés de vieillesse‘, i Peccati di vecchiaia (denominazione che non manca di ironia). Di questi lavori era gelosissimo, tanto che ne aveva tas­sa­ti­va­men­te vietato l’esecuzione in pubblico.

A Rossini è dedicato un famoso cocktail, composto da 1/3 di frullato di fragole e 2/3 di prosecco freddo.

Una delle più grandi passioni di Rossini era la gastronomia. I suoi ricevimenti parigini, con pranzi fino a 14 portate, divennero leggendari. Sul suo amore per la buona cucina e i vini pregiati circolano molti aneddoti.

Ecco alcuni dei suoi detti più famosi:

Disse di aver pianto solo tre volte nella sua vita: quando gli fischiarono la prima opera, quando sentì suonare Paganini, e quando durante una gita in barca sul Lago di Como gli cadde in acqua un tacchino farcito ai tartufi.

“Dopo il non far nulla io non conosco occupazione per me più deliziosa del mangiare, mangiare come si deve, intendiamoci. L’appetito è per lo stomaco ciò che l’amore è per il cuore. Lo stomaco è il maestro di cappella che governa ed aziona la grande orchestra delle passioni.”

“Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita e che svanisce come la schiuma d’una bottiglia di champagne. Chi la lascia fuggire senza averne goduto è un pazzo.”

Rossini morì nel 1868 nella sua villa di Passy nei pressi di Parigi. Fu tumulato nel famoso cimitero parigino di Père Lachaise, ma la sua tomba oggi è vuota. Per iniziativa del governo italiano nel 1887 le sue spoglie furono infatti traslate in Italia, a Firenze, dove riposano nella Basilica di Santa Croce.

Rossini (a parte qualche legato in favore della moglie e di alcuni parenti) nominò erede universale delle sue ingenti fortune “…il Comune di Pesaro, mia patria, per fondare e dotare un liceo musicale in quella città…” L’eredità fu utilizzata per l’istituzione di un Liceo Musicale cittadino. Quando, nel 1940, il liceo fu statalizzato, diventando il Conservatorio Statale di Musica Gioachino Rossini, l’Ente Morale a cui erano state conferite proprietà e gestione dell’asse ereditario rossiniano, fu trasformato nella Fondazione Gioachino Rossini, tuttora in piena attività.

Dissero di Rossini:

  • “È difficile scrivere la storia di un uomo ancora vivo … Lo invidio più di chiunque abbia vinto il primo premio in denaro alla lotteria della natura… A differenza di quello, egli ha vinto un nome imperituro, il genio e, soprattutto, la felicità.” (Stendhal, prefazione a Vie de Rossini)

 

  • Dopo la morte di Napoleone c’è stato un altro uomo del quale si parla ogni giorno a Mosca come a Napoli, a Londra come a Vienna, a Parigi come a Calcutta. La gloria di quest’uomo non conosce limiti (…) ed egli non ha ancora trentadue anni” (Stendhal, Vie de Rossini)

 

  • “Rossini è un titano. Titano di potenza e d’audacia. Rossini è il Napoleone d’un’epoca musicale.” (Giuseppe Mazzini, Filosofia della Musica)

 

  • Vincenzo Bellini definì il Guglielmo Tell, l’ultima opera di Rossini “la nostra Divina Commedia”

 

  • Gaetano Donizetti della stessa opera disse “il primo e il terzo atto li ha scritti Rossini, il secondo atto Dio”
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